Comitato No Discarica di Cerro Maggiore, grande affluenza per l’incontro pubblico per dire no al nuovo progetto di riempimento del Polo Baraggia.
Comitato No Discarica, successo per l’incontro pubblico
“Non ci fermiamo. La nostra battaglia continua”. Così il Comitato No Discarica di Cerro Maggiore ha concluso l’incontro pubblico indetto la sera di venerdì 23 gennaio 2026 al Chiostro Solidale. “Priorità alla salute” il titolo dell’evento. Obiettivo: bloccare il nuovo progetto di riempimento dell’ex Baraggia (dove negli anni Novanta nacque la maxi discarica), che piace al Comune che parla però di “riqualificazione ambientale”.
Comitato: “La nostra lotta non si ferma”
Ad aprire la serata è stato Antonio Maruggi, cerrese che negli anni Novanta era nell’allora comitato che ha bloccato la discarica. Con foto e aneddoti dell’epoca, ha ripercorso le fasi che portano tonnellate e tonnellate di rifiuti a Cerro, lanciando il suo appello: “Dopo 30 anni si è persa la memoria storica, giovani e non giovani non sanno la reale portata di questo disastro ambientale”. Poi è stata la volta di Raffaella Terraciano che ha ribadito la battaglia del comitato:
“Arrivando ai giorni nostri, l’attuale Amministrazione comunale di Cerro Maggiore con gli atti posti in essere nel 2025 ha deciso di proseguire l’iter amministrativo che porterà a riempire la cava in località Baraggia, con una volumetria di 2,2 milioni di metri cubi, di cui 2 milioni nel territorio di Cerro Maggiore e 200mila nel territorio di Rescaldina. Il progetto attuale prevede il riempimento della ex cava con materiali definiti ‘sottoprodotti di natura inerte e altre matrici conferiti con documenti di trasporto piuttosto che con FIR (il Formulario Identificativo del Rifiuto) con caratteristiche conformi alla colonna B dell’allegato 5 titolo V del Decreto Legislativo 152/2006.
In parole povere si fa riferimento a terre e rocce da scavo, rifiuti costituiti da intonaci, cemento armato, traverse e traversoni ferroviari, frammenti di rivestimenti stradali, fanghi di dragaggio. Il tutto però con un livello di contaminazione da metalli pesanti, idrocarburi e diossine non compatibile con installazioni residenziali. (chi vuole può visionare la tabella con i 97 contaminanti per rendersi conto dell’enorme differenza tra colonna A, terre e rocce “pulite”, e colonna B, terre e rocce “sporche”).
Indicativo della differenza tra materiali di colonna A e materiali di colonna B è inoltre la remunerazione: circa 2 euro a tonnellata per colonna A contro i 20- 24 euro per colonna B.
Com’è stato possibile?
A fine 2021 l’Amministrazione comunale ha modificato il Piano regolatore del Polo Baraggia da area bianca (ovvero dove mancava una specifica pianificazione urbanistica) ad area commerciale/industriale. Perchè? perchè senza questa modifica il progetto dei nuovi conferimenti che l’operatore sta proponendo gli non sarebbe stato concesso. L’Accordo di programma del 1999 prevedeva infatti la destinazione dell’area a verde pubblico e la restituzione dell’area alla cittadinanza, ma con questa modifica ad hoc i nuovi conferimenti si configurano addirittura come una ‘riqualificazione ambientale’. Una volta terminato il riempimento che durerà 10 anni con possibilità di proroga, si è parlato di un parco fotovoltaico di cui chissà se la cittadinanza potrà fruire dato che non è indicato di chi sarà la proprietà, se resterà dell’operatore Renna Srl o se sarà data al comune come risarcimento e in che proporzione.
Renna è la Newco costituita da Ecoceresc Srl (nuova ragione sociale di Simec, l’operatore che abbancò i rifiuti nella discarica degli anni 90). Renna è partecipata al 66% da PBF Srl (di Paolo Berlusconi) e da Lufil Srl. Il progetto presenta numerosi punti controversi che il Comitato ha cercato di porre all’attenzione della cittadinanza fin da marzo 2025 con numerosi banchetti, articoli sui giornali di zona e canali social, presentando inoltre ben 7 progetti alternativi nonostante l’esiguo tempo concessoci.
