La lettera

Nuovo anno scolastico in partenza a Bollate, la lettera dell’assessore Marazzi

L'augurio di buon lavoro di Samuele Marazzi per la partenza del nuovo anno tra i banchi

Nuovo anno scolastico in partenza a Bollate, la lettera dell’assessore Marazzi

In vista della partenza del nuovo anno scolastico, prevista per lunedì 14 settembre, l’assessore alle Politiche Educative e Scolastiche del Comune di Bollate Samuele Marazzi ha scritto una lettera a bambine, bambine, famiglie, docenti, dirigenti scolastici ed il personale che lavora e collabora con gli istituti cittadini, per fare i suoi auguri di buon lavoro.

Il messaggio dell’assessore

Una lettera nella quale l’esponente dell’Amministrazione bollatese, non scrive solo da assessore, ma anche da insegnante, sottolineando come da parte sua ci sia massima comprensione per questo momento magico della ripartenza del lavoro scolastico e della quotidianità tra i corridoi e le aule degli istituti.

La lettera

Di seguito riportiamo integralmente il testo della lettera:

“Care bambine e cari bambini, care ragazze e cari ragazzi, care famiglie, cari Dirigenti scolastici, cari docenti e cari educatori, caro personale amministrativo e ausiliario delle scuole e dei servizi educativi di Bollate,

Lunedì 14 settembre ricomincia ufficialmente la scuola! In realtà, per alcune bambine e alcuni bambini il nuovo anno educativo è già iniziato: nei nidi comunali e privati, nel Centro Prima Infanzia e nelle scuole dell’infanzia, statali, paritarie e private, le attività sono ripartite nei giorni scorsi. Oggi, invece, le aule delle scuole primarie e secondarie tornano a riempirsi di voci, di incontri e di domande.

È un momento che conosco bene. Prima ancora di scrivervi da Assessore alle Politiche Educative e Scolastiche, vi scrivo infatti da insegnante. So cosa significa tornare in una scuola dopo l’estate: ritrovare i colleghi, preparare l’aula, conoscere chi ci viene affidato per la prima volta e ritrovare chi già conoscevamo, un po’ diverso da come lo avevamo lasciato.

Nei luoghi dell’educazione non si ricomincia mai da dove ci si era fermati, ma dalle persone. La scuola e i servizi educativi sono fatti sì di conoscenze, ma prima di tutto di relazioni. C’è chi muove i primi passi in un ambiente nuovo e chi invece si prepara a lasciarlo, per iniziare un’altra fase della propria vita. C’è chi trova il coraggio di fare una domanda o scopre una passione, c’è chi impara a guardare con occhi nuovi qualcosa che pensava di conoscere già. Nascono amicizie, si affrontano insieme le difficoltà, e ci sono adulti capaci di riconoscere le possibilità di ciascuno — in una comunità che non lascia indietro nessuno.

Credo che una buona esperienza educativa non possa restare soltanto dentro le sue aule: ha bisogno del mondo, che entra attraverso un libro, una canzone, un’opera d’arte, un esperimento, una testimonianza, un incontro con qualcuno che mette a disposizione degli altri ciò che sa fare. E può succedere anche il contrario: che siano bambine e bambini, ragazze e ragazzi a uscire dai luoghi dell’educazione per incontrare la città, conoscerla e, crescendo, contribuire a cambiarla.

Qualche anno fa ho letto “Il paese sbagliato” di Mario Lodi, il diario di un maestro che racconta cinque anni trascorsi insieme ai suoi alunni. In quelle pagine la scuola appare come un luogo capace di trasformarsi, giorno dopo giorno, in una comunità, nella quale imparare significa soprattutto stare nel mondo insieme agli altri.

È un’idea di scuola nella quale mi riconosco profondamente. E c’è una frase, tratta dall’albo illustrato

Samuele Marazzi”.