La storia

Castano, l’Rsa riapre le porte alle visite: il primo incontro

L'Rsa San Giuseppe di Castano Primo riapre le sue porte alle visite tra ospiti e parenti: ingressi contingentati e plexiglass, ma le emozioni sono tante.

Castano, l’Rsa riapre le porte alle visite: il primo incontro
Legnano e Altomilanese, 30 Giugno 2020 ore 12:46

Castano Primo, l’Rsa San Giuseppe ha riaperto dopo 4 mesi le sue porte ai parenti nella giornata di ieri, lunedì 29 giugno 2020.

Castano Primo e il primo incontro in Rsa dopo il Covid-19

A raccontare il primo incontro nella casa di riposo San Giuseppe è stata raccontata dall’operatore Diego Colombo (che ha scattato anche la foto in copertina) e dal sindaco Giuseppe Pignatiello. “Il primo ingresso di un parente nella Casa di Riposo Don Guanella, dopo mesi in cui i degenti non hanno potuto ricevere visite – ha raccontato Colombo – Il Protocollo da rispettare è rigido, ma non è qualcosa su cui si possa avere margine di discrezionalità. Il visitatore deve farsi misurare la temperatura corporea all’ingresso, indossare la mascherina, igienizzare le suole delle scarpe camminando su tappetini specifici, sanificare le mani con apposito gel, compilare svariati moduli di autocertificazione e liberatorie…e soltanto allora può andare dinanzi alla porta in plexiglass oltre la quale lo attende il suo caro. Piccoli fori ad altezza di 1 metro e 50 cm per consentire un minimo passaggio di suono attraverso il plexiglass… Un operatore nella stanza in cui sta il degente, per mediare la conversazione a causa dell’ipoacusia, condizione comune negli anziani. Non si può toccare la barriera di plexiglass. 15 minuti di colloquio, poi il visitatore deve andar via, e per ritornare dovrà attendere che tutti gli altri degenti abbiano ricevuto le loro visite. A spanne, quindi, una visita ogni 3 settimane. È poco…e la modalità di visita è assai triste…ma è tutto quello che ci è consentito fare per ora”.

Nonostante i protocolli, le emozioni sono forti

“Tuttavia anche in questo contesto la gioia del ritrovarsi trova una via…come quei fiori che si fanno strada perfino tra le crepe del cemento – ha continuato l’operatore – Ci si sorride, ci si parla, ci si manda baci con le mani, si ride e si piange insieme, seppur divisi da un limite trasperente ed invalicabile. Si avvicina lo smartphone alla barriera, per far vedere nipoti e pronipoti… perché si sa, ad una certa età la memoria va tenuta in allenamento. ‘Ti trovo bene dai…’…’mangi?’…’fai la fisioterapia?’…’canottiere ne hai abbastanza?”‘. Sono queste le domande e gli argomenti, dietro ai quali si celano affetto, attenzione e desiderio di vicinanza. I 15 minuti trascorrono in un battito di ciglia… ed è già ora di andare. Il parente esce, tutta l’area viene sanificata, e avanti il prossimo. Nell’aria rimangono peró parole sospese ed emozioni forti che saturano la stanza e che nessun gel battericida può cancellare”.

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