Una fotografia che racconta il presente, dà spazio ai giovani e diventa occasione di confronto, riflessione e crescita culturale. Si è chiusa con un bilancio decisamente positivo la sesta edizione di Inver1 Photo Fest, che dal 15 al 31 maggio ha trasformato Inveruno in un laboratorio di immagini, incontri e idee, confermando la vitalità di una manifestazione capace di unire passione, cultura e territorio.
I giovani protagonisti di Inver1 Photo Fest
Tra i momenti più significativi dell’edizione 2026 spicca il contributo degli studenti dell’Istituto Einaudi di Magenta, che attraverso i loro lavori dedicati ai conflitti interiori e ai conflitti nel mondo hanno saputo raccontare ciò che spesso le parole non riescono a esprimere. Grande apprezzamento anche per le opere dei giovanissimi Christian Lupi e Mattia Lopresti, protagonisti di un’esposizione che ha portato freschezza e coraggio visivo, confermando la volontà del festival di investire sulle nuove generazioni.
Un viaggio nella fotografia contemporanea
Il percorso espositivo si è arricchito grazie alle opere dei fotoclub organizzatori Foto in Fuga, Circolo 87, Obiettivamente e Uno Sguardo sul Mondo, affiancate dalle mostre personali di Francesco Grecchi e Rachele Crivelli. Un insieme di linguaggi, stili e sensibilità differenti che ha trasformato il festival in un vero viaggio nella fotografia contemporanea.
Incontri, racconti e sguardi sul mondo
Molto partecipate anche le serate dedicate agli ospiti. Dalla cena con autore insieme a Raoul Iacometti all’Osteria Don Din Dan di Corbetta all’incontro con Franco Fratini e la sua riflessione sui “Tempi della natura”, fino agli autori della rassegna audiovisiva, ogni appuntamento ha portato sul palco esperienze e linguaggi diversi, capaci di coinvolgere il pubblico, denunciare realtà spesso dimenticate e stimolare riflessioni profonde.
Workshop tra tecnica, arte e natura
Importante anche il contributo dei workshop, che hanno aggiunto una forte componente divulgativa alla manifestazione. Dalla cianotipia, che ha permesso ai partecipanti di riscoprire le origini della stampa fotografica, allo shooting di aerial hoop dance curato da Music Dance and Mimic Art diretta da Desirée Motta, dove corpo e immagine si sono fusi in un dialogo fatto di movimento e luce, fino allo shooting di fotografia naturalistica che ha chiuso il festival con un ritorno alla natura e alla sua bellezza.
Gran finale con Francesco Cito
A lasciare il segno è stata soprattutto la serata conclusiva con Francesco Cito, reporter di fama internazionale, che ha trasformato la chiusura del festival in un momento di rara intensità. Attraverso immagini che hanno attraversato guerre, conflitti e drammi umani degli ultimi decenni, il fotografo ha catturato il pubblico in un silenzio carico di emozione. L’intervista condotta dalla giornalista e scrittrice Donatella Di Paolo ha dato vita a un dialogo autentico e appassionato sul mestiere del fotoreporter, sulla responsabilità del racconto e sulla necessità di guardare il mondo senza filtri. Di Paolo ha commentato:
«Un narratore di guerre senza speranza, di realtà complesse. Attraverso la forza emotiva e profondamente umana delle sue immagini ha raccontato la storia degli ultimi decenni. Testimoniato. Denunciato. Un onore averlo accanto durante una intensa serata ad Inver1 Photo Fest».
Una serata che, secondo gli organizzatori, ha superato il confine del semplice evento culturale, diventando una testimonianza viva di ciò che la fotografia può ancora insegnare.
Un festival che guarda al futuro
Tra il pubblico, particolarmente numeroso durante tutto il festival, erano presenti anche il vicesindaco di Inveruno Sara Bettinelli, il sindaco di Bareggio Linda Colombo e Angelo Ferrillo, attivista e fotografo impegnato sui temi ambientali e civili, una presenza che ha ulteriormente sottolineato il valore culturale e sociale della manifestazione. Inver1 Photo Fest si è così concluso con la conferma di una formula vincente e con la consapevolezza che la fotografia non sia soltanto arte, ma anche uno strumento per comprendere il presente, testimoniare la realtà e costruire ponti tra generazioni diverse. Un festival che continua a crescere, a rinnovarsi e a illuminare Inveruno, come recita il suo slogan, con “tutta un’altra luce”.
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