La storia

Il tesoro del collezionista Emilio

Una vera passione quella delll'ossonese Emilio Porrati che fin da bambino è stato attratto dal collezionismo.

Il tesoro del collezionista Emilio
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"In questa casa non ci vivo, vengo qui a giocare e basta", ed entrare nella "casa dei giochi" di Emilio Porrati  di Ossona significa vedere il nostro passato riemergere senza che questo ci chieda il permesso, come un prepotente déjà vu.

La storia dell'ossonese Emilio, vero collezionista

Persino la posizione stessa di questa dimora ludica sita alla periferia di Arluno trasuda di storia; lo fa non appena ci si accorge di certi particolari fuori dal tempo. Su tutti l’imponente terrapieno, posto all’interno del giardino; misterioso e privo di significato almeno fin quando Emilio non ti spiega che serviva per attutire il fracasso e i fumi dello storico tram a vapore Gamba de legn, che un tempo passava proprio lungo la strada che costeggia l’abitato.

Dicono che un orologio rotto segni comunque l’ora esatta due volte al giorno. Be’, all’interno della casa di Enrico vige il tempo sospeso di quell’orologio: un angolo cieco dove nessuno guarda e dove – per questo motivo – rifugiarsi tra oggetti di tutti i luoghi e tutte le epoche.

"Io la domenica alle 5 mi alzo e invece di stare a letto con mia moglie vado dagli sgombratori, li si trova sempre qualcosa d’interessante" spiega.

Una vera passione

Lo dice con soddisfazione, mentre descrive con foga quasi compulsiva i reperti raccolti in decenni di ricerche e peregrinazioni tra mercatini e magazzini da sgombrare. Una passione, o forse è meglio dire una vera e propria ragione di vita, che inizia quando Enrico era ancora bambino e sentiva i vecchi del paese raccontare di epoche lontane. Il passato come destinazione esotica dagli dove questo Salgari del tempo può vivere e narrare infinite avventure.

"Tutto nasce dalla curiosità, perché senti i vecchi che parlano della bottiglia della gazzosa con la biglia dentro (la cosiddetta Bottiglia Codd ndr.), del gelato a biscotto quando non esisteva ancora il cono alla parigina, oppure altri che parlavano di certe fotografie “doppie”, ma che non conoscendo i principi della stereoscopia pensavano fossero solo delle fotografie venute male".

Grammofoni, radio, telefoni, libri antichi, automobiline a pedali, animali impagliati, macchine fotografiche, giocattoli e giornali d’epoca; qualunque oggetto può venire in mente all’uomo della strada Enrico ce l’ha o ne ha eventualmente più di uno, con la speranza un giorno, forse, di poter tramandare tutto ai suoi eredi o di renderlo disponibile al pubblico.

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