Aveva 83 anni

Addio a Luigi Cereda, storica voce del territorio

Fino all’ultimo ha raccontato con passione la realtà locale.

Addio a Luigi Cereda, storica voce del territorio

Ci ha lasciato Luigi Cereda.

Si è spento Luigi Cereda: aveva 83 anni

Ottantatré anni compiuti lo scorso 9 novembre, da oltre un decennio collaboratore di Settegiorni, si è spento lunedì sera nella sua casa di Magenta, accanto all’adorata moglie Paola. Storica voce del territorio, fino all’ultimo ha raccontato con passione la realtà  locale.

Era un giornalista garbato ed elegante

Che dovesse scrivere una breve o un articolo di apertura, dieci o 50 righe, ci metteva lo stesso impegno. Mai frettolosi o superficiali, i suoi pezzi avevano sempre quel qualcosa in più: un’informazione che agli altri mancava, una dichiarazione in esclusiva, una prospettiva storica che in certi casi solo lui, che amava e raccontava il territorio da decenni, poteva dare. D’altra parte Luigi, che non era nato giornalista – a questa professione era arrivato una volta andato in pensione dopo una vita di lavoro alla Saffa – aveva la stoffa del cronista di razza: fiuto per la notizia, culto per il dettaglio, verifica scrupolosa delle fonti. E una grande passione per il mestiere più bello del mondo, “se lo si fa con dignità” diceva Montanelli. Qualità che a Luigi non è mai mancata, e che in lui si accompagnava al garbo e all’eleganza, della persona e dello stile di scrittura, mai urlata.

Amava le storie e le persone

Amava le storie e le persone, parlare con le seconde per venire a conoscenza delle prime. E ovviamente per raccontarle ai lettori. Luigi si avvicinava con curiosità e acume a ogni realtà: dalla piccola associazione al grande personaggio, dalle questioni politiche più intricate ai minuti fatti di paese. Spesso scriveva di notte. Per arrivare puntuale nella consegna dei pezzi alla redazione (in tanti anni mai un ritardo, e la sua mail con la proposta dei pezzi della settimana era sempre la prima ad arrivare), ma anche perché di giorno andava a caccia di notizie, nella maniera che in tanti, troppi casi, le nuove leve di questa professione sottovalutano: consumando le suole delle scarpe, vedendo le cose con i propri occhi, parlando con le persone, ascoltando le loro verità e mettendole a confronto, facendo le domande giuste.

Marcallo con Casone la sua seconda casa

Luigi conosceva a fondo il territorio che raccontava e in particolare la realtà di Marcallo con Casone, che per lui, magentino, era diventato una seconda casa. In passato ne aveva curato anche il periodico comunale.
Paese che ora lo piange così:

“La nostra comunità saluta con gratitudine Luigi Cereda. Per anni è stato una delle voci più attente per Marcallo con Casone sulla stampa locale. Con curiosità autentica e grande rispetto ha raccontato il nostro territorio, le sue iniziative, le sue storie, le persone che lo rendono vivo. Per qualche tempo ha curato anche la redazione dell’informatore comunale, contribuendo con professionalità all’informazione per i cittadini. Alla sua famiglia rivolgiamo il nostro pensiero e le più sentite condoglianze”. 

Era anche un grande sportivo

Ma le passioni di Luigi non si esaurivano nel giornalismo: era un grande sportivo, innamorato dell’Inter e del tennis, che giocava benissimo (la sua foto profilo su whatsapp lo ritraeva in campo con la racchetta in mano). Curava con dedizione il proprio corpo, convinto della validità dell’antica massima latina “mens sana in corpore sano”, e quando sono arrivati i problemi di salute, il movimento – oltre alle terapie dei medici e al sostegno della moglie – è stato per lui una cura efficace. La scorsa primavera aveva subito un delicato intervento chirurgico, che lo aveva costretto a un periodo di riposo forzato (“Stavolta sono costretto ad andare in vacanza, spero di non mettere in difficoltà la redazione” aveva detto, preoccupandosi per i colleghi, per il giornale, prima che per se stesso), ma poi era tornato a raccontare il territorio, curioso, preciso e appassionato come sempre.

Lo sguardo sempre rivolto al mondo

Ha lavorato quasi fino alla fine, prendendosi una pausa – che noi tutti speravamo temporanea – solo nelle ultime settimane. Senza mai staccare davvero però: chiamava la redazione per dare notizie, spunti, numeri di telefono della sua preziosa agenda, costruita in decenni di professione. E per chiedere come stessimo noi colleghi tanto più giovani di lui. Se capitava, travolti dai ritmi serrati della cronaca, di perdere una sua chiamata o di tardare a rispondere a un suo messaggio, si preoccupava: “Temevo ti fossi ammalata. Mi raccomando, riguardati” diceva poi quando riuscivamo a parlarci. Lui, che combatteva una battaglia con un male crudele, si preoccupava per noi, che nella peggiore delle ipotesi eravamo alle prese con malanni di stagione. Ma Luigi era così: non perdeva tempo a guardarsi l’ombelico, perché a lui piaceva guardare il mondo, tanto vario e sempre interessante, nel bene e nel male. Guardarlo, cercare di capirlo, e poi raccontarlo ai lettori.

L’ultimo saluto domani alle 9.30

Luigi riposa nella Casa funeraria di via San Giovanni 47 a Robecco sul Naviglio. Il funerale sarà celebrato domani, giovedì 29 gennaio, alle 9.30 nella Basilica di San Martino a Magenta, dove alle 9 sarà recitato il Rosario.