«Acqua, ambiente e agricoltura sono patrimoni da proteggere». Dopo l’emergenza ambientale che nei giorni scorsi ha interessato il Naviglio Grande, Cia Lombardia guarda a ciò che è stato fatto per contenere la contaminazione, ma anche agli accertamenti ancora da completare per capire l’origine di quanto accaduto.
Sversamento nel Naviglio: la parola a Cia Lombardia
L’associazione esprime forte preoccupazione per uno sversamento che ha interessato circa 28 chilometri di corso d’acqua, dalla zona di Magenta fino alla Darsena di Milano, ringraziando al tempo stesso tutti coloro che sono intervenuti nelle ore dell’emergenza. Paolo Maccazzola, presidente di Cia Lombardia, sottolinea:
«La prima cosa che vogliamo fare è ringraziare tutte le persone e gli enti che sono intervenuti con grande tempestività ed efficacia per affrontare questa emergenza. Vigili del fuoco, Protezione Civile, Comuni, Regione Lombardia, Città Metropolitana, Arpa, Consorzio Est Ticino Villoresi, forze dell’ordine, imprese specializzate e tutti gli operatori impegnati sul campo hanno svolto un lavoro fondamentale per contenere lo sversamento e limitarne le conseguenze».
Un ringraziamento particolare viene rivolto al Consorzio Est Ticino Villoresi, il cui intervento ha permesso di mettere in sicurezza la rete irrigua e impedire che la sostanza inquinante raggiungesse le aree agricole. Secondo quanto riferito da Anbi, senza quell’intervento avrebbe potuto essere coinvolta una superficie di circa 100mila ettari.
Rete irrigua messa in sicurezza
Maccazzola prosegue:
«Il lavoro del Consorzio è stato determinante per evitare che una situazione già grave potesse trasformarsi in un’emergenza ancora più pesante per l’agricoltura. Questo dimostra ancora una volta quanto sia importante avere un sistema irriguo presidiato e strutture in grado di intervenire rapidamente».
Per gli agricoltori, sottolinea Cia Lombardia, la disponibilità di acqua rappresenta una risorsa essenziale per garantire le produzioni e la continuità delle attività. Proprio per questo l’associazione considera positivo il fatto che la contaminazione sia stata fermata prima di propagarsi nella rete destinata all’irrigazione. Resta però necessario attendere gli esiti delle analisi per capire se possano esserci conseguenze residue sui terreni, sulle coltivazioni e sulla qualità dell’acqua utilizzata a fini agricoli.
«Prima di tutto è un problema ambientale»
Se sul fronte agricolo gli effetti sono ancora da valutare, quelli ambientali sono già emersi. La contaminazione ha interessato la fauna e ha richiesto interventi di soccorso per gli animali entrati in contatto con le sostanze oleose. Franco Roccisano, direttore di Cia Lombardia, afferma:
«Non dobbiamo dimenticare che, prima ancora di parlare di eventuali danni all’agricoltura, siamo di fronte a un problema ambientale. Un corso d’acqua è un ecosistema e un patrimonio collettivo. La contaminazione ha interessato la qualità dell’acqua e ha coinvolto la fauna e la biodiversità».
Da qui la necessità, secondo l’associazione, di non considerare ancora chiusa la vicenda. Proseguono infatti le attività di monitoraggio, recupero e bonifica, mentre Arpa Lombardia ha effettuato campionamenti che dovranno stabilire la natura della sostanza e contribuire a valutare le conseguenze dell’episodio.
L’inchiesta sull’origine
Parallelamente proseguono gli accertamenti della Procura di Milano, che ha aperto un’inchiesta per inquinamento delle acque al momento a carico di ignoti. Le verifiche si concentrano anche sulla rete fognaria di Pontevecchio di Magenta, dove sono state individuate due diramazioni sulle quali Arpa e Gruppo Cap stanno effettuando accertamenti. Tra le ipotesi al vaglio c’è anche quella di uno sversamento volontario, ma al momento non sono state accertate né l’origine della sostanza né eventuali responsabilità. Roccisano sottolinea:
«È fondamentale capire come sia potuto accadere. Una quantità così importante di sostanza inquinante non può finire nel sistema dei Navigli senza che si accerti con precisione l’origine dell’episodio».
E nel caso in cui venisse confermata l’ipotesi di un atto doloso, aggiunge, «ci troveremmo davanti a un fatto di estrema gravità, perché sarebbe stato messo consapevolmente a rischio un patrimonio ambientale, agricolo ed economico».
«Non possiamo permetterci altri rischi»
La vicenda si inserisce inoltre in un momento già complesso per il settore agricolo. Maccazzola ricorda:
«Gli agricoltori arrivano da anni difficili, segnati dalla siccità, dagli eventi climatici estremi e dall’aumento dei costi di produzione. Il costo del gasolio, dei fertilizzanti e degli altri fattori produttivi continua a pesare sui bilanci delle aziende. Non possiamo permetterci che anche la qualità e la disponibilità dell’acqua, una risorsa essenziale per produrre, vengano messe a rischio da episodi di questo tipo».
Il presidente di Cia Lombardia conclude:
«Agricoltura, ambiente ed ecosistema sono strettamente legati e devono essere tutelati insieme. L’auspicio è che da questa vicenda possano emergere anche le condizioni per rafforzare ulteriormente la prevenzione e la capacità di risposta, così da evitare che episodi simili possano ripetersi».