L'operazione

Fondi pubblici per scuole e istituti di formazioni dirottati a società familiari: due arresti e un’interdizione

Le accuse sono di peculato e truffa ai danni dello stato, sequestrati liquidi, beni e società per oltre 3 milioni di euro

Fondi pubblici per scuole e istituti di formazioni dirottati a società familiari: due arresti e un’interdizione

Tre misure cautelari, di cui due arresti e una misura interdittiva, e un totale di 27 iscritte nel registro degli indagati. Le accuse invece sono quelle di peculato, truffa ai danni dello Stato, falso in atto pubblico e bancarotta fraudolenta. Sono questi gli esiti di un’articolata e complessa attività d’indagine della Guardia di Finanza e della Procura di Bergamo che coinvolge fondazioni, consorzi, società cooperative e società di capitali, attive nel settore della formazione professionale, operanti prevalentemente in Lombardia e grazie a risorse pubbliche erogate in quota maggioritaria dalla stessa Regione.

Le risorse pubbliche coinvolte

Le indagini – coordinate da questo Ufficio e che hanno visto operare l’Aliquota della Guardia di Finanza presso la Procura, il Nucleo PEF della Guardia di Finanza di Milano e il Gruppo G.d.F. di Bergamo – hanno consentito di accertare allo stato che, mediante un sistema di “vasi comunicanti” accortamente strutturato, ingenti risorse di provenienza pubblica venivano dirottate dalle ‘Opere’ – così gli indagati presentavano gli enti da loro gestiti, per sottolinearne la funzione sociale nel delicato settore della formazione giovanile – ad alcune società di capitali riconducibili ai medesimi indagati, il tutto grazie a complesse movimentazioni finanziarie, prestiti incrociati e fatturazione di prestazioni e consulenze relative ad attività mai svolte o sovrastimate.

Una quota parte assai significativa delle risorse pubbliche, in particolare, della Regione Lombardia, destinate a finanziare o cofinanziare le attività formative gestite dalla ‘Opere’ – pari, nel solo triennio 2022 – 2024, ad oltre cinquanta milioni di euro – è stata così dirottata sulle società di capitali ‘di famiglia’, gestite dai due principali indagati, una coppia di soggetti bergamaschi da decenni attivi nel settore della formazione professionale.

La rete di collaboratori

Molto articolata risulta anche la rete di collaboratori e ‘prestanome’ che hanno consentito al ‘sistema’ di funzionare e, soprattutto, ai due principali protagonisti di schermare le proprie responsabilità.

I reati contestati spaziano dal peculato, essendo stata riconosciuta in capo agli indagati la qualità di incaricati di pubblico servizio in quanto gestori di servizi scolastici finanziati per la quasi totalità da risorse pubbliche, alla truffa ai danni dello Stato ed al falso in atto pubblico, in relazione alla parallela attività di accoglienza migranti, sino alla bancarotta fraudolenta di una società cui risultano essere state a suo tempo trasferite risorse di provenienza pubblica per oltre un milione di euro, somma poi fuoriuscita dalla società in questione e di cui si sono perse le tracce.

Misure cautelari e sequestri

Il profitto sinora accertato è pari ad oltre 4 milioni di euro.

Oltre alle misure cautelari personali – arresti domiciliari nei confronti dei due principali indagati e divieto temporaneo di rivestire uffici direttivi in persone giuridiche e imprese nei confronti di altra indagata che si era prestata a più riprese a fare da ‘prestanome’ – nei giorni scorsi è stata data esecuzione a Decreto emesso dal G.I.P. di Bergamo con cui è stato disposto il sequestro di denaro ed altre utilità dei due principali indagati nella misura di euro 3.094.827,70.

Al momento, risultano essere stati sottoposti a sequestro liquidità, quote sociali ed immobili per un valore stimato di euro 2.960.436,23.