Si è svolta giovedì 19 febbraio a Turbigo, nell’ambito delle cerimonie ufficiali del Giorno del Ricordo la presentazione del libro I quaranta giorni del terrore: l’occupazione slavo – comunista di Gorizia e un lapidario per cancellare gli omissis della Storia (1 maggio – 12 giugno 1945) di Mauro Tonino.
Presentato il libro “I quaranta giorni del terrore”
L’iniziativa è stata organizzata dalle associazioni Comitato 10 Febbraio , ASSOCIAZIONE NAZIONALE VOLONTARI DI GUERRA, Associazione Memento e AEGD Amici degli Esuli Giuliano Dalmati e che ha visto il patrocinio del Comune di Turbigo.
Gli interventi sono stati curati da Valerio Zinetti (a nome dei sodalizi organizzatori) e Federico Goglio (giornalista e curatore della pubblicazione), introdotti dai saluti istituzionali del Sindaco di Turbigo Fabrizio Allevi e del consigliere regionale Christian Garavaglia.
L’argomento trattato ha permesso di inquadrare storiograficamente la vicenda della “terza ondata” (la prima fu in Istria nel 1943, la seconda a Zara nel 1944) di crimini di guerra dei partizan jugoslavi nell’ambito dell’occupazione militare di Trieste e Gorizia dal 1 maggio 1945 (data dell’ingresso delle truppe titoiste in città) al 12 giugno 1945 (data dell’abbandono a seguito dell’Accordo di Belgrado del 9 giugno tra la Jugoslavia e gli Alleati).
L’occupazione militare dei territori
Occupazione militare caratterizzata da una durissima repressione non certamente limitata all’apparato della R.S.I. e dell’O.Z.A.K., bensì estesa a tutti i soggetti contrari all’annessione di Gorizia e Trieste alla Jugoslavia comunista: particolarmente colpito fu il Comitato di Liberazione Nazionale. Questi fatti furono la conseguenza dell’uscita del Partito Comunista dal C.L.N. della Venezia Giulia a seguito di colloqui tra Togliatti e l’emissario di Tito Edvard Kardelj, nei quali vennero decise sia la non opposizione del P.C.I. alle mire annessionistiche jugoslave (già chiare dal settembre 1943 con i decreti annessionistici del Consiglio Antifascista della Croazia) e l’inquadramento delle formazioni comuniste della Brigata Garibaldi – Natisone nell’apparato militare jugoslavo.
Antecedente che rese possibile l’espansione jugoslava sui confini orientali italiani fu sicuramente il riconoscimento ufficiale Alleato (in particolare inglese tramite Winston Churchill) del Movimento di Liberazione di Tito a discapito della Resistenza monarchica del Generale Draža Mihailović (che tra l’altro rappresentava il governo jugoslavo riparato in esilio a Londra dopo l’occupazione militare italo-tedesca dell’aprile 1941).
L’esodo degli italiani
Numericamente l’esodo dalle terre italiane cedute alla Jugoslavia riguardò una cifra indicativa di 350.000 Italiani. Su una popolazione di circa 500.000 abitanti di cui 400.000 di lingua e culturale italiana, ciò significò la sostanziale fine della presenza etno – culturale italiana su quelle terre.
I casi più noti furono Fiume (60.000 abitanti – 54.000 profughi), Zara (21.000 abitanti -14.000 profughi), Capodistria (15.000 abitanti – 8.000 profughi), Rovigno (10.028 abitanti- 8.0000 profughi), Cherso (7.570 abitanti- 6.000 profughi).
Vicende storiche delle quali l’Amministrazione Comunale di Turbigo da più di vent’anni (e da capofila sul territorio nazionale) ha promosso la conoscenza presso le nuove generazioni con l’intitolazione di una piazza dedicata ai Martiri delle Foibe e con una targa che non concede concessioni a negazionisti e giustificazionisti: “In memoria degli italiani vittime nelle foibe per mano dei partigiani comunisti slavi”.