Manca il personale per operare i pazienti oncologici
Il primario Giuliano Sarro ha scritto alla direzione sanitaria regionale.

All’ospedale Fornaroli di Magenta i pazienti oncologici non possono essere operati perché le sale operatorie sono chiuse e le liste di attesa per gli interventi sui tumori si stanno allungando oltre i normali tempi tecnici previsti dal momento della diagnosi.
Emergenza al Fornaroli
L’ospedale ha sette sale operatorie, di cui una tenuta libera per le urgenze e un’altra per le procedure e le terapie di emodinamica cardiovascolare. Durante la prima emergenza Covid le sale operatorie di tutti e quattro gli ospedali dell’Asst Ovest Milano erano state chiuse e gli interventi non in emergenza rinviati, perché tutto il personale disponibile era stato dirottato nei reparti Covid. A giugno le operazioni programmate sono riprese, a Magenta e Legnano, ma ora la situazione è tornata insostenibile, anche perché ci sono circa 20 malati tra il personale sanitario dedicato. Chi, già in ansia per aver avuto una diagnosi tumorale, aspetta con trepidazione l’intervento che potrebbe migliorare la sua salute, anche allungando l’aspettativa di vita, attende ogni giorno una telefonata per il prericovero, che non arriva mai.
Il primario spiega
Il dottor Giuliano Sarro, primario di Chirurgia del Fornaroli, dice che il problema fondamentale sono le risorse umane, anestesisti e personale infermieristico, in quantità non sufficiente per effettuare tutti gli interventi. È stata fatta una convenzione con lo Ieo (Istituto europeo oncologico) e l’Istituto dei tumori di Milano. Le due strutture si sono rese disponibili per dare in uso le proprie sale operatorie, purché i chirurghi si rechino ad operare presso di loro, mentre a Magenta vengono gestite solo le urgenze.
Lettera alla direzione sanitaria regionale
Il dottor Sarro ha scritto una lettera alla direzione sanitaria regionale per denunciare la grave situazione: «Era stato detto che se l’ospedale avesse avuto le riserve, avrebbe potuto continuare ad operare – dice il primario - Le urgenze sono sempre state fatte, ma ci sono ancora molti pazienti in terapia sub-intensiva che necessitano di assistenza continua. Manteniamo degli slot per le sale operatorie allo Ieo, ma non è facile per i medici spostarsi per seguire i propri pazienti nel post operatorio e si rischia d’interrompere il rapporto di fiducia, fondamentale con gli oncologici».