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Cerro Maggiore

Morte sorelle Agrati, il nipote testimonia al processo. Il difensore del fratello Giuseppe chiede i domiciliari

Nuova udienza a carico del fratello Giuseppe, accusato di duplice omicidio e incendio. Ascoltati i vicini di casa: "Non ci ha detto che le due donne erano nella casa che bruciava"

Morte sorelle Agrati, il nipote testimonia al processo. Il difensore del fratello Giuseppe chiede i domiciliari
Altro Legnano e Altomilanese, 09 Febbraio 2021 ore 19:28

Morte sorelle Agrati di Cerro Maggiore: terza udienza del processo a carico del fratello Giuseppe accusato di duplice omicidio e incendio.

Morte sorelle Agrati, prosegue il processo

La paura della sorella Carla per alcune reazioni del fratello Giuseppe. I vicini di casa che, tutti, confermano come lo stesso Giuseppe non abbia mai avvisato che le sorelle erano all'interno della casa in fiamme. E poi la richiesta della difesa di Giuseppe che ha chiesto la concessione degli arresti domiciliari. Un'udienza-fiume quella svoltasi oggi al Tribunale di Busto Arsizio: alla sbarra Giuseppe Agrati, 70enne di Cerro Maggiore, accusato di aver ucciso le sorelle Carla e Maria nell'incendio della loro abitazione di via Roma la notte del 13 aprile 2015.  Per l'accusa, ossia la Procura generale della Repubblica di Milano, il fratello (unico sopravvissuto) avrebbe agito per motivi legati all'eredità e in quanto convinto che Carla gli rubasse le password per prelevare soldi dai fondi di brevetti americani di Giuseppe (ma mai trovati)

La testimonianza del nipote Andrea

L'udienza si è aperta con la deposizione di Andrea Agrati, nipote delle vittime e dell'uomo in carcere. Con la sua lettera di opposizione all'archiviazione del caso nel 2018 da parte della Procura di Busto Arsizio, Andrea ha di fatto riaperto il caso (avocato dalla Procura generale di Milano che è arrivata all'arresto di Giuseppe nel novembre 2019).
Andrea, tra le altre cose, ha ricordato alcune confidenze fattegli dalla zia Carla: "Mi ricordo una sua telefonata nella quale si diceva preoccupata e spaventata per alcune reazioni di Giuseppe - ha affermato il nipote - Piangeva, mi chiedeva di andare subito da lei perchè c'era un problema ed era spaventata dallo zio dopo una discussione legata alla perdita da un tubo della fognatura. Lui si era arrabbiato molto, gridava, aveva avuto una reazione molto forte. E un altro motivo di preoccupazione per la zia era l'angoscia che provava quando Giuseppe l'accusava di avergli rubato le password per rubargli i proventi di alcuni brevetti americani ma nessuno sapeva di cosa lui stesse parlando". Poi sono stati analizzati alcuni problemi nati sul fronte della suddivisione dei beni dopo la tragedia: "Molte volte Giuseppe ha impedito uno svolgersi lineare dell'iter ostacolandolo - ha ricordato il nipote - Più volte abbiamo dovuto spostare l'appuntamento preso in banca o dal notaio perchè lui non dava il consenso o rimandava".
Poi il testamento: "So che dei problemi erano nati quando Carla ha deciso di dare a noi la sua eredità in quanto l'altro suo fratello Antonio, mio padre, era deceduto, nei giorni in cui è mancato mio papà e si è parlato dell'eredità deve essere successo qualcosa - ha proseguito Andrea - Giuseppe voleva rientrare in casa per cercare qualcosa, il testamento di Maria ma da quello che so non è mai stato trovato nulla". Ad Andrea è stato chiesto come mai si era opposto all'iniziale archiviazione, depositando anche sue memorie: "Sono stato schiacciato da emozioni negative e incubi, quando ho iniziato a ragionare sulla vicenda mi sono reso conto che c'era qualcosa di strano - ha dichiarato - C'era qualcosa che non tornava nella versione fornita da mio zio Giuseppe, mi chiedevo poi come mai non avesse chiamato i soccorsi; ha raccontato di essere stato investito da un ritorno di fiamma m vi è discontinuità tra l'incendio al piano terra e quella al primo piano con la scala che è praticamente intatta. E ancora: perchè le zie non sono riuscite a fuggire e lui sì? C'era anche un terrazzo ma perchè le zie non ci sono arrivate? Per me opporsi era un atto dovuto: c'erano due persone decedute e l'indagine non poteva essere archiviata".
Giuseppe Lauria, difensore di Giuseppe Agrati insieme alla collega Desiree Pagani ha chiesto alla Corte di accogliere il rapporto dei Carabinieri stilato a poche ore dall'incendio e ha poi annunciato: "Abbiamo trovato un fondo di 50mila euro per fondi inerenti un contratto, intestati a Carla e Antonio Agrati".
Lauria che, rivolgendosi al nipote, ha chiesto:  "lei ha chiesto il sequestro dei beni del mio assistito?", "E' una pratica che abbiamo seguito col nostro avvocato" la risposta. Sempre Lauria: "Lei ha fatto una valutazione sui benefici che lei avrebbe in caso di condanna dello zio?", "No" la replica di Andrea Agrati.

