EVASIONE

In carcere per l’omicidio di una donna di 81 anni non rientra in cella dopo il permesso

In regime di articolo 21 cioè da tre anni usufruiva di permessi e uscite dal carcere. Il suo percorso sarebbe sempre stato contraddistinto da valutazioni positive. 

In carcere per l’omicidio di una donna di 81 anni non rientra in cella dopo il permesso
Non è rientrata nel carcere di  Bollate dopo aver fruito di un permesso una detenuta di nazionalità ecuadoriana, Alba Leonor Sevillano Zambrano reclusa per l’omicidio di una donna di 81 Franca Monfrini anni avvenuto a Milano.  La vittima era stata prima aiutata con la spesa poi derubata del bancomat e strangolata con il suo stesso foulard e poi finita con un cuscino premuto sul volto, nel suo appartamento in zona Bonala.  La donna doveva rientrare in carcere ieri sera, sabato.

La donna con fine pena nel 2032 non è rientrata in cella al termine del permesso

A darne notizia è Matteo Savino, vicesegretario regionale per la Lombardia del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (Sappe). La donna, con fine pena previsto nel 2032, non ha fatto rientro nell’istituto al termine del permesso. In regime di articolo 21 cioè da tre anni usufruiva di permessi e uscite dal carcere. Il suo percorso sarebbe sempre stato contraddistinto da valutazioni positive.

Sono in corso le ricerche da parte della Polizia penitenziaria

Sono in corso le ricerche da parte della Polizia penitenziaria. Savino definisce l’accaduto “un evento irresponsabile e gravissimo”, sottolineando tuttavia che il caso non deve mettere in discussione l’istituto dei permessi premio e delle ammissioni al lavoro esterno.

Il sindacato di Polizia chiede un potenziamento del personale

Secondo il sindacato, sarebbe invece necessario un potenziamento del personale di Polizia penitenziaria nell’ambito dell’area penale esterna. Sulla vicenda interviene anche Donato Capece, segretario generale del Sappe, per il quale “ora è prioritario catturare l’evaso”. Capece chiede il rafforzamento dei presidi di polizia sul territorio, compresi gli Uffici per l’Esecuzione Penale Esterna, per garantire i controlli sulle misure alternative alla detenzione, sui permessi premio, sugli arresti domiciliari, sui trasporti e sui piantonamenti in ospedale. “Servono nuove assunzioni nel Corpo di Polizia Penitenziaria – conclude -. La sicurezza dei cittadini non puo’ essere oggetto di tagli”. Secondo il sindacato, sono oltre 141mila le persone coinvolte in Italia nell’esecuzione penale esterna.