Commenti su: Cambio di rotta per la Polizia locale, è polemica

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Samuele

Ridimensionare le dotazioni della Polizia Locale togliendo fotosegnalamento e celle di sicurezza per comprare biciclette è una decisione anacronistica che mortifica la realtà operativa dei nostri agenti. La Polizia Locale moderna non è più quella dei vecchi film all'Alberto Sordi, ma un presidio di sicurezza complesso e indispensabile per la comunità. Tornare ai pedali significa fare un salto indietro nel tempo e ridurre gli agenti a semplici movieri. L'Assessore sembra aver perso la percezione della realtà locale: la vera svolta non sono i tagli camuffati da scelte ecologiche, ma il rafforzamento delle convenzioni e dei consorzi intercomunali per condividere strutture ed efficienza.

Francesco

La sicurezza urbana non può essere ridotta a una questione di presenza simbolica sul territorio, né può rimanere subordinata a una concezione della Polizia Locale legata a un modello ormai storicamente superato, rappresentato dalla figura tradizionale del “vigile in bicicletta”, certamente rispettabile nella sua funzione originaria, ma non sufficiente ad affrontare le esigenze contemporanee di sicurezza.
Finché la sicurezza urbana continuerà ad essere interpretata secondo logiche prevalentemente localistiche e sarà affidata, nelle sue scelte strategiche, a classi amministrative che non considerano adeguatamente l'evoluzione della criminalità e delle problematiche di ordine pubblico, essa rischierà di rimanere, in molte realtà, una finalità programmatica più che un'effettiva politica pubblica.
Il tema non riguarda una singola amministrazione o una singola persona, ma un modello istituzionale. Realtà territoriali come Cornaredo rappresentano, in questo senso, l'esigenza di interrogarsi sull'efficacia dell'attuale sistema e sulla necessità di superare una visione meramente municipale della sicurezza.
L'art. 117, comma 2, lett. h), della Costituzione attribuisce allo Stato la competenza esclusiva in materia di ordine pubblico e sicurezza, mentre la legge n. 65/1986 disciplina la Polizia Municipale e il D.Lgs. n. 267/2000 attribuisce al Prefetto importanti funzioni di vigilanza e coordinamento.
È quindi ragionevole porre al legislatore una questione di sistema: la sicurezza urbana, laddove incida direttamente sulla sicurezza pubblica, può essere lasciata a scelte esclusivamente riconducibili alla dimensione politica comunale?
Una possibile risposta consiste nel rafforzamento del coordinamento statale, attraverso Prefetture e Questure, e nella costruzione di un sistema regionale integrato della Polizia Locale, nel quale i Comuni mantengano le proprie competenze amministrative, ma le attività direttamente connesse alla sicurezza siano inserite in un quadro uniforme di indirizzo, controllo e coordinamento.
Non si tratta, dunque, di contrapporre il Comune allo Stato, né di svilire il ruolo della Polizia Locale. Si tratta di riconoscere che la sicurezza del cittadino è un interesse pubblico che supera i confini amministrativi del singolo Comune.
Finché prevarrà una concezione della sicurezza ancorata a un modello meramente municipale e a strumenti organizzativi non adeguati alla complessità attuale, in realtà territoriali come Cornaredo la sicurezza urbana rischierà di rimanere una chimera, anziché tradursi in una politica pubblica effettiva, coordinata e verificabile.
La questione, pertanto, non è stabilire chi debba comandare la Polizia Locale, ma quale livello istituzionale debba assumersi la responsabilità ultima di garantire standard effettivi e omogenei di sicurezza ai cittadini.