No alla perizia psichiatrica sulla mantide, sì, invece, a quella sul figlio e sull’amante. E uno dei pali del finto incidente dovrà ancora difendersi dopo che è cambiato il quadro accusatorio nei suoi confronti, passato da concorso morale a concorso morale e materiale in omicidio. Sono questi gli elementi emersi nel corso dell’udienza andata in scena ieri, lunedì 9 marzo, davanti alla Corte d’Assise del Tribunale di Busto Arsizio, durante il processo per l’omicidio di Fabio Ravasio, il 52enne di Parabiago morto travolto da un’auto al confine con Casorezzo il 9 agosto 2024.
Respinta la richiesta di perizia psichiatrica sulla mantide
Un’udienza scandita dalla bocciatura della richiesta di perizia psichiatrica da parte della Corte d’Assise di Busto Arsizio, presieduta da Giuseppe Fazio, nei confronti di Adilma Pereira Carneiro, compagna di Ravasio ritenuta la mente del piano omicida che ha visto finire alla sbarra nove persone. A questa richiesta si erano opposte anche le parti civili e la Procura della Repubblica. Il suo avvocato, Mattia Fontanesi, ha commentato l’esito in questa maniera:
“Hanno rigettato la richiesta di perizia sulla base di quanto emerso da altri co-imputati in merito alla capacità manipolatoria che la Pereira avrebbe avuto nei confronti di Ferretti. Da qui derivava la nostra iniziativa. E allora ci siamo chiesti se effettivamente Adilma avesse davvero questa capacità”, ha spiegato Fontanesi.
Accolta la richiesta di perizia su Benedito e Ferretti
Non si può dire lo stesso per un’altra richiesta, quella relativa al supplemento di perizia chiesto dalla difesa di Igor Benedito, figlio della mantide che in precedenza aveva già ammesso di aver guidato l’auto killer proprio in quel maledetto 9 agosto. In questo caso la richiesta ha trovato accoglimento. E’ stata disposta la perizia psichiatrica anche per Massimo Ferretti, dopo che in aula è stata ascoltata la psicologa Virginia Ciaravolo. “E’ emerso un quadro raccapricciante – ha spiegato il difensore Debora Piazza – C’è stato infatti un prima e un dopo, prima con Massimo che era titolare di un bar, a cui la comunità faceva riferimento ed era punto di ritrovo tra occasioni di festa e Milan Club. Vicino ai 50 anni, poi, per lui è arrivato il “dopo” segnato dai problemi con la moglie. Quindi la relazione, definita anche ieri in aula come “frutto di un amore tossico”, con la brasiliana, che si informa sulle condizioni della sua famiglia e lo catapulta in un’altra realtà. Un vero e proprio sequestro psicologico”.
Cambia il quadro accusatorio nei confronti di Lavezzo
E’ cambiato, intanto, il quadro accusatorio a carico di Fabio Lavezzo, compagno di una delle figlie di Adilma e ritenuto, secondo l’accusa, uno dei “pali” dell’incidente. Adesso Lavezzo è accusato di concorso morale e materiale in omicidio e non più soltanto morale.
“Tutti i testi sentiti e i co-imputati che guidavano il veicolo hanno già detto che Fabio non ha dato il segnale e che gli altri giocoforza hanno dovuto inventarsi una manovra autonoma per investire Ravasio – ha commentato il legale di Lavezzo, l’avvocato Simone Rigamonti -. Nonostante tutto, il pm ha ritenuto di fargli questa contestazione. Non siamo preoccupati in quanto sappiamo che lui non ha lanciato il segnale in alcun modo e che chi guidava e sedeva a bordo dell’auto che ha investito Ravasio Igor ha poi dovuto trovare una diversa strategia”.
La prossima udienza è fissata per lunedì 16 marzo
La prossima udienza è fissata per lunedì 16 marzo, quando è prevista la nomina degli incarichi ai periti. Sempre la difesa di Lavezzo, nel frattempo, ha chiesto tempo per preparare le controdeduzioni, in considerazione della modifica delle imputazioni.