Surgelati, una presenza stabile nelle case degli italiani

Surgelati, una presenza stabile nelle case degli italiani
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Nove italiani su dieci portano in tavola alimenti surgelati. È un dato che racconta quanto questi prodotti siano ormai sempre più protagonisti della spesa quotidiana, come confermano anche i numeri più recenti sui consumi del settore.

Nel canale domestico, infatti, il 2025 si è chiuso con oltre 642.000 tonnellate consumate, in crescita dell’1,1% sull’anno precedente, secondo i dati NielsenIq elaborati per l’Istituto Italiano Alimenti Surgelati. Considerando anche il fuoricasa, il volume complessivo supera il milione di tonnellate, con un consumo pro capite intorno ai 17,5 chili all’anno e un comparto che vale circa 5,7 miliardi di euro.

Cosa finisce nel carrello

Dentro questi volumi la classifica è piuttosto stabile. In testa ci sono i vegetali, la categoria più acquistata in assoluto, seguiti dal pesce, naturale e panato, e dalle patate: prodotti che hanno una presenza capillare nei freezer domestici e che vengono usati tanto come base di preparazioni complete quanto come ingrediente di supporto nella cucina di tutti i giorni.

Dietro di loro si muovono i segmenti con le dinamiche più vivaci. Le pizze surgelate superano le 72.000 tonnellate con una crescita del 3%, mentre i piatti pronti arrivano a quasi 68.000 tonnellate, in aumento dell’1,8%. Nel caso delle pizze il risultato viene ricondotto a un’offerta diventata più articolata, con nuovi formati e ingredienti, e alla convenienza rispetto ad alternative come la consegna a domicilio.

Interessante anche il profilo di chi acquista. Da una recente indagine di settore risulta che quattro italiani su dieci hanno aumentato gli acquisti di surgelati negli ultimi cinque anni, con quote più alte tra la Generazione Z (50%), i Millenials (45%) e le famiglie con bambini (48%). Sono fasce accomunate da agende compresse e dalla necessità di conciliare tempi ridotti in cucina con la volontà di portare in tavola piatti vari ed equilibrati.

Portare in tavola tutti questi volumi senza comprometterne la qualità richiede un trasporto capace di mantenere la catena del freddo senza interruzioni, dalla produzione fino al banco frigo. Tra gli operatori che si occupano del trasporto di prodotti alimentari surgelati troviamo STEF, specialista europeo del trasporto e della logistica a temperatura controllata per il settore agroalimentare.

Le ragioni di una scelta diffusa

Le ragioni di questi numeri sono diverse. La prima riguarda il rapporto qualità-prezzo: un’analisi condotta da AstraRicerche ha messo a confronto cinque alimenti surgelati con altrettanti equivalenti freschi, rilevando che quattro volte su cinque il surgelato risulta più conveniente, senza che questo comporti una rinuncia sul piano della qualità.

A questo si aggiungono la praticità di prodotti già puliti, porzionati e pronti all’uso, e la costanza qualitativa di alimenti lavorati e raffreddati rapidamente subito dopo la raccolta o la pesca, un passaggio che ne preserva le caratteristiche organolettiche e le proprietà nutritive. È una regolarità che il consumatore riconosce: i surgelati mantengono la propria qualità a lungo anche dopo l’acquisto, purché conservati correttamente e consumati entro la data di scadenza.

C’è poi un aspetto meno noto, che riguarda gli sprechi domestici. Una rilevazione dell’Osservatorio Internazionale Waste Watcher ha misurato che, dei 667 grammi di cibo che ogni italiano getta mediamente ogni settimana, appena 14,9 grammi sono prodotti surgelati, pari al 2,2% del totale. Un valore rimasto stabile poco sopra quella soglia tra il 2021 e il 2025, a fronte di consumi in aumento. La spiegazione sta nella natura del prodotto: la lunga conservazione elimina la corsa contro la scadenza, mentre la possibilità di prelevare solo la quantità necessaria riduce gli avanzi che finiscono nella spazzatura.

La continuità della temperatura negativa

Tutti questi vantaggi poggiano però su una condizione precisa. Un alimento surgelato conserva struttura, sapore e valori nutrizionali soltanto se viene mantenuto entro temperature inferiori ai -18°C lungo l’intero percorso che separa lo stabilimento di produzione dal banco del punto vendita. È in quel regime termico che l’attività dei microrganismi si arresta e i processi di degradazione rallentano fino a diventare trascurabili.

Basta però una risalita anche contenuta perché l’equilibrio si rompa. Quando la temperatura si alza, una parte dell’acqua contenuta nell’alimento passa allo stato liquido per poi ricongelare in cristalli di ghiaccio più grandi, che lacerano le pareti cellulari del prodotto. L’effetto si vede al momento del consumo, con perdita di consistenza, fuoriuscita di liquidi in cottura e un decadimento della qualità che nessuna fase successiva è in grado di recuperare.

Garantire questa continuità richiede mezzi progettati per mantenere temperature stabilmente negative e una rete di strutture capace di gestire i prodotti senza esporli a oscillazioni, comprese le fasi più delicate di carico, scarico e transito. È il terreno degli operatori specializzati nella gestione della supply chain agroalimentare a temperatura controllata, che presidiano il percorso dai siti di produzione o dai magazzini di stoccaggio fino alla consegna.

Le realtà specializzate in questo campo tendono oggi a organizzarsi con filiali multi-temperatura, capaci di trattare nello stesso sito regimi termici differenti: per un’azienda con un listino misto, dove il surgelato convive con le referenze fresche, questo significa non dover sdoppiare i flussi su mezzi e calendari separati, con meno passaggi e tempi di consegna più contenuti.

L’ultimo tratto è quello di casa

C’è un segmento di questo percorso che nessun operatore può presidiare, ed è anche l’unico affidato interamente al consumatore: il tragitto che va dal banco del supermercato al congelatore di casa. È un tratto breve, spesso di pochi minuti, che però si svolge fuori da qualsiasi impianto refrigerato e che nei mesi caldi può bastare a innescare proprio quella risalita termica che la filiera ha lavorato per evitare.

Le accortezze sono poche e note: prelevare i surgelati alla fine della spesa, usare le borse termiche messe a disposizione dai punti vendita, contenere i tempi tra la cassa e casa e riporre subito i prodotti nel congelatore invece di lasciarli sul piano della cucina. Vale anche la pena controllare che l’apparecchio domestico sia regolato correttamente e non resti aperto più a lungo del necessario.

Sono attenzioni minime, ma è su di esse che si chiude una catena costruita per non interrompersi mai. La qualità che il consumatore ritrova nel piatto è il risultato di un percorso lungo, curato in ogni passaggio da chi produce e da chi trasporta, e di un ultimo breve tratto che dipende soltanto dalla consapevolezza dell’importanza delle proprie accortezze.