Cultura

Secondo incontro della rassegna “Umane Connessioni” con Alberto Pellai

Al centro del dibattito una domanda cruciale: chi è, oggi, l’adulto?

Secondo incontro della rassegna “Umane Connessioni” con Alberto Pellai

Non ha deluso le aspettative l’incontro di sabato 28 febbraio 2026  al festival “Umane Connessioni”, che ha visto protagonista Alberto Pellai, medico, psicoterapeuta, ricercatore e scrittore, invitato dalla Comunità Educante. A introdurlo è stata l’assessora alla Cultura del Comune di Abbiategrasso  e vicesindaca Beatrice Poggi, che ha richiamato il tema della quarta edizione della rassegna, Abitare l’Umano. L’evento, che si è svolto  all’ex convento dell’Annunciata,  aperto dalla professoressa Agnese Coppola insieme alle studentesse Giada, Beatrice e Viola, ha posto al centro una domanda cruciale: chi è, oggi, l’adulto?

L’adulto come allenatore, non come amico

Pellai ha delineato con chiarezza la distanza tra il desiderio dei genitori di garantire la felicità ai figli e il loro compito educativo: fornire strumenti per affrontare la vita. L’errore più diffuso, ha spiegato, è la rinuncia al ruolo di guida in favore di quello – più semplice ma rischioso – dell’“amico”. Un buon allenatore non percorre la strada al posto del ragazzo, né promette di risolvere ogni problema; piuttosto, lo sostiene affinché possa farcela con le proprie forze. Accompagnare senza sostituirsi: questa, secondo Pellai, è la responsabilità adulta.

Le sfide del digitale e l’illusione dell’esperienza virtuale

Il dialogo con le studentesse e con la professoressa Coppola ha portato l’attenzione sul mondo digitale, che sta modificando profondamente i processi di crescita. L’esperienza virtuale dei videogiochi, ha osservato Pellai, sostituisce quella reale e priva gli adolescenti del vissuto necessario per maturare. Ancora più insidiose sono alcune community online, costruite su meccanismi manipolatori che ricordano la dinamica del “gatto e la volpe”. L’obiettivo dell’industria digitale, ha ammonito, non è la crescita dell’individuo, ma la sua trasformazione in consumatore.

La responsabilità della comunità educante

Un altro nodo affrontato riguarda il ruolo della scuola e della famiglia nel custodire valori condivisi. Pellai ha criticato un mondo adulto spesso incapace di posizionarsi, portando l’esempio – realmente accaduto – della presenza di figure legate all’industria pornografica in contesti scolastici. La scuola, ha ribadito, non può diventare vetrina pubblicitaria: deve restare fedele alla propria missione formativa. In un contesto di fragilità crescente, l’educazione affettiva è un’urgenza per contrastare la riduzione delle relazioni e la mancanza di “allenamento alla vita”.

Ricostruire l’interiorità: la parola come antidoto

La parte finale dell’incontro si è concentrata sulla “desertificazione del mondo interiore” delle nuove generazioni. La professoressa Coppola ha parlato di un’agonia di valori ed emozioni; Pellai ha risposto sottolineando la necessità di ricostruire l’interiorità come cabina di regia del rapporto con la realtà. In un’epoca dominata dall’immagine, che impoverisce il pensiero critico, è essenziale restituire centralità alla parola: leggere, scrivere, confrontarsi con narrazioni profonde sono azioni che nutrono il “pensiero pensante” e contrastano l’appiattimento prodotto dal consumo massiccio di pornografia e videogiochi.

L’incontro si è chiuso con la lettura, da parte di Viola, di una poesia di Alda Merini, scelta come invito a coltivare la propria interiorità. Il messaggio finale è stato chiaro: l’educazione comincia dall’adulto, che deve essere il primo a lavorare su di sé per poter diventare guida autorevole, presente e capace di accompagnare i giovani nella complessità del vivere.

 

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