Cerro Maggiore

Morte sorelle Agrati: niente domiciliari, il fratello Giuseppe resta in carcere

Rigettata la richiesta da parte della difesa: il 69enne, accusato di aver ucciso le due donne nell'incendio della loro abitazione nel 2015, rimane in cella

Morte sorelle Agrati: niente domiciliari, il fratello Giuseppe resta in carcere
Cronaca Legnano e Altomilanese, 13 Febbraio 2021 ore 15:20

Morte sorelle Agrati di Cerro Maggiore: il giudice ha respinto la richiesta di arresti domiciliari per Giuseppe Agrati, fratello delle vittime e accusato di duplice omicidio aggravato e incendio, che resta in carcere.

Morte sorelle Agrati, il fratello Giuseppe resta in carcere

Niente domiciliari per Giuseppe Agrati, il 69enne di Cerro Maggiore, a processo per la morte delle sorelle Carla e Maria, morte nell’incendio della loro abitazione la notte del 13 aprile 2015. Durante l’ultima udienza del processo che vede l’anziano fratello (unico superstite dell’incendio e in carcere dal novembre 2019) rispondere di duplice omicidio aggravato e incendio, l’avvocato Giuseppe Lauria, difensore di Giuseppe Agrati aveva depositato la sua richiesta di avere gli arresti domiciliari per il suo assistito. 
Richiesta respinta dalla Corte di Assise che ha sentenziato: “L’unica misura cautelare appropriata è, allo stato, quella della custodia cautelare in carcere”.

Le richieste della difesa

Il difensore di Agrati aveva avanzato la sua richiesta dei domiciliari invocando “l’insussistenza dei gravi indizi di colpevolezza” per via “di una diversa collocazione oraria dell’incendio ad avviso delle diverse Forze dell’Ordine intervenute a distanza di anni, dello spostamento del contatore del gas da parte del personale di Italgas, dell’inquinamento della scena del crimine a seguito dello spostamento del contatore del gas da parte del personale di Italgas, del mancato ritrovamento del tubo del contatore, della tardività nell’esecuzione di rilievi tecnici da parte della Polizia scientifica volti a rintracciare residui di combustibile e alla coincidenza tra il luogo del presunto secondo punto di innesco e quello del ritrovamento del cadavere di Maria” così come “l’insussistenza del pericolo di fuga” in quanto il patrimonio dell’imputato si trova sotto sequestro, “l’insussistenza del pericolo di reiterazione del reato” in considerazione che i domiciliari sarebbero a Gallarate (paese lontano da Cerro, dove ha l’ufficio Andrea Agrati, nipote che che la sua opposizione all’archiviazione ha di fatto fatto riaprire il caso, avocato dalla Procura generale della Repubblica) e “l’insussistenza di esigenze cautelari di eccezionale rilevanza in relazione alla prosecuzione della misura per soggetti ultra 70enni”.

La decisione del giudice

Il presidente della Corte d’Assise della Procura di Busto Arsizio ha rigettato le richieste della difesa (cui si erano apposte il pm e le parti civili) riconfermando il carcere per Giuseppe Agrati. Nelle sue motivazioni, il giudice ha sostenuto che, in merito ai gravi indizi di colpevolezza, “la differente collocazione oraria dell’incendio e la tardività nell’esecuzione dei rilievi tecnici erano senz’altro noti al gip: non si tratta pertanto di discrasie emerse nel corso del dibattimento, che apportano elementi nuovi rispetto al quadro indiziario valutato nell’ordinanza; gli ulteriori elementi segnalati allo stato degli atti – considerato che non si è nemmeno conclusa l’assunzione delle prove a carico (e, in particolare, del consulente del pm in merito alla dinamica dell’incendio)  – non possono essere compiutamente apprezzati e, quindi, non sono idonei a minare la ricostruzione dei fatti”.
La decisione del carcere viene motivata in quanto la presunzione di sussistenza delle esigenze cautelari e dell’adeguatezza della custodia cautelare in carcere, non è “in alcun modo superata dalle argomentazioni difensive, fondate esclusivamente sul sequestro del patrimonio e sulla lontananza tra il luogo di esecuzione degli arresti domiciliari e quelli in cui vie Andrea Agrati, lontananza peraltro inesistente”, inoltre “l’escussione di Andrea Agrati ha consentito di apprezzare il forte astio nutrito dall’imputato nei suoi confronti in quanto responsabile sia dell’opposizione all’archiviazione che del sequestro del patrimonio”. Domiciliari ritenuti non idonei per Agrati, “che, ricordiamo, ha meno 70 anni” ha proseguito il giudice, tenuto conto anche “del quadro personologico di Giuseppe Agrati, come emergente dalla perizia psichiatrica effettuata dal gup”.
La prossima udienza sarà martedì 23 febbraio 2021.

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