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MORTE DELLE SORELLE AGRATI - CERRO MAGGIORE

Giuseppe Agrati: colpevole o innocente? Parlano i consulenti

Prosegue il processo, in aula presentate le perizie degli esperti incaricati dall'accusa e dalla difesa

Giuseppe Agrati: colpevole o innocente? Parlano i consulenti
Cronaca Legnano e Altomilanese, 06 Aprile 2021 ore 19:12

Giuseppe Agrati, continua il processo a carico del cerrese accusato della morte delle sorelle Carla e Maria: in aula ora i consulenti dell’accusa e della difesa.

Giuseppe Agrati, continua il processo

Nuova udienza oggi, martedì 6 aprile 2021, nel Tribunale di Busto Arsizio del processo a carico di Giuseppe Agrati, 69enne di Cerro Maggiore, accusato di duplice omicidio aggravato e incendio: seconda la Procura generale di Milano sarebbe stato lui ad appiccare il fuoco nella sua abitazione, il 13 aprile 2015, in cui morirono le sorelle Carla e Maria. Un caso, prima in mano alla Procura di Busto Arsizio che aveva avanzato la richiesta di archiviazione, poi riaperto dalla Procura generale di Milano che, con nuove indagini, sopralluoghi e intercettazioni era arrivato all’arresto di Giuseppe, unico sopravvissuto di quella notte che avrebbe agito per motivi legati all’eredità e per presunti fondi milionari che Carla gli avrebbe sottratto (fondi nè furti dei quali è mati stata trovata prova).

Parla il consulente dell’accusa: “Discontinuità tra l’incendio al primo piano e quello al piano terra”

Consulente della Procura generale di Milano, ascoltato oggi in udienza, è stato Roberto Felicetti: professore del Politecnico ed esperto nelle indagini post-incendio. Il suo lavoro è partito dalla base delle perizie svolte dai Vigili del Fuoco e dalla Polizia scientifica che avevano indicato la presenza, nella casa, di focolai di incendio oltre allo “strano” comportamento del fuoco rilevato nell’abitazione: “Dopo quattro anni ho evitato di cercare innesti o acceleranti in quanto ho preferito concentrarmi sulla discontinuità delle tracce del fuoco – ha spiegato Felicetti – Vi è, infatti, la mancanza dell’anello di congiunzione tra il fuoco al piano terra e quello al primo piano.  Ho notato una sproporzione che suonava decisamente strana. Da quanto appurato, le fiamme al primo paino avevano un vantaggio di una decina di minuti rispetto a quanto accaduto di sotto”. Ricordando poi  Carla e Maria, “la prima deceduta per intossicazione da monossido e la seconda morta tra le fiamme come colpita da una palla di fuoco improvvisa (avendo ‘aperto anch’essa la finestra’), due donne che sono state incapaci di fuggire nonostante le loro buone condizioni forse perchè si sono trovate in una situazione che pensavano di poter gestire con il focolaio che era nel corridoio e non nella camera da letto”, Felicetti ha puntato l’attenzione sul contatore del gas al piano terra: “Vi era una ghiera con un danneggiamento strano, balzano che faceva pensare a una manomissione – ha detto – Mi ha fatto pensare il fatto che, dopo l’incendio, nella cassetta degli attrezzi ritrovata in casa, dove tutti gli arnesi erano messi in modo disordinato, sopra tutti vi era un martello e una chiave a pappagallo come se fossero stati gli ultimi attrezzi usati: il pappagallo era aperto con una misura compatibile a quella per produrre il danneggiamento”.
Non torna qualcosa poi nella dichiarazione del fratello: “La sua testimonianza sembra conciliarsi male con le tempistiche dell’incendio – ha spiegato il consulente – Ha detto di aver avvertito le sorelle, senza problemi di respirazione nè di visibilità, di aver avuto tempo di utilizzare una bacinella d’acqua, difficile pensare che l’incendio al piano terra abbia potuto attecchire di sopra. Nessuna testimonianza, inoltre, conferma l’ipotesi di origine dolosa da parte di terzi, precisamente con stracci imbevuti di alcol o altri da via Roma, che sostenuto da Giuseppe”.
Felicetti ha poi parlato di un possibile terzo innesto al piano di sotto, vicino all’attaccapanni. Quindi cosa sarebbe successo quella notte? “C’è stato un focolaio al piano di sopra, indipendente dall’incendio al piano terra – la tesi del consulente – Al primo piano non vi erano dispositivi elettrici che potevano creare fuoco, l’armadio era pieno di vestiti, di carta e  questo è una buona condizione per dare inizio a un incendio. Escluso la causa accidentale, così come emerso dalle perizie svolte già prima di me”.
E il ruolo di Giuseppe? “Usando la logica, potrebbe aver manomesso il contatore prima di quella sera: poi il focolaio al piano di sopra e da lì tutto il resto” ha replicato Felicetti.

