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Terremoto in Comune, si dimettono tre consiglieri

La scelta del sindaco di Cassinetta Finiguerra di candidarsi al Senato ha provocato la frattura con una parte della maggioranza

Terremoto in Comune, si dimettono tre consiglieri
Politica Magenta e Abbiategrasso, 16 Agosto 2022 ore 15:27

Una candidatura (nazionale) evidentemente non gradita che produrrà degli strascichi pesanti a livello comunale: perchè tre consiglieri che compongono (o sarebbe meglio dire componevano) la maggioranza hanno deciso di dimettersi

Le dimissioni di tre consiglieri

Che a Cassinetta di Lugagnano i rapporti in seno alla maggioranza non fossero all'insegna del bel tempo era sotto gli occhi di tutti. Ed emblematica era stata, a questo proposito, la decisione a gennaio (a soli tre mesi dalla vittoria alle Amministrative) di Roberto Pisati di abbandonare il ruolo di capogruppo di maggioranza, pur continuando ad appoggiare l'Amministrazione. A causare quella frattura era stata la candidatura del sindaco Domenico Finiguerra a candidarsi per la Città Metropolitana e un'altra candidatura potrebbe avere effetti ancor più (amministrativamente parlando) devastanti. La scelta del primo cittadino di  candidarsi al Senato della Repubblica alle prossime elezioni del 25 settembre, ha determinato un vero e proprio terremoto con i consiglieri Roberto Pisati, Gionata Gibelli ed Elena Rubin che hanno deciso di rassegnare le proprie dimissioni. "Si conclude un capitolo della storia di questa Amministrazione, perché la maggioranza che lo ha sostenuto fino a questo momento non sarà più la stessa", si legge in un comunicato stampa diramato pochi minuti fa da Pisati e firmato, oltre che da Pisati, Gibelli e Rubin, anche da Fabiana Magro, Stefano Adagio e Andrea Frassoni.

Il durissimo attacco al sindaco

Nel lungo e dettagliato comunicato i tre consiglieri ripercorrono gli ultimi due anni, arrivando a spiegare il perché di questa scelta.

"Il percorso iniziato a febbraio 2021 contava un gruppo composto da circa una trentina di persone, desiderose di lavorare ad un progetto concreto e allo stesso tempo visionario, animato da uno spirito onirico che potesse trasformare in realtà virtuosa la Cassinetta del domani - si legge nel documento - Un progetto di alto valore, che impegnava figure di spessore e di grande disponibilità, mosse dalla comune ambizione di far ricoprire a Cassinetta un ruolo importante nell’Abbiatense, di creare una rete commerciale, di sviluppare turismo con lo scopo unico di valorizzare il nostro Paese".

E di risultati, a detta dei te, ne sono stati raggiunti

"In questi dieci mesi è stato svolto un lavoro importante dall’amministrazione, fatto di piccoli e grandi interventi sia concreti, sia culturali. Anche per questo, nell’intenzione di portare a compimento le idee e i progetti apprezzati dalla maggioranza della nostra comunità, abbiamo deciso di operare sino ad ora con piena dedizione, per il rispetto delle persone che ci hanno votato. Confermiamo che rifaremmo ogni scelta fatta perché, nonostante il rammarico, restiamo fermamente convinti che Cassinetta non debba essere amministrata da esponenti il cui presente e/o passato sia legato a ideali politici di centro destra. Convinti che la ricchezza delle differenze fosse un acceleratore, che le diverse personalità, le storie e le esperienze di ognuno potessero costituire una maggiore rappresentatività della nostra comunità, abbiamo lavorato per mettere Cassinetta al centro delle nostre azioni".

 

Eppure qualcosa non ha funzionato

"Purtroppo, però, ciò che si è verificato è stato un progressivo sbriciolamento di quella identità fondativa del gruppo a favore di defezioni, lacerazioni e dissapori malcelati - prosegue il comunicato - A nulla sono valsi gli allontanamenti di attivisti e consiglieri che si sono sentiti “non graditi”. Le dimissioni da capogruppo di Roberto Pisati e di Fabiana Magro in qualità di Consigliera delegata sono il risultato di un dialogo cercato e non trovato. Per questo, dopo i tanti tentativi che non hanno modificato il modus operandi, non abbiamo trovato una scelta differente rispetto alle dimissioni rinunciando noi stessi alla possibilità di crescere, sia come persone che come gruppo, perdendo l’occasione di promuovere il richiamo alla condivisione e alla partecipazione politica che in questi mesi non si sono mai realizzate. Allontanare la discussione e i pareri contrari, evitando il conflitto vissuto come nemico e non come forza di crescita, è stato tra i fattori che maggiormente ha minato la vita sana di questa unione".

