Il picchetto

Infiltrazioni, bagni chiusi e aule fredde, studenti in protesta al Primo Levi

Martedì 13 ottobre all'istituto superiore di Bollate, 1000 tra ragazze e ragazzi hanno protestato per la scarsa manutenzione degli edifici scolastici

Infiltrazioni, bagni chiusi e aule fredde, studenti in protesta al Primo Levi
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Il liceo Primo Levi di Bollate aspetta risposte da un anno. L’edificio è afflitto da tetti bucherellati, infiltrazioni d’acqua, secchi nei corridoi per raccogliere la pioggia dai soffitti, bagni chiusi e caloriferi fuori uso. Non è il quadro di un edificio abbandonato, ma la situazione denunciata dagli studenti del liceo di via Varalli, martedì 13 ottobre in una manifestazione.

La protesta degli studenti

Circa mille ragazzi che frequentano le lezioni in una struttura che necessita interventi non rinviabili. La protesta chiama in causa le istituzioni responsabili della manutenzione degli edifici scolastici. Gli studenti sono scesi in strada, lungo i marciapiedi di via Varalli, esponendo cartelli e manifestando per circa due ore, prima di rientrare in aula. A dare voce al malcontento sono state alcune rappresentanti, che hanno descritto una quotidianità fatta di disagi e promesse inevase.

«Da cinque anni ci dicono che devono sistemare i tetti, ma non succede mai. Alcuni pezzi si sono persino staccati e finiti in testa», raccontano.

E mentre le infiltrazioni rendono inutilizzabili diversi servizi igienici, le ragazze denunciano di avere a disposizione un solo bagno per tutte. Gli altri sarebbero chiusi in attesa di riparazioni, senza tempi certi. Il quadro non migliora entrando nei servizi rimasti aperti: un wc traballante, rubinetti che perdono e porte danneggiate. La conseguenza è che, durante gli intervalli, si formano lunghe code per utilizzare i pochi bagni disponibili.

«Se qualcuno rompe qualcosa, perché devono pagare tutti gli altri?», si chiedono.

Poi c’è il freddo. Diversi caloriferi, riferiscono, non funzionano, costringendo gli studenti a seguire le lezioni al freddo. La protesta riguarda anche la sicurezza all’esterno: vengono segnalati furti di biciclette, motorini e monopattini, con danni economici per le famiglie. Un problema che, secondo quanto riferito è stato denunciato dallo scorso anno. La necessità di proteggere la propria bicicletta ha spinto una collaboratrice scolastica a custodirla in un locale interno adibito a magazzino.

Le richieste a Comune e Città Metropolitana

Gli studenti chiedono aiuto al Comune e alla Città metropolitana, chiamando in causa gli enti. Ma la questione va oltre le riparazioni: riguarda il diritto allo studio in ambienti dignitosi. Chi deve intervenire? I fondi sono stati richiesti, stanziati e utilizzati?Quanto ancora dovranno aspettare ragazzi e famiglie prima che alle promesse seguano i fatti? Perché una scuola non può essere considerata funzionante solo perché le lezioni continuano.