«Avevamo ragione a chiedere più trasparenza». È la posizione espressa dal Partito democratico di Magenta dopo la sospensione dei termini della procedura di Valutazione di impatto ambientale relativa al progetto del data center nell’area ex Novaceta.
I dem ricordano il lavoro svolto negli ultimi mesi per esaminare la documentazione presentata da Namira:
«Abbiamo predisposto e depositato presso la Via diverse osservazioni tecniche dettagliate evidenziando numerose criticità: dall’impatto ambientale alle dimensioni del progetto, dagli aspetti paesaggistici all’inquinamento acustico, fino ai rischi connessi allo stoccaggio del gasolio destinato ad alimentare i 141 generatori di emergenza, alla qualità dell’aria e alla vicinanza con le abitazioni».
Il Pd ricorda inoltre l’assemblea pubblica organizzata lo scorso 8 giugno «per spiegare queste criticità, invitando i cittadini a presentare osservazioni e a partecipare attivamente a una decisione che riguarda il futuro di Magenta».
«Una prima vittoria della trasparenza»
Secondo il Pd, un primo risultato è arrivato il 16 giugno, quando il Ministero dell’Ambiente, «dopo aver rilevato le centinaia di osservazioni dei cittadini e quelle dell’Istituto Superiore di Sanità, aveva ritenuto la documentazione presentata non sufficiente, chiedendo a Namira un corposo pacchetto di integrazioni e chiarimenti su moltissimi aspetti del progetto, comprese questioni ambientali, paesaggistiche, acustiche, idrogeologiche, sanitarie e di sicurezza».
I dem sottolineano che il termine di 30 giorni concesso per rispondere è scaduto e che «è stato lo stesso proponente a chiedere la sospensione della procedura, evidentemente per poter predisporre tutta l’ulteriore documentazione richiesta».
Per il Partito democratico, «questo dimostra che i dubbi che avevamo sollevato non erano allarmismi, ma questioni concrete che meritavano di essere approfondite. È certamente una prima vittoria della trasparenza, ma non basta».
Il Pd annuncia quindi che continuerà a seguire l’iter:
«Continueremo infatti a seguire passo dopo passo l’intera procedura, analizzando tutte le nuove integrazioni che verranno depositate e chiedendo che il progetto venga profondamente rivisto. Lo abbiamo detto fin dall’inizio: non siamo contrari per principio ai data center, ma un intervento di queste dimensioni, collocato a ridosso delle abitazioni e a poco più di un chilometro in linea d’aria dal centro storico di Magenta, così come oggi è stato progettato, è semplicemente sproporzionato e inadeguato».
La replica di Namira
Sulla vicenda interviene anche Namira, l’operatore che intende realizzare il data center, che precisa come la sospensione dei termini non rappresenti uno stop al progetto. La società chiarisce:
«La sospensione dei termini della Via è uno strumento ordinario previsto dalla procedura stessa per consentire al proponente di integrare nella massima trasparenza la documentazione tecnica necessaria a rispondere alle osservazioni degli enti e di tutti i portatori di interesse. Non deve perciò essere intesa come uno “stop” alla procedura, ma come un passaggio all’interno della stessa».
Nella foto di copertina: il render del data center previsto nell’area ex Novaceta