Il consulente della difesa: “Scena manomessa, ovunque c’era carta e materiale infiammabile”

Per la perizia presentata dalla difesa, rappresentata da Giuseppe Lauria e Desiree Pagani, avvocati difensori di Giuseppe Agrati, e illustrata da Arnaldo Roberto Bagnato, che si occupa di investigazioni di incendi: “Le vie di fuga delle due sorelle erano almeno due: il balcone e il terrazzo – ha esordito il professionista –  Si dice poi che la scala, tra il piano terra e quello di sopra non abbia subìto danni il che non è vero: alcuni gradini sono devastati, quella zona di scala non è stata risparmiata dalle fiamme. Gli ambienti della casa erano pieni di ogni cosa: carta, giornali, sacchetti di plastica, anche nel corridoio c’era di tutto. E c’era anche polvere, che è sostanza infiammabile. Nella stanza delle sorelle la Polizia scientifica aveva individuato un possibile punto di innesco mentre in realtà si trattava del corpo di Maria carbonizzato.
Poi l’attenzione sulle foto scattate il 14 aprile 2015:  “Il contatore è stato spostato e si è così inquinata la scena – ha proseguito il consulente della difesa – Occorreva invece far intervenire un Fire investigator, che opera quando l’incendio è ancora in corso. La ghiera che si ipotizza manomessa? Impossibile svitarla se era ammaccata. Non sappiamo cosa sia successo nè chi l’ha eventualmente manomesso, non sono segni che sia stata utilizzata la chiave a pappagallo”.
Poi gli acceleranti: “Se qualcuno pensava vi fossero stati degli inneschi accidentali dell’incendio non fa due tamponi per rilevarli come invece è stato fatto (tra cui uno era invece il corpo di Maria) ma ne ma molti altri. Ma non è stato fatto. Che risultati si hanno quindi? Zero. Dire che sono stati trovati idrocarburi non vuol dire nulla. Nell’armadio del corridoio di tamponi non ne sono stati fatti: se non trovi tracce non puoi dire che lì avrebbero potuto esserci, lo devi provare”.
Quindi cosa è successo? “L’evento è nato al piano terra e da lì si è trasferito di sopra – la posizione di Bagnato – Non vi è nessun elemento oggettivo che possa far pensare a un innesco intenzionale dell’incendio. E’ un fatto che vi sia stato un incendio nella zona dei contatori del gas: a seguito di questo si è avuta la rottura dei raccordi e la conseguente fuoriuscita incontrollata del gas che, incendiandosi, è diventato un dardo di fuoco che ha bruciato senza soluzione di continuità per almeno 30 minuti. L’analisi delle temperature evidenziano come i fumi caldi dell’incendio avessero raggiunto temperature tali da poter innescare la parte alta degli armadi del primo piano. E’ un fatto che non siano state rinvenute sostanze acceleranti: in buona sostanza manca la prova dell’innesco intenzionale, la cosiddetta ‘pistola fumante’ dell’atto doloso. E’ un fatto che nella zona dei contatori del gas sia stato rinvenuto un moncone di cavo elettrico facente parte dell’impianto di sicurezza della casa: cavo che serviva per alimentare l’elettrovalvola di comando di uno dei due contatori. E’ un fatto che sulla ghiera in ottone del contatore G4, rivenuta deformata, non vi sia il ben che minimo segno che possa indicare uno svitamento della stessa”.
E ancora: “E’ un fatto che Carla è potuta uscire dalla camera da letto, a incendio in corso, per recarsi in bagno. Si tenga presente che la porta della camera da letto di Giuseppe, dotata di ampio terrazzo, è adiacente al bagno. Nel sopralluogo si è potuto accertare che la porta della camera di Giuseppe era aperta e il terrazzo facilmente accessibile. Carla è stata rinvenuta in bagno: la presenza delle ciabatte in prossimità del corpo indica che le stesse erano state indossate dalla vittima. In sostanza Carla ha avuto il tempo di svegliarsi, infilarsi le ciabatte e uscire dalla camera senza riportare ustioni”
E Bagnato conclude: “L’appartamento dell’incendio è stato nella disponibilità di Giuseppe per oltre quattro anni dopo i fatti e non è mai intervenuto per modificare i luoghi, smassare le macerie o iniziare lavori di ripristino”.
Si torna in aula il 27 aprile 2021 per il controesame da parte del pm.
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