Cronaca

Rimborsopoli in Lombardia, arriva la sentenza di primo grado: 52 condannati

Condanne anche per Sante Zuffada (Magenta) e Fabrizio Cecchetti (Rho).

Rimborsopoli in Lombardia, arriva la sentenza di primo grado: 52 condannati
Cronaca Magenta e Abbiategrasso, 19 Gennaio 2019 ore 09:00

Rimborsopoli: è stata emessa venerdì 18 gennaio la sentenza di primo grado per il processo sulle cosiddette spese pazze in Regione  Lombardia che aveva ben 57 imputati.

Rimborsopoli: la sentenza

Il Tribunale di Milano ha condannato in primo grado 52 dei 57 ex assessori ed ex consiglieri regionali  accusati di peculato. Fra i condannati anche volti molto noti della politica come Renzo Bossi, per lui il giudice ha disposto una pena di  2 anni e 6 mesi, e Nicole Minetti, 1 anno e 8 mesi, stessa condanna inflitta a Massimiliano Romeo, ex assessore a Monza e attuale capogruppo della Lega in Senato (la pena è sospesa ed è stata decisa la non menzione).

Le pene sono andate da un anno e 5 mesi fino a 4 anni e 8 mesi

Pena da un anno e cinque mesi fino a 4 anni e 8 mesi. Tra i condannati anche Sante Zuffada (Forza Italia), ex sindaco di Magenta, Fabrizio Cecchetti (Lega), rhodense attualmente onorevole, e Alessandro Colucci (Noi con l'Italia), ex assessore a Magenta. Assolti o prescritti 5 ex consiglieri, tra loro anche Massimo Ponzoni. Poi Romano Colozzi, Daniel Luca Ferrazzi, Carlo Maccari. Per Davide Boni la prescrizione dall’accusa di truffa.

Rimborsopoli

Lo scandalo delle spese pazze in Regione era scoppiato nel 2012; secondo i pm gli ex assessori e gli  ex consiglieri regionali avrebbero speso illecitamente 3 milioni di euro, facendoli figurare come spese di rappresentanza e chiedendo, e ottenendo, il relativo rimborso spese. Nelle spese contestate ad alcuni imputati c’erano anche Gratta e vinci e fuochi d’artificio.

Rifiutata l’istanza di rinvio

Uno degli avvocati della difesa aveva chiesto al giudice Gaetano la Rocca l’istanza di rinvio per via di una norma in via di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale che avrebbe consentito di derubricare il reato passando dal peculato a quello di indebita percezione di erogazioni o fondi pubblici, meno grave.

La richiesta non è stata valutata proprio perché la legge ancora non è valida.

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