Non cancelliamo la memoria di Giulio Regeni.
Giulio Regeni
A dieci anni dall’omicidio del ricercatore universitario ad opera delle forze di sicurezza del governo egiziano, c’è chi non si rassegna all’idea che quell’atroce morte venga pian piano dimenticata e cancellata dalla memoria collettiva del nostro paese.
Regeni, classe 1988, era un ricercatore universitario dell’università di Cambridge, premiato a livello europeo per i suoi studi sul Medio Oriente. Sparì il 25 gennaio del 2016, mentre si trovava a El Cairo in occasione del quinto anniversario delle proteste in piazza Tahir.
Il suo cadavere, brutalizzato dalle torture subite, fu ritrovato il 3 febbraio, a poche centinaia di metri da una prigione dei servizi seggreti egiziani.
La sua uccisione sollevò grande scalpore all’epoca, creando forti tensioni nel corso degli anni con il governo egiziano e fra le procure incaricate di stabilire la verità.
Lo striscione a Cornaredo
Anche a Cornaredo per anni rimase esposto sulla facciata del municipio lo striscione giallo con cui si chiedeva Verità per Giulio, striscione poi rimosso durante il commissariamento del Comune.
Ora, con una mozione a firma del consigliere Pd Jacopo Marchesi e della consigliera Il Colibrì Mary Vono, proprio in occasione del decennale dall’omicidio si chiede di riposizionare lo striscione, di dedicare una piazza o un luogo cittadino (cosa fattibile perché trascorsi dieci anni dal decesso), e di organizzare concretamente momenti di incontro e di informazione per mantenere viva del giovane italiano massacrato da servizi segreti stranieri.
Mantenere viva la memoria
A Roma nel frattempo sembra pronto a ripartire, dopo cinque anni di stallo, il processo a carico del generale Sabir Tareq, dei colonnelli Usham Helmy e Ather Kamal e del maggiore Magdi Sharif, tutti del servizio di sicurezza interno egiziano, accusati del sequestro e, per uno solo di essi, delle lesioni personali e dell’omicidio pluriaggravati del ricercatore italiano.