«Di fronte alla morte di don Luca l’animo umano si smarrisce». È partito da qui, dal dolore e dall’incomprensibilità della morte, l’arcivescovo di Milano monsignor Mario Delpini per accompagnare la comunità di Bareggio nel giorno dell’ultimo saluto al suo parroco, don Luca Nichelini, vinto da una malattia a 60 anni.
L’ultimo saluto a don Luca Nichelini
Una chiesa dei Santi Nazaro e Celso gremita, con persone in piedi anche sul sagrato, ha accolto la celebrazione funebre nel pomeriggio di oggi, mercoledì 2 settembre, giornata di lutto cittadino. Accanto alla famiglia, ai sacerdoti e alla comunità parrocchiale, davanti alla bara posata direttamente a terra, c’erano anche le istituzioni civili e militari, con il vicesindaco Roberto Lonati, il sindaco di Rho Andrea Orlandi e la consigliera regionale della Lega Silvia Scurati. A regolare l’afflusso hanno contribuito i volontari della Protezione civile e i giovani della parrocchia, riconoscibili dalle camicie bianche. Circa cinquanta i sacerdoti presenti, tra i compagni di Messa del 1991 e i confratelli arrivati per concelebrare. Delpini ha celebrato insieme al vicario episcopale monsignor Luca Raimondi.
«Di fronte alla morte l’animo umano si smarrisce»
Nell’omelia Delpini ha dato voce allo smarrimento provocato dalla morte, ricordando come anche quella di Gesù appaia violenta, crudele e incomprensibile, fino a spingere l’uomo a chiedersi perché Dio non intervenga.
«La morte strazia l’umanità, gli uomini e le donne gridano la loro protesta, l’umanità accusa Dio di indifferenza, di impotenza, di distrazione di fronte alla sofferenza. La morte sembra quasi bestemmiare Dio, sembra attraversare i secoli con la domanda del “perché”. Ma non è davvero una domanda: è una protesta, è un’accusa rivolta a Dio. Se Dio è buono, se Dio è potente, perché non si prende cura del Figlio? Perché non si prende cura di don Luca?».
Ma la fede, ha proseguito l’arcivescovo, propone uno sguardo diverso: quello dei discepoli che, seguendo Gesù, arrivano a parlare non di una fine, ma di un «compimento».
«La morte non è la fine di tutto, ma il compimento. Attraverso la morte si accede al mistero di Dio, che si rivela come amore fino alla fine. L’amore vince la morte. E allora anche per noi la morte di don Luca è stata la rivelazione del compimento».
Un compimento che don Luca ha vissuto nel modo in cui ha affrontato la malattia e gli ultimi mesi.
«Così don Luca, nel suo soffrire, nel suo straziarsi, nel suo affidarsi, ha fatto della sua morte una rivelazione: che la morte non vince l’amore e che nel compimento c’è la gratitudine».
Proprio la gratitudine è stata la parola con cui Delpini ha invitato la comunità a rileggere il dolore. Una gratitudine che richiama anche il messaggio affidato da don Luca ad alcuni amici in partenza per Parigi, diretti sulla tomba di Madeleine Delbrêl: «Non chiedete grazie per me, andate a dire grazie per me».
«Forse questo rende don Luca felice: che in conclusione di tutto ci sia la gratitudine», ha concluso Delpini, invitando a raccogliere la testimonianza del parroco e a vivere cristianamente la tristezza della separazione da «un prete amico, intraprendente, affettuoso, creativo».
«Porto con me e dentro di me tutto e tutti»
Dopo il canto finale e la benedizione dell’arcivescovo sono arrivate le parole di chi ha condiviso con don Luca la vita famigliare, comunitaria e quotidiana. Quattro messaggi ascoltati in un silenzio partecipe e commosso, e accolti con altrettanti scrosci di applausi.
Il primo è stato Filippo, uno dei cinque nipoti di don Luca, che ha letto alcuni passaggi del lascito spirituale dello zio e il messaggio dei fratelli.
«Penso alla mia vita trascorsa e tanti ricordi emergono in una forma particolare, inedita. Non ho rimorsi e rimpianti, perché si presentano come vivi e reali i luoghi visitati in innumerevoli viaggi. È come se fossero realmente presenti: ai piedi della Statua della Libertà, fumare la pipa, nelle sepolture di Gerusalemme, a cavallo della mia moto. Anche le persone che ho incontrato sono vive in me. Probabilmente è iniziato in me quel processo che San Paolo definisce affinché ciò che è mortale venga assorbito dalla vita, che si completerà nel passaggio quando sarò davanti al Signore risorto».
