L'INTERVISTA

Ivano Ghidoni, il Vigile del Fuoco eroe intervenuto a Colico

"In alcuni momenti ho pensato davvero di rimanerci anche io in quella macchina. Ho pensato solo ai miei bambini e ho fatto quello che dovevo".

Ivano Ghidoni, il Vigile del Fuoco eroe  intervenuto a Colico

“Sognavo di fare questo lavoro da quando avevo 3 anni”, ci ha detto Ivano Ghidoni, il 45enne di Cesate che assieme alla sua compagna, medico anestesista Debora Palmisano sono intervenuti e hanno provato a soccorrere le tre persone che ieri pomeriggio si trovavano nella macchina che si è ribaltata nel lago a Colico, nei pressi dell’Abbazia di Piona.

Ivano Ghidoni, il pompiere libero dal servizio intervenuto

Ivano Ghidoni ha 45 anni, abita a Cesate con la sua compagna e i suoi tre figli. E’ una mattinata incasinata la sua, perchè dopo l’intervento di ieri pomeriggio a Colico, il suo telefono non smette di squillare. Lui accoglie giornalisti, dirigenti e colleghi con un sorriso che sa di umiltà e grande spirito di sacrificio. Lui, che questo mantello da supereroe non l’avrebbe mai voluto indossare. Ma oggi è la sua giornata.

“E’ da quando avevo 3 anni che sognavo di fare il pompiere”, afferma il cesatese. “Non ho mai cambiato idea”.

Infatti, nel 2003 ha fatto tutto il percorso per entrare nel corpo dei Vigili del Fuoco volontari. Inizialmente ha prestato servizio a Carate Brianca, poi a Garbagnate Milanese. Nel 2016, poi, è “diventato effettivo”, ha vinto il concorso ed effettuato il corso a Roma. La prima destinazione è stata Alessandria: lui è stato nella squadra protagonista della tragedia di Quargnento.

Tornato nel Comando di Milano ha presto servizio a Seregno, a Rho e poi in via Sardegna, la sua “massima aspirazione”.

La gita all’Abbazia di Piona, a Colico

Si trovava in gita con la famiglia nei pressi dell’Abbazia di Piona, voleva provare il tipico liquore che viene prodotto in quella zona, “Le gocce imperiali”. Al termine della visita stava tornando verso il parcheggio quando ha sentito un tonfo e delle urla:

“Mi sembrava come se un enorme masso stesse cadendo giù dal dirupo e poi ho sentito urlare ‘E’ caduta un’auto nel lago!’. A quel punto invece di risalire verso il parcheggio sono corso verso la scarpata, era una strada impervia che dà dritto sul lago. Mentre correvo ho chiamato il 112 e mi sono qualificato come Vigile del Fuoco del Comando di Milano e ho provato a spiegare dove mi trovavo. Poi sono arrivato all’acqua e la macchina distava 20 o 30 metri dalla costa. Inizialmente l’acqua arrivava alle ginocchia, poi ho dovuto nuotare”.

Un ruolo provvidenziale

Mentre lui si avvicinava all’auto ribaltata, la sua compagna Debora e suo cognato Matteo raggiungevano il lago da un’altra strada e, assieme ad un parente delle persone che si trovavano in macchina, sono intervenuti.

“Non è stato facile. Faceva freddo, non sapevo quante persone fossero dentro l’auto. Il primo che sono riuscito ad estrarre era l’uomo seduto nel sedile posteriore. Non appena lo abbiamo tirato fuori l’abbiamo posizionato sul fondo della macchina, come fosse un piano e Debora e mio cognato, che nella vita è un operaio, hanno cominciato con il massaggio cardiaco. Successivamente abbiamo provato con molta fatica ad aprire le altre portiere. Nel posto del passeggero c’era la donna, ma era legata dalla cintura e ho fatto fatica a slegarla. Ad aiutarmi un pescatore che si trovava in quella zona, che dalla sua barca mi ha lanciato un coltello. Così abbiamo estratto anche lei”.

Il terzo salvataggio, il più difficoltoso

Mancava una persona all’appello: il conducente, marito della donna, si era slegato la cintura e il suo corpo era rimasto incastrato nell’abitacolo.

“Io non ce la facevo più, forse per il freddo, o forse per la stanchezza ma non riuscivo a trattenere il fiato più di quattro secondi”.

Poi, forse, le parole della sua compagna Debora gli hanno dato la carica per fare l’ultimo vero sforzo.

“Mi ha detto: ‘Vai Iva, ce la fai. Lo so che ce la fai, tiralo fuori!’. Così, sono entrato nuovamente nell’auto, sono riuscito a intercettare una parte del suo corpo e con tutte le forze che avevo l’ho tirato fuori”.

Un gesto eroico

“Se ho avuto paura?”, ci dice rispondendo alla nostra domanda. A questo punto, c’è stato un momento di pausa. Il pensiero di Ivano è andato subito ai loro tre figli.

“Noi Vigili del Fuoco sappiamo bene che dobbiamo soccorrere le persone senza diventare noi stessi persone da soccorrere – ha continuato – In alcuni momenti ho pensato davvero di rimanerci anche io in quella macchina. In quei momenti ho pensato solo ai miei bambini e ho fatto quello che dovevo. Poi, una volta esserci riusciti, i colleghi del posto hanno aiutato anche noi”.