Un poliziotto ferito da un sasso lanciato dai manifestanti, dieci ragazzi fermati, quasi tutti minorenni, e una molotov trovata nelle mani di un 15enne. È il bilancio dei disordini di lunedì 19 ottobre a Legnano, al termine della protesta studentesca che ha portato un gruppo di giovani davanti al Commissariato di via Gilardelli.
Protesta studentesca, dal corteo ai dieci fermati
La dirigente, il vicequestore Paola Ciaccio, descrive un fenomeno nuovo, fatto di gruppi disorganizzati che si danno appuntamento attraverso le chat e di ragazzi che, in alcuni casi, sembrano non rendersi conto delle conseguenze delle proprie azioni.
L’agente del Reparto Mobile di Milano è stato colpito a una spalla da un sasso lanciato dai manifestanti. Ha riportato una contusione alla spalla sinistra, con una prognosi di cinque giorni. Il servizio di ordine pubblico, sottolinea Ciaccio, non è stato improvvisato: tutto il personale del Commissariato è stato impegnato in strada, in sinergia con le altre forze dell’ordine. La mattinata era iniziata davanti agli istituti scolastici, dove si erano concentrati circa 300 studenti che non erano entrati in classe. In seguito, circa 200 ragazzi si sono diretti verso il centro, mentre altri si sono aggiunti al gruppo, in particolare da Inveruno, dove erano stati incendiati alcuni cestini dei rifiuti. La maggior parte degli studenti, invece, è rientrata a scuola. I primi due fermati sono stati individuati in via Diaz, con il volto coperto da passamontagna. Successivamente i manifestanti si sono diretti verso il Commissariato di via Gilardelli, dove erano stati accompagnati i due giovani, per poi spostarsi in largo Tosi. Da qui alcune decine hanno raggiunto il centro commerciale vicino al Parco Falcone Borsellino, dove è stato impedito loro di entrare. In tutto sono stati fermati e identificati dieci ragazzi, uno solo maggiorenne, che non frequenta alcuna scuola. Sono stati sequestrati diversi passamontagna e maschere. Ai giovani è stato spiegato che coprirsi il volto in pubblico e partecipare a una manifestazione non autorizzata comporta conseguenze sul piano legale.

Una molotov nelle mani di un 15enne
Tra gli episodi più gravi, il ritrovamento di una bomba molotov nelle mani di un ragazzo di 15 anni. Secondo la ricostruzione fornita da Ciaccio, il giovane non avrebbe compreso la gravità della situazione e sarebbe rimasto fermo, senza rendersi conto di ciò che aveva in mano. L’ordigno sarebbe stato preparato da altri cinque ragazzi, che si sarebbero allontanati all’arrivo delle forze dell’ordine. La Polizia ne conosce le identità. Durante la manifestazione alcuni giovani avevano anche fumogeni e sono stati lanciati oggetti contro gli agenti. Per la dirigente, si tratta di comportamenti che mostrano quanto alcuni ragazzi fatichino a comprendere la gravità delle proprie azioni e a riconoscere l’autorità rappresentata dalla divisa.
«Manifestazioni disorganizzate, nate nelle chat»
A distinguere questi episodi dalle proteste tradizionali è soprattutto l’assenza di un’organizzazione riconoscibile, spiega Ciaccio:
«Si tratta di manifestazioni dove i partecipanti si muovono completamente disorganizzati, a differenza di altre, anche a rischio di incidenti, dove però ci sono referenti o portavoce con cui ci si può confrontare. Tutto nasce in maniera estemporanea, si danno appuntamento su Instagram o TikTok, ma l’occasione è raccolta solo per saltare la scuola e fare atti di vandalismo».
I dieci ragazzi fermati, secondo la dirigente, sembravano non sapere bene che cosa stessero facendo. Alcuni avrebbero dichiarato di non sapere di trovarsi a una manifestazione e di non conoscere le conseguenze dei propri comportamenti. Il gruppo, inoltre, non era composto soltanto dai cosiddetti “maranza”, ma da giovani diversi per provenienza e atteggiamento. Alcuni sembrano sentirsi al di sopra delle regole, trascinati dal comportamento degli altri e dalla dinamica del gruppo.
«Legnano è ancora una comunità sana»
Ciaccio distingue la situazione legnanese da quella di Milano, dove in alcune periferie si concentrano difficoltà di integrazione e rabbia sociale.
«Rispetto a Milano, Legnano è una realtà ancora sana: i cittadini non restano indifferenti come nelle grandi città e ci sono varie realtà sociali e istituzionali che fanno rete con le forze dell’ordine, anche in uno sforzo educativo dei giovani».
