Oltre lo smaltimento: come Aneco guida le aziende verso i traguardi di sostenibilità

Alessandro Anfossi presenta l’azienda che ha fondato nel 2001 a Settimo Milanese, oggi punto di riferimento nel settore dei rifiuti speciali

Oltre lo smaltimento: come Aneco guida le aziende verso i traguardi di sostenibilità

Alessandro Anfossi ha fondato Aneco nel 2001, a soli 26 anni. Oggi l’azienda, attiva nell’ambito dei servizi ambientali, conta 1.200 clienti, 40 collaboratori e una quota dell’80% di rifiuti avviati al recupero. Traguardi importanti che sono al centro di un’interessante chiacchierata su passato, presente e futuro dell’azienda.

Alessandro, partiamo dall’inizio. Aneco nasce nel 2001…

«L’ho fondata da solo, a 26 anni, con tanta voglia di fare e poche risorse. Nel tempo siamo cresciuti sia sul piano delle persone, sia su quello degli impianti e dei mezzi. Oggi operiamo con logiche industriali: processi strutturati, tecnologie avanzate, una squadra affiatata. Lo capisco da un dettaglio concreto: siamo diventati partner di grandi aziende, multinazionali e pubbliche amministrazioni. Ci cercano loro».

Di cosa si occupa esattamente Aneco?

«Gestiamo rifiuti speciali per imprese, enti pubblici e strutture sanitarie: dal ritiro allo smaltimento, dal recupero alla parte burocratica e normativa. Il perimetro è molto ampio: rifiuti alimentari, reagenti chimici, sostanze tossiche, rifiuti infetti, carta, plastica, farmaci, vernici. Siamo operativi principalmente in Lombardia, ma per alcuni clienti copriamo l’intero territorio nazionale».

Chi sono i vostri clienti?

«La tipologia è molto varia: industrie chimiche e farmaceutiche, ospedali e centri di ricerca a Milano, enti pubblici anche militari. Gestiamo molte piazzole comunali, siamo specializzati nel ritiro di farmaci e vernici. Spesso chi ci contatta per un singolo servizio finisce per affidarci la gestione completa, perché si rende conto del valore aggiunto che offriamo».

In cosa si distingue Aneco dalla concorrenza?

«Il nostro modello non è standardizzato. Quando acquistiamo un nuovo cliente, partiamo da un’analisi di come sta gestendo i rifiuti, verifichiamo lacune operative o normative e costruiamo un servizio su misura. Abbiamo figure che chiamiamo “tecnici commerciali”: non sono solo venditori, ma professionisti che supportano il cliente sia sul piano operativo che normativo».

C’è anche una componente tecnologica?

«Sì, ed è sempre più importante. Abbiamo un software dedicato per supportare i clienti nell’utilizzo del Rentri, il sistema nazionale di tracciabilità dei rifiuti, con un portale e un operatore assegnato a ciascuno. Togliere questo peso burocratico significa consentire alle aziende di concentrarsi sul loro core business, sapendo che la conformità normativa è garantita».

Può fare un esempio concreto di questo affiancamento?

«Una multinazionale con sede a Milano e altre 36 sedi in tutta Italia aveva una gestione dei rifiuti non ottimale. Nel tempo, abbiamo costruito un processo virtuoso e lo abbiamo esteso progressivamente a tutto il Paese. Non si tratta solo di logistica, ma di competenza e affidabilità: servizi messi a punto insieme che, nel tempo, diventano un patrimonio condiviso».

Qual è la vostra visione sulla transizione ecologica?

«Molto semplice: i rifiuti devono essere recuperati, non smaltiti. Lavoriamo per questo: nel 2024 il tasso di recupero era del 76%, nel 2025 abbiamo raggiunto l’80%. Considerando che trattiamo una quota importante di rifiuti pericolosi — per loro natura più difficili da recuperare — è un risultato di cui siamo orgogliosi».

Perché questo dato è rilevante anche per i vostri clienti?

«Perché le aziende sono sempre più valutate sulla base delle loro performance ambientali, nell’ambito dei criteri ESG. Sapere che l’80% dei rifiuti consegnati ad Aneco va al recupero entra direttamente nei loro bilanci di sostenibilità. Non è solo una buona notizia per l’ambiente: è un vantaggio competitivo concreto».

Come si cresce in modo sostenibile anche internamente?

«Con le persone. La tecnica si può insegnare, ma il carattere no. Guardiamo prima la predisposizione umana: capacità di lavorare in team, apertura al cambiamento, voglia di migliorarsi. Poi c’è la formazione continua, a ogni livello. Se le persone crescono, cresce l’azienda».

Quali sono le tre sfide principali che avete davanti?

«La prima è trovare persone di valore che vogliano crescere con noi. La seconda è continuare a offrire un servizio personalizzato in un mercato sempre più competitivo: la standardizzazione è la strada più comoda, ma non è la nostra. La terza è la ricerca continua di miglioramento, ogni giorno, sia sul piano tecnico-operativo sia su quello umano».

È soddisfatto di quello che ha costruito?

«Quando vedo che multinazionali ed enti pubblici ci cercano e ci scelgono, capisco che il percorso va nella giusta direzione. Quello che mi dà davvero soddisfazione è avere una squadra competente e affiatata, di cui mi fido ciecamente. Aneco è diventata quello che è grazie alle persone che lavorano con me e, tutti insieme, continueremo a farla crescere. Perché si continua».
Per informazioni su Aneco, clicca qui.