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Tangenti a Como, arrestato anche il direttore dell'Agenzia delle Entrate di Varese

L'indagine nata dalla segnalazione di due funzionari comaschi.

Tangenti a Como, arrestato anche il direttore dell'Agenzia delle Entrate di Varese
Cronaca Bassa Comasca, 25 Giugno 2019 ore 09:30

Tangenti a Como, cinque arresti ieri da parte del  Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Como.

Giro di tangenti a Como: in manette l’ex direttore dell’Agenzia delle entrate

In manette sono finiti l'attuale direttore dell'Agenzia delle Entrate di Varese ed ex numero uno di Como Roberto Leoni, Stefano La Verde funzionario della Agenzia delle Entrate già in servizio presso l’Agenzia delle Entrate di Como (attualmente capo area dell’ufficio legale dell’Agenzia delle Entrate di Pavia) e Antonio e Stefano Pennestrì titolari, padre e figlio, dello studio commercialista Pennestrì di Como, questi ultimi accusati di essere i mediatori del sistema corruttivo. Ai domiciliari Andrea Butti, titolare del 33,33% del capitale sociale di Tintori Butti srl.

La dinamica

Come riporta Il Giornale di Como, i reati contestati sono corruzione e rivelazione di segreti di ufficio. Butti tramite dei titolari dello studio di commercialista, ideatori dello schema corruttivo, aveva promesso e corrisposto somme non inferiori ai 2mila euro a La Verde, capo team dell'ufficio legale dell'Agenzia delle Entrate, delegato a rappresentare l’Agenzia all’udienza dello scorso 20 marzo alla Commissione Tributaria, perchè omettesse di rilevare le ragioni a fondamento della pretesa erariale e non si opponesse all'accoglimento del ricorso. Una dinamica "necessaria" dopo il trasferimento a Varese del direttore dell’Agenzia delle Entrate di Como. Prima del trasferimento, Leoni si era infatti impegnato (dietro compenso) a favorire la chiusura dell’accertamento attraverso una transazione di 25mila euro. Un impegno non sottoscritto dal suo successore a Como, nonostante le insistenze di La Verde.

Rivelate le liste dei contribuenti da verificare

Dall'indagine sono emersi altri movimenti di denaro (non quantificati) dallo studio commercialista all'ex direttore dell'Agenzia delle Entrate di Como e al capo del team legale, in cambio della rivelazione  dei soggetti inseriti nelle liste (da ritenersi riservate e non ostensibili a terzi) dei contribuenti da verificare da parte dell’Agenzia delle Entrate di Como nel corso del 2019, nonché dell’impegno a far ottenere indebite riduzioni del debito erariale dovuto a titolo di imposte, sanzioni ed interessi dai contribuenti da varie aziende e studi professionali.
Infine, l’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate di Como è accusato, in concorso con i titolari dello studio commercialista Pennestrì di avere indebitamente fornito gli elenchi completi dei nominativi delle società sottoposte ad accertamento dell’Agenzia delle Entrate di Como nel 2019. I due professionisti utilizzavano le informazioni illecitamente ricevute comunicando successivamente a un imprenditore dell'elenco l’imminente avvio di una verifica fiscale nei confronti della sua Srl. Condotte illecite perpetrate anche dopo il trasferimento a Varese.

La segnalazione arrivata da due funzionari

L’indagine è scaturita dalle segnalazioni alla Procura della Repubblica da parte di due funzionari della Agenzia delle Entrate, che avevano notato le indebite ingerenze in alcune pratiche da parte del direttore indagato. L’attività di pedinamento inizialmente svolta nei confronti del dirigente ha consentito di accertare le frequentazioni di questi presso lo studio Pennestrì. Le intercettazioni telefoniche e tra presenti (audio e video) hanno portato prove significative della corruzione e della disponibilità dei pubblici ufficiali a violare i propri doveri d'ufficio. Il tutto, per assicurare risparmi dal pagamento delle imposte, inclusi di interessi e sanzioni.

L’indagine continua

In corso anche una articolata attività di perquisizione ed acquisizioni di documenti per ricostruire sia le dinamiche corruttive sia le ipotesi di frodi tributarie poste in essere attraverso fittizi contratti di sponsorizzazione. Nel corso delle indagini è infatti emerso che i due commercialisti indagati proponevano ai loro clienti operazioni fraudolente per abbattere l’imponibile, con tanto di registrazione di fatture per operazioni inesistenti di contratti di sponsorizzazione.

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