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PROCESSO DOPO LA TRAGEDIA DI CERRO MAGGIORE

Morte sorelle Agrati: “Il fratello Giuseppe pagò per il giardino in ricordo di Carla”

In udienza ascoltati i testimoni della difesa, tra loro il presidente dell'Anffas Legnano: "Il fratello ci chiese anche di mettersi in contatto con un commercialista che, secondo lui, gli avrebbe bloccato dei fondi"

Morte sorelle Agrati: “Il fratello Giuseppe pagò per il giardino in ricordo di Carla”
Cronaca Legnano e Altomilanese, 23 Marzo 2021 ore 13:33

Morte sorelle Agrati di Cerro Maggiore prosegue il processo a carico di Giuseppe Agrati, accusato di duplice omicidio colposo e incendio per il rogo che uccise Carla e Maria la notte del 13 aprile 2015.

Morte sorelle Agrati, parlano i testimoni della difesa

Ora a essere ascoltati sono stati i testimoni della difesa di Giuseppe Agrati, 69enne di Cerro Maggiore che da novembre 2019 è in carcere con l’accusa di duplice omicidio aggravato e incendio: secondo la Procura generale di Milano, che ha avocato a sé il caso dopo che la Procura di Busto Arsizio aveva avanzato la richiesta di archiviazione, sarebbe lui ad aver appiccato volontariamente l’incendio della sua casa di via Roma la notte del 13 aprile 2015 provocando la morte delle sorelle Carla e Maria. 
Per l’accusa il cerrese avrebbe agito per motivi legati all’eredità e per presunte sottrazioni di fondi da parte della sorella Carla tramite password anch’esse sottratte (ma di tutte queste non vi è traccia).
La mattina di oggi, martedì 23 marzo 2021, al Tribunale di Busto Arsizio, sono sfilati i testimoni convocati dalla difesa di Giuseppe Agrati, unico sopravvissuto a quell’incendio.

“Ha pagato per il giardino in ricordo della sorella”. E torna il riferimento a “fondi bloccati”

Tra quanti sono stati sentiti nell’udienza di stamattina, anche Francesca Fusina, presidente dell’Anffas (Associazione nazionale famiglie di persone con disabilità intellettiva e/o relazionale) di Legnano. Lei a ricordare il ruolo di Carla, gli incontri con Giuseppe e altro ancora: “La signora Carla era una nostra volontaria e socia, quando nel 2000 sono entrata in associazione lei era già attiva – ha ricordato Fusina – Sono diventata presidente nel 2012 e lei era la nostra tramite col liceo Galilei, dove insegnava”.
Giuseppe Lauria, avvocato difensore di Giuseppe insieme al legale Desiree Pagani, ha chiesto se Carla avesse mai parlato del fratello o di altri parenti: “No”, la risposta di Fusina. Che poi ha raccontato dei suoi incontri col fratello sopravvissuto: “L’anno dopo la tragedia, verso primavera del 2016, in ricordo di Carla abbiamo creato un giardinetto nella nostra sede e abbiamo coinvolto la famiglia: c’era Giuseppe. Il primo incontro con lui fu chiesto attraverso la cugina, poi ne seguirono altri”. Alla domanda dei difensori su come Giuseppe parlò delle sorelle e dell’accaduto, Fusina ha risposto: “L’argomento è emerso nelle nostre discussioni; fin dai primi incontri ne parlava in maniera assolutamente tragica, più volte ha detto che la sua più grande colpa era stata quella di essere sopravvissuto. Io lo stavo ad ascoltare: si sfogava, bevevamo un caffè e parlavamo anche di altro”.
Sempre Lauria ha chiesto conferma di alcune donazioni fatte dal suo assistito: “Sì, Giuseppe ne ha fatte alla nostra associazione. Una per coprire le spese del giardinetto in memoria di Carla” ha ricordato la presidente dell’Anffas Legnano. E la difesa ha fatto acquisire alla Corte, copia dei versamenti fatti da Giuseppe.
Poi è stata la volta del pm che ha chiesto come mai la cugina avesse chiesto quel primo incontro. “Perché Giuseppe aveva bisogno di sapere se potevamo metterlo in contatto con un commercialista di Varese che, a suo dire, bloccava il flusso dei soldi”. Un aspetto questo che ha riportato alla mente quell'”ossessione” di Giuseppe per presunti fondi a lui sottratti emersa già in precedenza. 

Gli altri testimoni

Tra le altre persone ascoltate anche una nipote delle vittime e di Giuseppe, un assicuratore e la direttrice di una banca. Al setaccio sono state passate perizie, inoltre si è visto Lauria chiedere ai testi se il nipote Andrea (che con la sua opposizione all’archiviazione ha fatto riaperto il caso) “avesse in studio delle armi da fuoco e avesse un attestato antincendio” (la nipote delle vittime ha detto che il padre le aveva viste e si trattava “di armi sportive” nota: si tratta di armi ad aria compressa e libera vendita, regolarmente detenute).
Lauria si è lasciato andare a uno sfogo: “Voglio richiamare sulle difficoltà che stiamo affrontando nel mandare avanti il nostro mandato difensivo: Giuseppe Agrati ha il patrimonio sequestrato, è in custodia cautelare da 15 mesi, è incensurato e ha quasi 70 anni”.
Le prossima udienza sarà il 6 aprile e saranno ascoltati i consulenti e discusse le perizie. Si tornerà poi in aula il 27 aprile, il 18 e 25 maggio e il 15 giugno 2021.

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