E ancora:
«Perché io porto con me e dentro di me tutto e tutti: la mia famiglia, le persone incontrate, le esperienze fatte, il bene e il male fatto o ricevuto, il perdono accordato o rifiutato, le ferite che ho causato o ricevuto, le questioni ancora irrisolte, i miei peccati, insieme alle gioie e felicità che ho già provato. Penso che questa sia la resurrezione della carne».
Nel suo lascito spirituale don Luca ha poi ringraziato per le destinazioni del suo ministero, vissute come «dono, chiamata personale del Signore».
«Rimangono nel mio cuore Sant’Antonio Maria Zaccaria di Milano, Milano 2, San Pietro e Santa Croce di Rho, Bareggio, grato per i preti che mi hanno formato e quelli che hanno collaborato con me, alcuni sono stati veri padri, fratelli e amici, le consacrate, i parrocchiani e la gente incontrata, anche tra di loro tante madri, padri, fratelli, sorelle e amici. Ho cercato sempre di mettere cuore e passione nel mio ministero, a volte esagerando, e nei rapporti non scartare nessuno, di recuperare il possibile, di aggiustare e sanare, di adattare. A volte sono stato un pasticcione, a volte indeciso, a volte testardo e a volte orgoglioso».
«Unico tra i fratelli»
Poi il messaggio dei fratelli, che hanno chiamato don Luca con il soprannome familiare «Don Pippo», ricordandone quella diversità che lo aveva accompagnato fin da bambino.
«Ciao Don Pippo, così era nostro solito chiamarti, amato fratello. Tra pochi giorni avresti dovuto festeggiare il tuo compleanno e lo festeggerai in modo diverso, in modo speciale. Papà e mamma hanno apparecchiato un posto alla loro tavola. Siamo stati fortunati ad averti, so che anche da lassù sarai sempre presente nella vita di tutti noi e ci guiderai come sempre hai fatto».
E poi il ritratto di famiglia: il tifo per il Milan in una famiglia di interisti, la passione per le moto lente in una famiglia di centauri, lo scoutismo e l’oratorio.
«Sei stato veramente speciale, diverso sin da piccolo: milanista in una famiglia di interisti, amante delle moto lente in una famiglia di centauri, scout e oratorio addicted, unico tra i fratelli, e questa diversità e l’essere speciale si è confermata, amplificata nel resto della tua vita».
I fratelli hanno raccontato l’affetto visto nei giorni del lutto e il modo in cui don Luca ha affrontato la malattia.
«In questi giorni abbiamo constatato con i nostri occhi quante persone ti hanno amato, quante parole di conforto abbiamo ricevuto, quanti abbracci o un timido sorriso. Hai seminato la parola di Dio e ora stai raccogliendo tutti i suoi frutti. Hai affrontato la malattia con forza, con il tuo solito sorriso e con la tua serenità, che sia di esempio per tutti. Ti sei affidato alla tua fede così forte sapendo in cuor tuo che il Signore aveva altri progetti per te».
E infine il ricordo dell’ultimo saluto.
«Amavi senza riserve, senza pretendere nulla in cambio, amavi fumare la tua pipa assorto nei tuoi pensieri, amavi stare in mezzo alla tua comunità, amavi viaggiare e ora hai intrapreso il tuo viaggio più bello. Non dimenticheremo mai quando sabato sera abbiamo detto: “Adesso riposa in pace, ci vediamo domani”, e tu hai aperto leggermente gli occhi e ci hai sorriso. Sarai sempre nei nostri cuori, che tu possa riposare in pace, i tuoi fratelli».
«Insegnaci a portare un pezzetto di cielo qui sulla terra»
A nome della Comunità pastorale Maria Madre della Chiesa è stato ricordato il motto inciso sull’anello di don Luca: «L’amore divenne forza che dolce vince ogni resistenza», riportato anche sull’immaginetta che lo ricorderà.
«Carissimo don Luca, con questa frase che hai fatto incidere sull’anello che porti al dito, la tua Comunità pastorale Maria Madre della Chiesa di Bareggio, con affetto e gratitudine, ti affida al Dio dell’amore, quell’amore che 35 anni fa ti ha chiamato al ministero sacerdotale, quell’amore che ti ha fatto spendere la vita al servizio delle comunità che il Signore nel corso del tempo ti ha affidato, quell’amore infine che ti ha plasmato dandoti la forza, la pazienza e la speranza per affrontare la malattia».
Il ricordo è andato anche alle parole dell’omelia d’ingresso a Bareggio, sei anni fa:
«Ognuno resti al suo posto, io come parroco, senza prendere il posto di Gesù. È Lui il vero pastore».
