Lutto cittadino a Bareggio per il funerale del parroco don Luca Nichelini.
Lutto cittadino nel giorno del funerale del parroco
Il paese si prepara a dare l’ultimo saluto all’amato sacerdote, scomparso domenica 30 agosto a causa di una malattia contro la quale combatteva da più di un anno e mezzo. In occasione dei funerali del parroco, in programma mercoledì 2 settembre alle 15 nella chiesa parrocchiale dei Santi Nazaro e Celso, il sindaco Linda Colombo ha proclamato il lutto cittadino. Per l’intera giornata le bandiere del palazzo municipale saranno esposte a mezz’asta, come disposto dall’ordinanza firmata dal primo cittadino.
Queste le parole di Colombo:
«La scomparsa del parroco don Luca Nichelini ha profondamente colpito l’intera comunità di Bareggio. In questo momento di dolore ho ritenuto doveroso, a nome dell’Amministrazione comunale e della comunità tutta, proclamare il lutto cittadino per mercoledì 2 settembre, giornata in cui si svolgeranno le esequie (alle 15 nella chiesa parrocchiale di piazza Cavour). È un gesto con cui Bareggio desidera esprimere il proprio cordoglio e la propria vicinanza alla famiglia, ai suoi cari e a tutte le persone che in questi anni hanno condiviso con don Luca un cammino di fede e di comunità».
Ieri sera il Rosario e il ricordo di don Luca
Intanto ieri sera, lunedì 31 agosto, la chiesa parrocchiale si è riempita per il Rosario in suffragio di don Luca. A guidare la preghiera è stato il vicario episcopale della Zona IV, monsignor Luca Raimondi, che ha voluto condividere con i fedeli alcuni ricordi personali del sacerdote e degli ultimi mesi della sua vita. «Mercoledì alle 15 saremo qui a dare il saluto cristiano a don Luca, ci sarà l’arcivescovo Delpini, ci sarà anche qualche altro amico vescovo. Lui riderà dal cielo perché saremo qui in tre o quattro vescovi» ha detto Raimondi, raccontando poi il suo ultimo periodo accanto al sacerdote:
«Scusate la voce (molto roca, ndr), ma sono andato a Roma a fare il cammino delle sette chiese. Giovedì sera, quando l’ho visto per l’ultima volta, gli ho detto: “Tieni duro che devo partire per Roma domani, non farmi scherzi…” Ed è salito in paradiso domenica mattina. Il primo Eterno riposo gliel’ho detto guardando la Basilica di San Pietro».
Il vicario episcopale ha quindi ripercorso il momento in cui ha appreso della malattia di don Luca:
«Quando mi ha telefonato a fine gennaio, primi di febbraio 2025, dicendomi che gli avevano trovato un tumore, mi ha detto subito: “Guarda che è devastante. Ho chiesto ai medici di dirmi tutto e mi hanno risposto: “Non c’è nessuna speranza”. Questa è stata la prima notizia che mi ha dato, dicendo: “Teniamocela per noi, e lottiamo”».
Da allora sono iniziati mesi di telefonate, controlli e cure, fino all’aggravarsi della malattia:
«Fino all’ultimo ciclo di chemio, il quarto, dopo il quale mi ha detto: “Il tumore è diventato di sei-sette centimetri sul fegato, non c’è più nulla da fare».
Raimondi ha raccontato anche un fraintendimento che aveva addolorato don Luca durante la malattia, ma che poi i due sacerdoti avevano chiarito:
«Aveva capito male una cosa che gli ho detto, poi mi ha chiesto scusa quando sono andato a Concenedo a trovarlo. Io non gli ho mai chiesto di dare le dimissioni, ma gli ho detto: “Guarda che a settembre dobbiamo mettere qualcuno come amministratore, perché tu quando torni da qui, dopo il caldo, non ce la fai, devi stare sdraiato”. Poi parlavano già di cure palliative. E lui invece aveva capito che volevo togliergli il ruolo di parroco. Invece io volevo che morisse parroco e così è stato. L’intenzione era di affiancargli qualcuno».
E ancora:
«Dopo esserci chiariti, abbiamo parlato serenamente della morte. Mi ha parlato anche delle cose pratiche di cui si era occupato: la moto, la macchina. Poi mi ha parlato anche del suo testamento spirituale, che ha consegnato a don Riccardo».
E proprio in quel momento Raimondi ha cercato di accompagnare don Luca nella parte più difficile del suo cammino:
«Gli ho detto: “Luca, sembra dura, ma noi preti abbiamo giocato la vita su questa scommessa, lo annunciamo in tutte le salse. Adesso che fatica, dobbiamo viverlo, devi viverlo tu”. E lui, che aveva messo gli occhiali scuri per non far capire che aveva gli occhi lucidi, mi ha detto: “Sì, però guarda, sono pronto”».
«Non chiedete grazie per me, andate a dire grazie»
Tra i ricordi più forti condivisi da Raimondi c’è anche un episodio raccontato anche dall’arcivescovo Mario Delpini proprio ieri in Consiglio episcopale.
«Quando i suoi amici hanno scritto sul gruppo di WhatsApp che stavano partendo per Parigi e che sarebbero andati sulla tomba di Madeleine Delbrêl, santa francese che negli anni di Seminario abbiamo tutti apprezzato, per pregare per lui, don Luca ha risposto con queste parole: “Non chiedete grazie per me, andate a dire grazie per me”. Non andate a chiedere grazie, dite grazie: una frase potente. Ve la lascio così, com’è risuonata dentro di me».
Bareggio dovrà attendere per il nuovo parroco
Prima della preghiera finale, monsignor Raimondi ha poi affrontato una questione su cui molti lo stanno interrogando: quale sarà il futuro della Comunità pastorale Maria Madre della Chiesa? Il vicario episcopale ha spiegato:
«Già qualcuno mi ha telefonato, qualcuno chiede. Ovviamente, come avevo già detto a don Luca, noi un parroco da mandare a Bareggio tra un mese, due mesi, a Natale non ce l’abbiamo. Ma la comunità pastorale di Bareggio non rimane senza la guida, perché in questi casi nominiamo un parroco che fa l’amministratore parrocchiale, con tutti i poteri pastorali e amministrativi, che lavora in comunione con i vostri preti».
Raimondi ha quindi ringraziato i sacerdoti che in questi mesi hanno accompagnato la comunità insieme a don Luca:
«Ringrazio i vostri preti perché quest’anno non è stato per niente facile per loro. Imparate a dirgli grazie ogni tanto».
La decisione sulla guida della comunità è già stata presa:
«L’amministratore sarà don Luca Fumagalli, parroco di Sedriano e decano del Decanato di Magenta. Don Roberto, don Riccardo e don Giovanni dipenderanno da lui. Don Angelo, che è il coadiutore a Sedriano, darà una mano».
Non sarà quindi una situazione destinata a risolversi nel giro di poche settimane. Raimondi su questo è stato molto chiaro:
«Bisognerà imparare a responsabilizzarsi, a condividere. Ricordando sempre che la preghiera più bella per la pastorale vocazionale è avere cura dei preti che abbiamo».
Dopo il funerale la diocesi farà il punto con i sacerdoti della comunità:
«Noi ci troviamo in settimana dopo il funerale, poi vedremo se convocare un’assemblea parrocchiale».
E infine le parole con cui Raimondi ha voluto chiudere il suo intervento:
«La Chiesa, la comunità cristiana va avanti. Avete un angelo in più in paradiso».