A questo punto i tre arrivano alla goccia che ha fatto traboccare il vaso

"Oggi, a pochi mesi di distanza, ci ritroviamo ancora una volta prigionieri dell’ennesima candidatura autoreferenziale di Domenico Finiguerra, (Città Metropolitana prima e Senato ora) senza che il diretto interessato abbia favorito un dibattito preventivo, un percorso collegiale, con il gruppo che lo accompagna in questa esperienza amministrativa confermando, ancora una volta, una perpetua distonia tra i bisogni individuali di Domenico Finiguerra e le progettualità collettive espresse da una maggioranza plurale. Tralasciamo quindi qualsiasi punto regolatorio sulla possibilità di far coabitare il ruolo del Sindaco e quello del Senatore che non costituisce il cuore della questione. Nessun tema di illegittimità o di irregolarità, nel merito, Domenico Finiguerra:
- si candida a Città Metropolitana prima e al Senato
- sostiene la sua personale battaglia No Green Pass
- prende le decisioni e delibera in giunta ben oltre gli argomenti condivisi con la sua maggioranza
- rende edotta delle decisioni prese la popolazione attraverso i social cinque minuti dopo aver
informato la sua maggioranza.

- pubblicizza una serie di azioni e decisioni deliberate in giunta su argomenti importanti e di grande richiamo mediatico a ridosso delle elezioni relative alle sue due candidature, riorientando i contenuti delle sue comunicazioni Social secondo quanto necessario alla sua personale visibilità.

Sebbene tutto questo sia avvenuto nella legittimità, è grave che si siano traditi i principi del Codice Etico con la totale assenza di dibattito e confronto con la sua maggioranza, esattamente quella maggioranza composta da persone che sono servite a scrivere i sogni e successivamente a realizzarli. Tutte le decisioni sopra citate sono state comunicate al gruppo di maggioranza attraverso messaggi WhatsApp (…), a volte pochi minuti prima della comunicazione pubblica, a volte qualche minuto dopo senza la benché minima condivisione dell’orientamento politico e senza il rispetto del concetto stesso di collettivo.  La scelta personale di Domenico Finiguerra di seguire questa nuova opportunità verso il Senato rappresenta una scelta di carriera individuale che, seppur compatibile con il ruolo di Sindaco, definisce un ordine di priorità e di opportunità che non sono più coincidenti con i nostri valori, anteponendo l’IO al NOI, violando quei sacri principi che ci hanno fatto innamorare della bella politica, politica concreta che si mette al servizio della comunità senza fini carrieristici, come concretamente praticata ad esempio dall’impegno del consigliere Mimmo Palladino. Una politica lontana dalle segreterie di partito, dai veti incrociati e dalle anacronistiche liturgie di calcolo e strategie".

L'affondo finale

"Tralasciando la qualità del tempo che Domenico Finiguerra possa dedicare alla amministrazione di Cassinetta, nel caso di questa ulteriore possibile elezione, ci permettiamo di condividere un ultimo pensiero. Nel messaggio whatsapp in cui Domenico Finiguerra ci formalizzava la sua candidatura al Senato, ne indicava, tra le altre, anche una nobile ragione: sostenere la pace. Vorremmo ricordare a Domenico che la pace deve essere coltivata con pratiche quotidiane che possano promuovere l’autenticità nelle relazioni, il rispetto e la trasparenza. Il suo percorso politico così brillante e illuminato è stato sempre così fertile di scissioni e lacerazioni. Questa è l’ultima. Forse. Domenico Finiguerra, un uomo solo al comando, ha scelto questo tipo di comunicazione travisando il senso del verbo “informare” con quello di “condividere”, una scelta che sancisce in maniera irreversibile la differenza di visione circa la costruzione di un percorso comune. Noi ne prendiamo atto. A qualcuno queste modalità non hanno generato alcuna fatica, ad altri hanno generato amarezza, difficoltà e frustrazione, perché non si è favorita né la trasparenza dei processi decisionali né la partecipazione democratica alle forme più inclusive citate nel nostro codice. Impossibile quindi proseguire con un’esperienza in cui non ci sentiamo più parte attiva ma solo “parte
votante.  Abbiamo sempre creduto nelle potenzialità che idee diverse potessero avere cittadinanza a servizio di un fine comune, ma ci troviamo a pochi mesi di distanza a dover constatare che quell’ideale non è condiviso e ora, sinceramente stanchi, pensiamo che non vi siano più le condizioni per continuare".

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