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PMI e digitalizzazione: anni di sviluppo conveniente

PMI e digitalizzazione: anni di sviluppo conveniente
Rhodense, 02 Dicembre 2019 ore 05:24

È ben noto a tutti, ormai il mondo è intimamente connesso allo sfruttamento di risorse tecnologiche sempre più avanzate e aggiornate. In qualsiasi campo, dal lavoro al divertimento, si rincorrono innovazioni che garantiscono maggior successo e – contemporaneamente – maggiore facilità nello svolgimento di qualsiasi attività. A essere particolarmente coinvolte da questo periodo di innovazione e digitalizzazione sono le imprese, da quelle piccole a gestione familiare a quelle di outreach mondiale.

In Italia questo discorso è ancor più sentito, vista forse l’atavica abitudine ad affidarsi a strumenti tradizionali, con una ridotta apertura mentale alle innovazioni. Proprio per questi motivi, a partire dal 2016 è stato introdotto il cosiddetto Piano Nazionale Industria 4.0 che viene rinnovato a ogni nuova legge di bilancio (o almeno così è stato fino all’annualità in corso) e che prevede l’erogazione di agevolazioni per favorire la digitalizzazione di piccole e medie imprese (tipicamente abbreviate in PMI). Il provvedimento è rivolto in modo particolare proprio a questi tipi di attività, poiché secondo i vari dati raccolti dal Ministero dello Sviluppo Economico, sono quelle che si adeguano più lentamente alle soluzioni tecnologiche e digitali più innovative – cosa dovuta con tutta probabilità all’incidenza che tenersi costantemente aggiornati avrebbe sui bilanci aziendali. Secondo il Mise infatti, oltre il 33% delle grandi imprese (cioè quelle tra i 50 e i 250 dipendenti) si è già dotata di una tecnologia 4.0, percentuale che scende al 24% per le medie imprese (fino a 50 dipendenti) e si abbassa ulteriormente per le piccole). Questo ci porta a rilevare una discrepanza di competitività tra grandi imprese e piccole, proprio perché quelle meno sviluppate hanno meno accesso a strumenti tecnologicamente avanzati.

In questa direzione vanno dunque le agevolazioni previste dal Piano Nazionale Industria 4.0, che punta a finanziare aspetti specifici del workflow aziendale:

  • Sviluppo dell’efficienza aziendale (anche tramite software specifici, come ad esempio delle piattaforme informatiche per gestire le spese dell’azienda)
  • Efficientamento del lavoro tramite eventuali strumenti di flessibilità e telelavoro
  • Sviluppo di commercio digitale
  • Connessione a banda larga e ultralarga e sistemi satellitari
  • Formazione personale nel campo ICT (che sta per Information and Communication Technology)

Soprattutto quest’ultimo punto legato alla formazione è in modo particolare un tema caldo – almeno qui in Italia – poiché la realtà ci mostra un mercato del lavoro in cui i datori di lavoro faticano a trovare personale con competenze specifiche e tecniche adatte a soddisfare il bisogno di aggiornamento e implementazione tecnologica che le aziende moderne richiedono per rimanere in modo competitivo sul mercato.

Una misura di successo

Come detto più in alto, questa misura è attiva da ormai qualche anno e sta portando risultati interessanti.
Basti pensare che tra il 2017 e il 2018 erano state oltre 30000 le aziende che avevano beneficiato di queste agevolazioni. L’entità dell’aiuto statale era ed è di 10000 euro e può essere utilizzato nei seguenti modi:

  • Acquisto di beni strumentali per l’acquisizione di nuove tecnologie (di importo non superiore al 50% della cifra totale erogata)
  • Formazione e consulenza riguardo l’utilizzo delle nuove tecnologie (per un importo consistente nel restante 50% della cifra totale erogata)

Ovviamente il Ministero prevede dei requisiti di accesso specifici alle agevolazioni, proprio nell’ottica di favorire le imprese medio-piccole, senza elargire impropriamente aiuti a compagnie già grandi e floride che possono autonomamente dotarsi delle tecnologie più avanzate.

Visto il successo e – soprattutto – l’utilità di questo provvedimento, non è da escludersi che la possibilità di accedervi venga estesa anche per le future annualità. Del resto, per mantenere un tessuto imprenditoriale in salute a livello nazionale, è importante che anche ad attività più piccole vengano forniti strumenti per posizionarsi in modo competitivo sul mercato, senza dover necessariamente essere schiacciati dallo strapotere delle grandi aziende.

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