«La rinuncia da parte di Sorgenia allo sviluppo della “Ranteghetta”, tra Santo Stefano Ticino, Marcallo con Casone e Ossona, è una buona notizia che aspettavamo con ansia. Si trattava infatti di un’ipotesi progettuale fuori scala, che avrebbe potuto comportare la trasformazione di circa 140 ettari di suolo agricolo».
Ranteghetta, il commento di Simone Negri
Così Simone Negri, consigliere regionale del Partito democratico in Lombardia, commenta la decisione di Sorgenia di rinunciare al progetto dell’impianto fotovoltaico Ranteghetta, vicenda che negli ultimi mesi ha seguito attraverso interrogazioni in Regione e l’impegno sul territorio.
«Una battaglia condotta dal Pd»
Negri rivendica quindi il lavoro svolto dal Partito democratico e, in particolare, dalla minoranza di centrosinistra di Santo Stefano Ticino:
«È stata una battaglia condotta dal Pd a tutti i livelli e voglio riconoscere in particolare il lavoro svolto dagli esponenti della minoranza di centrosinistra di Santo Stefano Ticino. Proprio all’inizio dell’estate avevo partecipato a un’assemblea pubblica organizzata da Uniti per Santo Stefano Ticino, nella quale i consiglieri comunali Angelo Gini, Furio Audino, Riccardo Oldani e Marco Chiodini avevano illustrato ai cittadini le osservazioni presentate al Ministero sul progetto».
Un lavoro che, secondo il consigliere regionale, deve essere riconosciuto anche alla luce delle diverse prese di posizione arrivate dopo la rinuncia di Sorgenia:
«È importante dirlo, perché oggi sono in molti a voler mettere il cappello su questo risultato. Ma in questi mesi sono stati soprattutto gli esponenti della minoranza di centrosinistra a informare i cittadini, alimentare il dibattito, collaborare con il comitato e, dopo un attento esame della documentazione, presentare rilievi puntuali e sostanziali sull’intera operazione. Un lavoro fatto con partecipazione e competenza».
Il rapporto con le Amministrazioni
Negri interviene anche sul ruolo delle Amministrazioni comunali coinvolte nel progetto, partendo da quanto comunicato da Sorgenia:
«Da Sorgenia apprendiamo che sarebbe proseguita nei mesi scorsi un’interlocuzione costante con le Amministrazioni. Nulla di male, naturalmente, nel mantenere un confronto con un operatore economico. Ma è singolare che, mentre veniva mantenuto questo rapporto, le Amministrazioni abbiano continuato a negare qualsiasi tipo di interlocuzione».
«Più fotovoltaico sulle aree impermeabilizzate»
Il consigliere regionale collega poi la rinuncia di Sorgenia al nuovo quadro normativo regionale sulle aree idonee al fotovoltaico:
«È possibile che la recente legge regionale abbia avuto un ruolo in questa scelta. Noi non abbiamo votato contro quella legge proprio perché ritenevamo necessario provare a introdurre criteri per governare l’impatto degli impianti fotovoltaici sui suoli agricoli. Ma quella stessa norma presenta una contraddizione evidente: non incentiva adeguatamente l’installazione del fotovoltaico sulle superfici già impermeabilizzate e rischia quindi di continuare a spingere gli operatori verso i terreni agricoli».
Da qui la richiesta alla Giunta regionale di cambiare strategia:
«Mai come oggi abbiamo bisogno di nuova energia, e deve essere energia pulita. La domanda che rivolgo alla Giunta Fontana è semplice: perché non puntare con decisione sull’enorme patrimonio di superfici già costruite e impermeabilizzate? Parcheggi, tetti di scuole, ospedali, stazioni, capannoni industriali. È una strada già percorsa in diversi Paesi europei e anche da altre Regioni italiane. Serve creare, anche attraverso le norme regionali, le condizioni per un mercato competitivo del fotovoltaico sulle superfici già urbanizzate. Altrimenti le aree agricole continueranno inevitabilmente a essere prese di mira».
Data center e pianificazione energetica
Infine, Negri mette in relazione la questione del consumo di suolo e quella della crescente domanda di energia legata ai data center:
«Non possiamo ignorare che l’esplosione del fenomeno dei data center sta determinando una crescita significativa della domanda di energia e, di conseguenza, anche della pressione per la realizzazione di nuovi grandi impianti di produzione. È paradossale che proprio la Lombardia, che non dispone di una vera strategia energetica regionale e procede ancora senza una pianificazione organica, si trovi ad affrontare queste trasformazioni inseguendo le emergenze».
La conclusione è affidata a una riflessione sul significato della rinuncia al progetto Ranteghetta:
«La vicenda della Ranteghetta, al di là delle polemiche politiche, lascia però un messaggio importante e positivo. Anche quando ci si confronta con grandi operatori e interessi economici rilevanti, è possibile vincere battaglie per la tutela del territorio. Servono partecipazione, studio delle carte, competenza e capacità di mobilitare le comunità. In una fase così complicata, è un risultato che ci incoraggia a continuare su questa strada».