E all’ultimo anno pastorale, preparato nonostante le forze ormai ridotte:
«Per il nuovo anno hai scelto come titolo “Come in cielo così in terra”, forse già intravedendo quell’anticipo di paradiso che il Signore ti stava preparando. E ora che il cielo tu l’hai raggiunto, insegnaci a portare un pezzetto di quel cielo qui sulla terra».
Infine:
«Ti ringraziamo don Luca per aver condiviso un pezzo della nostra storia, custodiamo nel cuore la tua umanità, schietta e vivace, ma soprattutto il bene da te compiuto e la tua testimonianza di fede. Ti pensiamo adesso felice col tuo sorriso, stretto con i tuoi cari, nell’abbraccio misericordioso del Padre, a godere di quell’amore che trionfa in eterno e che dolce vince ogni male, ogni malattia, ogni resistenza».
«Un rapporto di collaborazione costante»
A nome dell’Amministrazione comunale è intervenuto il vicesindaco Roberto Lonati, che ha portato il saluto e la gratitudine di tutta Bareggio, ricordando innanzitutto il particolare momento in cui don Luca era arrivato in paese.
«Don Luca è arrivato a Bareggio nel 2020, in un momento che difficilmente potremo dimenticare. Erano i mesi della pandemia, mesi segnati dall’incertezza, dalla paura, dalle limitazioni e dalla sofferenza. La nostra comunità, come tante altre, si trovava ad affrontare una situazione completamente nuova e difficile».
Proprio in quei mesi Comune e parrocchia si erano trovati a lavorare fianco a fianco.
«Era necessario ascoltare i bisogni delle persone, sostenere le famiglie, accompagnare chi era più fragile, affrontare le difficoltà quotidiane e, soprattutto, cercare di non lasciare nessuno solo. Sono stati mesi nei quali abbiamo compreso ancora una volta quanto sia importante, per una comunità, poter contare sulla collaborazione tra le sue diverse realtà».
Una collaborazione proseguita negli anni successivi:
«Il rapporto tra il Comune di Bareggio e la Parrocchia, sotto la guida di don Luca, è stato di collaborazione costante, fondato sul riconoscimento dei rispettivi ruoli e, allo stesso tempo, sulla consapevolezza di avere un obiettivo comune: il bene della nostra comunità».
Nel momento del commiato, dunque, l’amministrazione ha voluto sottolineare la traccia lasciata dal parroco:
«La sua figura ha rappresentato un punto di riferimento per la comunità parrocchiale e, più in generale, una presenza importante nella vita di Bareggio. Come istituzione civile, vogliamo dunque ricordare don Luca per il servizio che ha svolto a favore della nostra comunità e per il contributo che ha dato alla costruzione del bene comune. Grazie, don Luca, per il servizio che hai svolto tra noi. Per questo sarai sempre nei nostri cuori».
«Sarai nei corridoi della scuola»
A chiudere le testimonianze è stato il ricordo dell’asilo parrocchiale, «una delle realtà che più ha amato della nostra comunità», come ha sottolineato il vicario parrocchiale don Riccardo Bombelli.
«Caro don Luca, la vita e le circostanze che avvengono sono come una maglia con un ricamo bellissimo, fatto dal Creatore, dalla sua vista. Lo hai detto tu. E hai anche detto che noi vediamo solo il rovescio di quel ricamo e sarà tutto più chiaro dopo. In quel dopo misterioso, ma promesso, che ci attende. Noi vediamo nodi, fili spezzati, incroci, ingarbugli. Io vedo un grande groviglio nel ricamo di questa vita, ma se penso ai fili che ne hanno fatto parte fino ad ora, immagino un ricamo meraviglioso dall’altra parte. E tu sei stato un filo prezioso e importante».
Poi la promessa di ritrovarlo ancora tra i bambini.
«Lo so che sarai nei corridoi della scuola, nelle classi, in mezzo ai bambini, sicuramente vicino a quelli che stanno combinando qualche monelleria. Era la tua attività preferita: entrare in classe e agitarli tutti, prenderli in braccio, far loro scherzetti e, mentre tu ti mettevi al loro livello, innalzavi loro e noi all’amore più grande per il destino di ciascuno».
Infine il grazie a don Luca e a Dio.
«Grazie don Luca, grazie per tutto quello che hai fatto per noi e per la nostra scuola dell’infanzia. Con coraggio, con determinazione, con fede salda e vera, ci hai testimoniato che è possibile rinascere. È possibile vivere sereni in ogni circostanza, se si rimane certi di un amore più grande che agisce misteriosamente tra i fili della vita: l’amore di Cristo. Grazie Signore per avercelo donato».
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