Il risultato di ieri, lunedì 19 ottobre, quando non si sono ripetuti gli eccessi di venerdì 16 davanti agli istituti Bernocchi e Dell’Acqua o quelli verificatisi a Milano, è anche frutto del lavoro svolto sul territorio. «È di tutta la città e frutto di un servizio non improvvisato», osserva la dirigente.
Il confronto con il capoluogo riguarda anche le condizioni sociali.
«A Milano ci sono grandi periferie non integrate, tanta rabbia sociale e tanta ricchezza non condivisa: da qui i saccheggi non collaterali a manifestazioni, ma posti come obiettivo».
A Legnano, invece, «le famiglie sono più attente e il contesto è meno ghettizzante», anche grazie alle realtà che coinvolgono i giovani e offrono loro punti di riferimento, dagli oratori ai manieri delle contrade.
«La città ha ancora gli anticorpi per reagire bene, ma dobbiamo monitorare: appiccare il fuoco e lanciare oggetti contro gli agenti significa non rendersi conto di quello che si fa e non riconoscere l’autorità di una divisa».
Studentesse assenti per paura delle minacce in chat
A preoccupare è anche il clima che si è creato nelle scuole. In diversi istituti alcune studentesse non si sono presentate a lezione, spaventate dai messaggi circolati in una chat nella quale venivano annunciate aggressioni sessuali di gruppo. Una minaccia che ha alimentato la paura dopo i disordini dei giorni precedenti. Per monitorare la situazione, Polizia di Stato, Carabinieri e Polizia Locale hanno concordato ulteriori servizi, con auto davanti alle scuole, alla stazione e nel Parco Falcone Borsellino. L’obiettivo è far sentire la presenza delle forze dell’ordine e prevenire nuovi episodi. Già nella mattinata di martedì 20 ottobre sono stati effettuati controlli davanti al Liceo Galilei: due minorenni sono stati trovati mentre fumavano uno spinello e uno scooter è stato sottoposto a fermo amministrativo. I controlli proseguiranno.
«Non siamo antagonisti, possiamo aiutarli a crescere»
Accanto alla prevenzione, Ciaccio ritiene fondamentale il dialogo con i ragazzi, le famiglie e le scuole. Alcuni giovani, una volta fermati e accompagnati in Commissariato, avrebbero minimizzato il proprio comportamento, sostenendo di non aver fatto nulla o di aver semplicemente seguito gli altri. Una delle frasi riferite rende l’idea di quanto alcuni possano essersi lasciati trascinare dal gruppo:
«Io non ho fatto nulla. Volevo soltanto fermarmi con gli altri e fare colazione nella pasticceria davanti al Bernocchi».
Per la dirigente è necessario intervenire anche sul piano educativo. La Polizia intende incontrare i dirigenti scolastici per concordare lezioni di legalità e occasioni di confronto con gli studenti.
«I ragazzi hanno pregiudizi nei confronti delle forze dell’ordine e non ne capiscono il ruolo. Pensano che la Polizia sia composta da militari e serva solo per reprimere, anziché garantire i diritti di tutti. Ci vedono come antagonisti ma non lo siamo, semmai possiamo aiutarli a crescere».
La dirigente richiama anche il diritto degli studenti a manifestare e a esprimere le proprie idee, diritti che devono essere tutelati nel rispetto di tutti, compresi coloro che non partecipano alle proteste. La presenza della Polizia, in questo quadro, non è contrapposta alla libertà di manifestazione, ma serve a garantirne l’esercizio in sicurezza.
«Il problema è la gravità delle azioni»
La protesta studentesca può esprimere richieste che meritano ascolto: la scuola ha bisogno di rinnovarsi e le istanze dei ragazzi devono essere prese in considerazione. Il confine viene superato quando qualcuno sfrutta la manifestazione per compiere atti violenti o vandalici. I giovani coinvolti rappresentano una minoranza rispetto alla popolazione studentesca complessiva, ma il numero non basta a ridimensionare la gravità degli episodi. Per Ciaccio è necessario interrogarsi sul ruolo delle famiglie, della scuola e dell’intero contesto sociale.
«Sono ragazzi figli del mondo digitale, che non hanno sperimentato pienamente lo sfogo fisico e il confronto diretto. Sembrano non avere una percezione chiara del rapporto tra azione e conseguenza».
È proprio questa mancanza di consapevolezza a preoccupare: gesti che possono sembrare una bravata hanno conseguenze concrete, anche sul piano penale. La manifestazione di lunedì, conclude la dirigente, «ha fatto male a tutti».