Il caso

Drogata e violentata: chiesto il giudizio immediato per Di Fazio

La Procura ha chiesto il giudizio immediato per l'imprenditore cuggionese Antonio Di Fazio, accusato di aver drogato e violentato una 21enne.

Drogata e violentata: chiesto il giudizio immediato per Di Fazio
Cronaca Legnano e Altomilanese, 03 Agosto 2021 ore 14:32

La Procura di Milano ha chiesto il giudizio immediato per l'imprenditore Antonio Di Fazio, originario di Cuggiono, in carcere con l'accusa di aver drogato e violentato una studentessa di 21 anni.

Drogata e violentata: la richiesta della Procura

E' in carcere da maggio 2021 l'imprenditore cuggionese Antonio Di Fazio, accusato di aver attirato nel suo appartamento di lusso a Milano una studentessa di 21 anni con la scusa di uno stage formativo, di averla narcotizzata e di averne poi abusato. Ora la Procura di Milano ha richiesto il giudizio immediato, senza quindi che venga celebrata l'udienza preliminare.

L'accusa

Un caffè dopo cena, un po’ di succo d’arancia e poi il blackout fino al mattino successivo. Nel mentre, ricostruiscono la pm Alessia Menegazzo e l’aggiunto Letizia Mannella, una violenza sessuale condita dalle foto della vittima incosciente, perché narcotizzata, scattate per "documentare il trofeo conquistato".
È questa l’accusa che, a maggio, ha portato in carcere a San Vittore Antonio Di Fazio, 50 anni, imprenditore del settore farmaceutico originario di Cuggiono raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip di Milano Chiara Valori per violenza sessuale aggravata, sequestro di persona e lesioni personali aggravate.
La presunta vittima è una 21enne studentessa fuorisede della Bocconi che, lo scorso 26 marzo, con la promessa di uno stage formativo nella "sua" Global Farma Srl, è stata attirata da Di Fazio nel suo lussuoso appartamento milanese per una cena a base di sushi, per poi essere stordita con un’elevata dose di benzodiazepine, abusata e fotografata.
L’indomani mattina la ragazza si era risvegliata nell’appartamento che condivide con un’amica ancora stordita e con indosso i vestiti della sera prima: a quel punto, man mano che i ricordi sono iniziati a riaffiorare, è andata in ospedale alla Clinica Mangiagalli dicendo di essere stata violentata e i medici le avevano trovato nel sangue 900 milligrammi per litro di benzodiazepine, un quantitativo circa quattro volte superiore alla dose giornaliera, tanto che i pm nel capo d’imputazione parlano di "intossicazione da avvelenamento".
Alle 3.30 di notte (siamo al 28 marzo 2021) è stata poi dimessa e lei ha scelto di andare dai Carabinieri della Compagnia di Porta Monforte, guidati dal capitano Silvio Maria Ponzio, per sporgere denuncia. Il racconto della giovane è inizialmente sommario, soprattutto a causa dello stato di semi-incoscienza nel quale si trova, ma poi si fa via via più dettagliato e viene confermato anche dai filmati delle telecamere attorno all’abitazione di Di Fazio oltre che dal Gps del suo smartwatch, che da mezzanotte all’1.02 segna solo 86 passi.

Le indagini

Da lì sono partite le indagini dei militari, che qualche giorno più tardi, perquisendo l’abitazione del cuggionese Di Fazio, hanno trovato in una nicchia a scomparsa in cucina due confezioni da 2,5 mg di un ansiolitico, il Bromazepam. Gli accertamenti si sono concentrati poi sui dispositivi elettronici dell’imprenditore, pc e telefono: nella galleria fotografica - "sconvolgente" e "degna di un novello Barbablù", la definisce il gip - gli inquirenti hanno trovato 54 immagini di ragazze seminude e prive di conoscenza "dello stesso tenore" di quelle della 21enne. Altre sarebbero poi emerse da ulteriori accertamenti sui dispositivi informatici in uso al 50enne. Fotografie che sarebbero state "scattate dall’ottobre 2020", evidenzia il giudice, suffragando così l’ipotesi della Procura che Di Fazio possa essere un violentatore seriale.

Sugli episodi che riguarderebbero anche altre vittime sono ancora in corso accertamenti e quindi non fanno parte dell'istanza che dovrà essere valutata dal giudice.