economia e covid-19

Imprese del terziario: a tre mesi dal lockdown il 48% ancora senza Cassa integrazione

Il nuovo sondaggio di Confcommercio Milano, Lodi, Monza e Brianza su crisi Covid-19.

12 Giugno 2020 ore 12:18

A giugno, per il 48% delle imprese del terziario, nessun pagamento di cassa integrazione ai dipendenti. Un dato in miglioramento (era il 96% a fine aprile) ma per un’impresa su due, a tre mesi dall’inizio del lockdown per l’emergenza Covid-19, gli ammortizzatori sociali non sono ancora arrivati.

Problemi con la Cassa integrazione

Il dato emerge dalla nuova indagine di Confcommercio Milano, Lodi, Monza e Brianza (risultati elaborati dall’Ufficio Studi): si tratta di un monitoraggio (di cui 75% delle risposte ha riguardato Milano e l’Area metropolitana, il 16% Monza Brianza, il 4% Lodi e il restante 5% da altri territori) basato su 982 risposte di imprese per l’86% fino a 9 addetti. Hanno in particolare risposto all’indagine le imprese della ristorazione (26%) e il dettaglio non alimentare (20%).

In base ai dati rilevati resta fortemente negativo il giudizio sugli aiuti previsti attraverso i vari provvedimenti governativi non ritenuti sufficienti dal 90% degli intervistati.

Il 78% ha usufruito di un qualche sostegno: soprattutto gli indennizzi di 600 euro di marzo e di aprile (82 e 77%) mentre il 32% ha ottenuto un finanziamento bancario fino a 25mila euro.

Il 65% delle imprese indica come prioritaria l’erogazione di contributi a fondo perduto, il 18% la riduzione del costo del lavoro e il 12% lo spostamento delle scadenze fiscali a fine anno.

Ripresa dell’attività

A più di un mese dall’avvio della “Fase 2” ha riaperto il 64% delle attività, il 21% non l’ha mai sospesa, ma il 15% delle imprese non ha ancora ripreso il lavoro.

Fra chi non ha ripreso l’attività la maggioranza – il 51% – o se dovrà chiudere definitivamente (12%). Il 58% delle imprese che hanno riaperto lo ha fatto con l’organico completo.

Andamento

Fatto 100 il numero di clienti di un giorno normale (senza Covid-19) nella prima settimana di giugno l’affluenza è stata del 70% per il dettaglio alimentare, del 54% per i servizi alle imprese, del 51% per distributori carburanti e ingrosso alimentare, del 47% per il commercio di autoveicoli, del 46% per il dettaglio non alimentare, i trasporti e la logistica. Servizi alla persona 33%, ristorazione 31% mentre ai minimi restano le agenzie di viaggio (8%) e gli alberghi (6%).

Volumi di lavoro

Nella prima settimana di giugno, rispetto al volume di lavoro della settimana dal 18 al 24 maggio, “linea piatta” per alberghi e agenzie di viaggio aperti, ma in è discesa anche il dettaglio non alimentare. Meglio distributori carburante, servizi alle imprese e trasporti e logistica e dettaglio alimentare.

Sicurezza

Il 93% delle imprese ha potuto garantire i livelli di sicurezza richiesti: un dato in crescita rispetto alla precedente rilevazione di un mese e mezzo fa (83%). Per il 59% delle imprese l’applicazione di queste misure non è però compatibile con l’esigenza di realizzare un volume di ricavi sufficiente a coprire i costi.

“Dopo quattro mesi dall’inizio dell’emergenza Covid-19 permane una forte difficoltà per le imprese del terziario – afferma Marco Barbieri, segretario generale di Confcommercio Milano, Lodi, Monza e Brianza – In particolare quasi la metà delle aziende non ha ancora ottenuto alcun ammortizzatore sociale per i propri dipendenti. I contributi a fondo perduto sono la misura più richiesta e urgente, ma solo da inizio settimana prossima saranno disponibili i modelli dell’Agenzia delle Entrate per poterli ottenere. E tutto questo a quasi un mese dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto Rilancio. Le imprese chiedono inoltre con insistenza una sospensione fiscale sino a fine anno. Sulle tasse locali, ad esempio, bisogna essere molto più coraggiosi. In una situazione di crisi ancora drammatica è fondamentale una svolta immediata per evitare danni irreparabili al sistema delle imprese – lo ha sottolineato il nostro presidente Carlo Sangalli – con conseguenze imprevedibili per la tenuta sociale del Paese”.

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