Parlano i vicini di casa

Poi è stata la volta dei vicini di casa. Ognuno ha ripercorso le fasi di quella sera. Tutti d'accordo su alcuni punti: "Abbiamo visto Giuseppe Agrati sulle scale, al buio, era confuso e diceva che qualcuno aveva armeggiato fuori dal loro portone di via Roma" il racconto di una vicina. La madre e la sorella hanno confermato: "Era confuso, non ci ha detto che le sorelle erano in casa". Circostanza questa confermata anche dal padre della famiglia che viveva a fianco: "Ho chiesto a Giuseppe dove fosse Carla e lui mi ha risposto che lei e Maria erano nell'abitazione. Gli ho chiesto se le aveva avvisate mi ha risposto di sì. Ho allora gridato il loro nome ma non rispondeva nessuno. Quando ho visto un Vigile del Fuoco gli ho detto che all'interno c'erano due donne: allora i pompieri hanno lasciato tutto quello che stavano facendo e si sono lanciati all'interno della casa. Penso che se avessero saputo subito che Carla e Maria erano dentro avrebbero effettuato un intervento diverso". I vicini di casa, così come i due ragazzi di passaggio in auto (che hanno allertato i pompieri vedendo fumo uscire dal portone sulla via Roma) hanno "escluso che vi fossero stracci o altro sul marciapiede".
Incalzato dall'avvocato Lauria, il padre della famiglia vicina di casa ha dichiarato: "Ho visto il fuoco al piano terra e anche sul muro delle scale".

La richiesta dei domiciliari

L'udienza si è conclusa con l'intervento di Lauria che ha chiesto al giudice (che dovrà esprimersi) di concedere gli arresti domiciliari a Giuseppe Agrati: "Riteniamo siano cambiate le condizioni di gravità per le quali il mio assistito debba rimanere in carcere - ha affermato il difensore - Gli elementi di prova indiziaria discussi dopo il dibattimento, sono ora ampiamente superati. Gravi indizi di colpevolezza? Dai testi sentiti non è emersa una concorde versione sulla genesi dell'incendio e tutto questo comporta uno slittamento dei tempi successivi. Vi è stato poi un inquinamento dei luoghi: come ascoltato a processo, un rappresentante di Italgas ha asportato un contatore e questo ha comportato una manomissione dello stato della scena: serviva infatti un 'congelamento della scena del crimine' mentre invece c'è stata dispersione e modificazione di questi luoghi. Vi è stata poi superficialità nelle indagini: tutti si sono detti insospettiti della discontinuità dell'incendio ma i tamponi per accertare la presenza di acceleranti sono stati fatti due settimane dopo il fatto; inoltre, nessuno della Polizia scientifica sapeva che il corpo bruciato di Maria è stato trovato in prossimità del presunto punto di innesco della sala da letto e la loro relazione del 2015 non tiene infatti conto di questo aspetto". Lauria ha proseguito: "Giuseppe Agrati non può quindi inquinare le prove nè sussiste il pericolo di fuga: gli è stato sequestrato il patrimonio e non ha un centesimo. E' persona di 70 anni e incensurata, non sussiste il pericolo di reiterazione del reato. Chiediamo quindi di concedergli almeno gli arresti domiciliari: Giuseppe Agrati deve uscire dal carcere".
Contraria l'accusa: "Le esigenze cautelari di allora ci sono ancora tutte e sono ben motivate nell'ordinanza di arresto, l'attività istruttoria poi non è ancora finita. Il nipote Andrea ha confermato la sussistenza sull'esigenza cautelare vista la conflittualità dello zio. Le esigenze cautelari sussistono quindi tutte, anche il pericolo di reiterazione del reato". D'accordo con l'accusa anche le parti civili.
Si torna in aula il 23 febbraio 2021.
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