Omicidio di Fabio Ravasio a Parabiago, respinta la richiesta di rito abbreviato per uno dei pali del tragico sinistro, Fabio Lavezzo dopo che nell’ultima udienza era cambiato il quadro accusatorio, passato dalla contestazione di concorso morale in omicidio a quella di concorso morale e materiale. Accade mentre sono arrivati gli esiti delle perizie psichiatriche chieste dalla Corte d’Assise e che sono state disposte su altri due imputati, Massimo Ferretti e Igor Benedito, rispettivamente amante e figlio di Adilma Pereira Carneiro, la compagna di Ravasio e ritenuta dall’accusa la mente del piano omicida messo in atto il 9 agosto 2024, quando Ravasio morì travolto da un’auto mentre stava rincasando in bicicletta al confine tra Casorezzo e la Città della calzatura.
Respinta la richiesta di rito abbreviato per Lavezzo
Secondo i legali di Lavezzo, gli avvocati Giulia Dosso e Simone Rigamonti, l’istruttoria dibattimentale avrebbe consentito di escludere l’aggravante della premeditazione da parte del loro assistito. Di avviso opposto, invece, il pubblico ministero Ciro Caramore e le parti civili, che hanno smentito questa tesi, ritenendo che si potesse escludere l’aggravante della premeditazione e la Corte d’Assise, che ha ritenuto questa richiesta come inammissibile. Tutto ciò ha caratterizzato l’udienza andata in scena nella mattinata di oggi, lunedì 20 aprile, quando è tornato in aula in Tribunale di Busto Arsizio il processo che punta a fare luce sulla scomparsa del commerciante parabiaghese.
La lettura dell’avvocato difensore
Così Rigamonti ha letto la decisione della Corte:
“La richiesta, che sapevamo non sarebbe stata ammessa, ci dà la possibilità di un’eventuale condanna di poter fruire in appello, qualora dovesse cadere l’aggravante della premeditazione, dei benefici del rito alternativo, con lo sconto di un terzo della pena”.
Gli esiti delle perizie su Ferretti e Benedito
L’udienza di stamane è servita anche a sgomberare il campo dall’ipotesi che altri due degli otto imputati del processo, Massimo Ferretti e Igor Benedito non fossero capaci di intendere e volere al momento del presunto omicidio. Lo hanno stabilito le perizie chieste dall’assise stessa. Secondo le difese di questi ultimi, Adilma, li avrebbe manipolati costringendoli a partecipare con ruoli e presupposti diversi, all’omicidio del compagno. Nel caso di Ferretti, in particolare, a detta degli psichiatri forensi, “è emerso che non ci sono aspetti dirimenti rispetto alla valutazione clinica effettuata che è da riportare all’epoca dei fatti. Nonostante ci siano suggestioni di natura psicologica sul profilo di personalità del signor Ferretti, per allora questi elementi non costituivano alcun tipo di evidenza clinica”. Gli stessi hanno comunque rilevato una “fragilità identitaria”, “vulnerabilità affettiva” e un “bisogno relazionale”. Stessa sorte per Benedito, che in precedenza aveva ammesso di aver guidato l’auto killer e per cui il supplemento di perizia non ha rilevato un “disturbo dipendente di personalità”. Dai test è emersa la mancanza di un dato clinico capace di avere una valenza psico-patologica e in essi si fa invece riferimento a un “patrimonio esperienziale tipico di qualunque essere umano, che possa essere più o meno sano”.