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Legnano

20 anni fa la morte di Marco Bandera, l’appello: “Ancora troppa lentezza per salvare vite”

IL 19enne era stato colpito da arresto cardiaco al Bernocchi. Le riflessioni della madre, l'appello di Mirco Jurinovich (Sessantamilavitedasalvare) e l'intervento dell'onorevole legnanese Riccardo Olgiati

20 anni fa la morte di Marco Bandera, l’appello: “Ancora troppa lentezza per salvare vite”
Cronaca Legnano e Altomilanese, 19 Marzo 2021 ore 17:50

20 anni fa la morte di Marco Bandera, giovane di Legnano colpito da arresto cardiaco al Bernocchi. Le riflessioni della madre, l’appello di Mirco Jurinovich (Sessantamilavitedasalvare) e l’intervento dell’onorevole Riccardo Olgiati.

20 anni fa la morte di Marco Bandera

21 marzo, primo giorno di primavera. Quest’anno sarà il 20esimo anniversario della morte di Marco Bandera, studente 19enne accasciatosi nella palestra del Bernocchi di Legnano e deceduto per arresto cardiaco.
Due decenni, ma di strada da fare per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza della diffusione capillare dei defibrillatori (strumenti che possono salvare la vita in caso di arresto cardiaco) è ancora lunga: in prima fila vi è l’associazione Sessantamilavitedasalvare guidata dal presidente Mirco Jurinovich. Così come maggiore dovrebbe essere l’impegno della politica.

Le parole della mamma di Marco

“Bello come il sole…Ho cercato le parole più adatte per ricordare la partenza di mio figlio Marco verso il Cielo ma quelle veramente reali appartengono solo al mio Cuore, perché è impossibile descrivere cosa si è rotto dopo la sua morte e a che cosa mi sono aggrappata disperatamente per sopravvivere – racconta Mara Grigoli, mamma di Marco – Non saprò mai se Marco si sarebbe salvato grazie all’uso immediato di un defibrillatore, di cui allora non erano dotate le ambulanze, preferisco pensare che chi l’ha soccorso a scuola abbia fatto l’ impossibile dopo essersi reso conto della gravità di ciò che stava accadendo. E se qualcuno di loro semmai leggesse questo scritto e mi volesse ancora contattare dopo tanti anni sappia che ne sarei ben felice. Ed oltre a queste persone che sono state accanto a mio figlio, aggiungo il mio più grande grazie a Mirco Jurinovich che rimasto quel giorno profondamente colpito dall’improvvisa morte di Marco non si è mai arreso nel portare avanti un progetto in cui ha creduto e non risparmiandosi mai in fatica e dedizione continua ancor oggi a lottare affinché le nostre Istituzioni concludano un lavoro che continua a rimanere in sospeso. Arriverà quel giorno e sarò insieme a Mirco a festeggiare il risultato ottenuto perché mi piace pensare che chi è sopravvissuto ad un arresto cardiaco grazie all’uso del defibrillatore porti con sè un piccolo frammento del cuore di mio figlio, mio grande, immenso Maestro di Vita che mi ha insegnato a dirigere il dolore verso la rinascita e non verso l’annientamento di noi stessi”.

Le parole di Mirco Jurinovich

Da quel giorno Mirco Jurinovich è impegnato per far conoscere l’importanza dei defibrillatori e per farli utilizzare da chiunque: “La morte di Marco ha creato piena consapevolezza del drammatico fenomeno qual è l’arresto cardiaco improvviso con le sue 60mila vittime strappate ogni anno agli affetti. La legge 120 del 2001 che introduceva la possibilità di utilizzo dei defibrillatori semi automatici anche ai comuni cittadini, ci aveva illuso sulla possibilità di aumentare sensibilmente le possibilità di sopravvivenza. Dopo decine di disegni di legge arenatisi nei due rami del Parlamento, il ddl 1441 ‘Disposizioni in materia di utilizzo dei defibrillatori semiautomatici e automatici in ambiente extraospedaliero’ sembrava aver imboccato la direzione giusta con la rapida approvazione da parte della Camera il 30 luglio 2019. Sembrava una formalità il passaggio in sede deliberante alla 12esima Commissione Igiene e Sanità del Senato ma una serie di incresciosi episodi hanno tenuto al palo il provvedimento che potrebbe strappare alla morte almeno 30mila persone ogni anno. Ultimi ostacoli: la mancata copertura economica (4 milioni di euro) e l’attesa di pareri tecnici del Ministero della Salute”.

Il commento dell’onorevole Riccardo Olgiati

“Era il 30 luglio del 2019 quando alla Camera dei Deputati approvavamo un disegno di legge passato in secondo piano nel mainstream ma che in realtà avrebbe un impatto potenziale incredibile nel territorio italiano – ricorda l’onorevole legnanese Riccardo Olgiati del Movimento 5 Stelle – La legge è quella denominata ‘Disposizioni in materia di utilizzo dei defibrillatori semiautomatici e automatici in ambiente extraospedaliero’. Una legge approvata in prima lettura alla Camera dopo una lunghissima battaglia portata avanti con grande tenacia da tante associazioni, una delle quali è la arcinota ’60mila vite da salvare’ dell’amico Mirco Jurinovich. E’ soprattutto grazie a lui se io stesso mi sono avvicinato al tema e messo a disposizione impegnandomi per cercare di portare a termine una norma di civiltà e che potrebbe potenzialmente salvare 60mila persone che ogni anno in Italia muoiono per arresto cardiaco. Purtroppo però sono costretto a dire ‘potrebbe’ perchè a distanza di oltre un anno e mezzo quella legge è ancora lì ferma come l’avevamo lasciata alla Camera, in attesa del secondo ed ultimo passaggio definitivo al Senato della Repubblica. Certo non è stato un anno qualsiasi, l’attività legislativa è stata quasi di fatto sospesa per lasciare spazio alla decretazione d’urgenza per ovvi motivi ed il Parlamento da ormai oltre un anno è impegnato quasi solo nella conversione dei decreti legge di origine governativa. Ma non può e non deve essere una scusa per attendere ancora per molto. Oggi la legge è ferma a causa di una relazione del Ministero dell’Economia e delle Finanze che ha fatto una serie di rilievi tecnici al Ministero della Salute, competente in materia, il quale tarda a risolvere tutti i problemi segnalati. Sappiamo che non è stato un anno qualsiasi a livello di carico di lavoro per il Ministero della Salute ma di tempo ne è passato abbastanza e credo che in un anno e mezzo il tempo per risolvere questi problemi è stato più che sufficiente. Personalmente sto continuando a scrivere ai tecnici del Ministero, l’ultima volta proprio pochi giorni fa, nella speranza che si possa superare l’empasse e si possa finalmente chiudere l’iter di una legge troppo importante, una legge che sarebbe conclusa con un semplice voto in commissione senza nemmeno dover passare in aula. Come legislatori abbiamo un dovere morale verso i cittadini italiani. Come legnanese sento il dovere di farlo per Mirco e la sua associazione che mi ha fatto conoscere una realtà incredibile fatta di volontari che hanno una missione: quella di diffondere la cultura di uno strumento che può salvare la vita. E vorrei farlo anche per ricordare nel migliore dei modi Marco Bandera, affinché di casi come il suo non ne succedano mai più”.
defibrillatori

 

 

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