Sono 4 gli aspetti principali che vorremmo portare alla vostra attenzione:
1) I materiali che verranno conferiti sono certo consentiti dalla legge con la nuova destinazione d’uso dell’area, ma avremmo sperato che una riqualificazione ambientale non contemplasse materiali contenenti metalli pesanti, idrocarburi e diossine come l’atrazina. Riteniamo insomma che dopo l’incubo degli anni ’90 i cittadini cerresi meritassero qualcosa di meglio ed invece dobbiamo nuovamente fare ricorso a tempo e risorse per tutelare la nostra salute.
2) La qualità dell’aria che respiriamo nella zona è già pessima e oltre al traffico di 3 nuovi supermercati si sommeranno centinaia di migliaia di nuovi camion in transito nei prossimi 10 anni
3) Mancanza totale di fiducia nell’operatore incaricato delle operazioni di riempimento dato che è sempre riferibile a chi ha provocato il disastro degli anni 90.
4) I controlli appaiono quantomeno inadeguati ad un’operazione così delicata:
– Controlli a posteriori tramite telecamere sulle targhe dei camion autorizzati ai conferimenti, numeri di targa forniti dalla società stessa;
– Solo 2 controlli documentali l’anno;
– 8mila euro annui di spese previste per controlli qualitativi su un business da decine di milioni di euro;
– I controlli sui camion verranno espletati dall’operatore stesso senza frequenze minime.
Su questo sfondo, Rescaldina, inizialmente contraria a questo progetto, ha ricevuto a fine aprile una proposta di riempimento dei 200.000 metri cubi di sua competenza con rocce e terre ‘pulite’, traffico non più in transito sulla Saronnese ma su via Marco Polo (quella del Conad) e controlli stringenti.
Una precisazione finale, importante e doverosa.
Perché il Comitato si è sentito in dovere di ricostituirsi dopo più di 25 anni di inattività? Non certo per fare politica.
Il Comitato è composto da un gruppo di cittadini che allarmati dall’ennesimo tentativo di fare cassa riempiendo una ex cava, hanno sentito il dovere civico di fare qualcosa a difesa della salute pubblica e dell’ambiente, a fronte di un progetto che a nostro avviso non ci tutela, accontenta l’operatore e le casse comunali e presenta numerosi punti d’ombra, su cui finora c’è stata una preoccupante mancanza di trasparenza”.
Gli altri interventi
A parlare della situazione dell’aria della zona è stato Damiano Di Simine, responsabile scientifico di Legambiente: “La situazione è molto migliorata rispetto ad anni fa, ma si è ancora lontani dagli obiettivi prefissati dall’Unione europeo – ha sottolineato nel suo intervento – Possiamo dire che siamo oggi di fronte a un livello mediocre. I pericoli sono rappresentati dalle polveri sottili, ammoniaca, ossidi di azoto (prodotti dai motori diesel), ozono e metano, quest’ultimo emesso dalle discariche anche se chiuse”. Per Marco Caldiroli, Presidente di Medicina Demografica, “il progetto attuale è molto più grande di prima, non ci sarà nulla a proteggere il fondo della discarica e, quindi, non fermerà il percolato”, “sarebbe più logico pensare che terre e rocce di scavo dalle autostrade tornino in quel settore piuttosto che al Polo Baraggia” aggiungendo poi che “il nuovo progetto prevede per forza la presenza di un impianto di trattamento rifiuti”. Poi l’analisi del costo delle case cerrese e cantalupesi: “Se il deprezzamento è per causa ambientale, il recupero è quasi impossibile”.
Le proposte del comitato
Il comitato ha ricordato le sue 7 proposte alternative al nuovo progetto, tra le quali il Bess ossia una grande batteria di accumulo, il progetto Hydro Pump-accumulo idroelettrico a pompaggio, la creazione di un Data center sostenibile tramite container e “Coltivare la rinascita” con recupero agricolo e produttivi dell’area oltre al progetto di rigenerazione verde e sistemi ecosistemici.
E poi il progetto del fotovoltaico in cava, sul quale è intervenuto Giuliano Rancilio, ricercatore del Dipartimento Energia del Politecnico di Milano: “I benefici sarebbero molteplici – ha dichiarato – E’ un progetto economico competitivo, produce un utile ed evita l’instaurarsi di altre attività produttive meno apprezzate, ha un impatto ambientale positivo riducendo le emissioni di Co2 dell’energia prodotta sul territorio e trattiene il valore economico sul territorio, ad esempio, tramite Comunità energetiche o contatti Ppa”.
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