Operazione "Contact center"

Spaccio di droga, smantellato call center della cocaina FOTO

Bastava inviare un messaggio WhatsApp in cui si chiedeva "una birra" e arrivava la polvere bianca.

Spaccio di droga, smantellato call center della cocaina FOTO
Cronaca Legnano e Altomilanese, 12 Dicembre 2020 ore 09:47

Spaccio di droga, la Polizia di Stato ha smantellato un vero e proprio call center della cocaina: bastava inviare un messaggio WhatsApp in cui si chiedeva “una birra” e arrivava la polvere bianca.

Spaccio di droga, cinque arresti e tre obblighi di firma

L’operazione Contact center, scattata nella mattinata di ieri, venerdì 11 dicembre 2020, al termine di un’articolata e complessa attività di polizia giudiziaria volta al contrasto dello spaccio di droga, ha portato all’arresto di cinque persone (dei quali due in carcere e tre ai domiciliari) e a tre obblighi di dimora con divieto di uscire nelle ore notturne a carico di sette cittadini albanesi e una cittadina marocchina. I poliziotti del Commissariato Centro della Questura milanese hanno individuato e isolato un sodalizio ben strutturato cui le otto persone destinatarie delle misure restrittive hanno preso parte a vario titolo, con ruoli e funzioni diverse. Nel corso delle indagini è emerso come gli indagati fossero stabilmente dediti allo spaccio al dettaglio di sostanze stupefacenti a Milano, in particolare cocaina, lungo e a ridosso di via Paolo Sarpi, via Cenisio, piazza Gerusalemme e piazzale Costantino Nigra, nella zona Ovest della città.

Erano i corrieri di “Tony”, che gestiva il giro con la compagna

Tutti hanno operato alle dipendenze di un unico individuo, conosciuto come “Tony”, che, in qualità di titolare del “call center della cocaina”, ha gestito, in collaborazione con la compagna, la distribuzione al dettaglio della droga sulla piazza, servendosi principalmente proprio di tali soggetti in qualità di corrieri; solo in determinate occasioni, è intervenuto in prima persona per la cessione materiale dello stupefacente.

Per avere la droga bastava chiedere “una birra” via WhatsApp

Le richieste e la consegna dello stupefacente agli acquirenti sono avvenute in orari serali e notturni, dalle 19 alle 06. Tali richieste sono state gestite principalmente tramite la piattaforma WhatsApp e, solo in alcune circostanze, mediante contatti telefonici diretti, utilizzando esclusivamente utenze intestate a soggetti fittizi. I diversi acquirenti (soggetti tossicodipendenti e professionisti di vari settori) erano stati istruiti ad utilizzare espressioni quali “una birra”, “voglio bere una cosa”, “siamo in due/tre”, o in altri casi “ci sei?” per manifestare la volontà di acquistare la cocaina.

Le consegne avvenivano in bici o anche in taxi

Per effettuare le consegne, i corrieri hanno utilizzato la bicicletta, un taxi, un’auto rubata e, a volte, hanno raggiunto a piedi il luogo dell’appuntamento.

A maggio un corriere era stato sorpreso mentre cedeva la droga

L’indagine ha avuto inizio ai primi di maggio scorso, quando a Milano in viale Gran San Bernardo, la Sezione Investigativa del Commissariato Centro ha sorpreso in flagranza di reato uno dei corrieri mentre cedeva una dose di cocaina a un acquirente. A seguito di perquisizione domiciliare sono stati rinvenuti ulteriori 24 involucri di cocaina già pronti per essere ceduti.

A giugno durante un controllo erano spuntati due chili di hashish

Successivamente, il 26 giugno, in via Boccaccio a Cologno Monzese, è stata individuata una Fiat 500 con a bordo cinque persone, tra cui uno dei soggetti pedinati. Controllando gli altri occupanti e dell’autovettura, nello zaino di proprietà di una delle donne, i poliziotti hanno trovato e sequestrato hashish suddiviso in otto tavolette, ciascuna riportante un adesivo con la dicitura “2020”, per un peso complessivo di due chili. Inoltre, a seguito di perquisizione personale a carico di uno dei soggetti è stata rinvenuta e sequestrata la somma in denaro di 700 euro, ritenuta provento di attività illecita. Dai successivi accertamenti, è stato possibile individuare il fornitore dello stupefacente a favore dei soggetti controllati a bordo dell’autovettura, in un soggetto residente a Cologno Monzese, persona già indagata per reati inerenti agli stupefacenti.

Documentate con video e foto oltre 40 cessioni di droga

A supporto dell’attività investigativa sono state documentate, con video e fotogrammi, oltre 40 cessioni di sostanza stupefacente. Durante tutta l’attività investigativa, durata oltre sei mesi in pieno periodo di emergenza sanitaria Covid-19, i poliziotti del Commissariato Centro hanno raccolto indizi a carico degli indagati con il sequestro di oltre due chili di hashish e oltre 50 grammi di cocaina, stupefacente preconfezionato per la diffusione al dettaglio sul territorio milanese.

Il ruolo del leader e quello dei suoi “cavallini”

L’attività appena conclusa ha sugellato, una volta di più, anche grazie ai riscontri ottenuti dall’attività tecnica, il ruolo di ciascuno dei soggetti coinvolti nell’attività di spaccio: da quello centrale e “gestionale” del leader S.R., cittadino albanese 34enne, a quello dei diversi “cavallini” che, con tempi e modalità diverse, contattavano i diversi clienti e, quindi, assicuravano concretamente la capillare diffusione dello stupefacente su parte del territorio milanese. Ciò ha garantito l’anonimato agli indagati che ha permesso a S.R. di organizzare e indirizzare l’illecita attività del tutto indisturbato. La capacità criminale del leader, emersa una volta di più quando con precisa strategia dettava anche i tempi dell’utilizzo dei suoi stessi cavallini, ha protetto questa sorta di alternanza dei soggetti coinvolti nell’attività di spaccio garantendo ancora una volta l’anonimato suo e di tutto il sodalizio.

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