Si è conclusa l’intensa esperienza di Maurizio Gianelli, 65enne di Corbetta, come volontario delle Olimpiadi invernali: dal debutto come spettatore fino all’impegno nel quartier generale della stampa e televisione del Main Media Center (Mmc) a Milano.
Un debutto da brividi: San Siro nel cuore
«Il mio viaggio è iniziato con un’emozione pura, vissuta non da addetto ai lavori, ma da sognatore. Il 6 febbraio ero lì, tra la folla che faceva tremare le tribune di San Siro per la Cerimonia di apertura. Vedere il Meazza trasformarsi in un palcoscenico di colori, luci e suoni, sentire il boato del pubblico all’ingresso del presidente Mattarella, ascoltare l’Inno di Mameli mentre veniva alzato il Tricolore e applaudire la sfilata dei nostri atleti è stato un momento che porterò dentro per sempre – racconta – Da spettatore ho assorbito l’energia della festa; da volontario, ero pronto a trasformare quell’energia in lavoro nel Media Center».
Nel “bunker” dell’informazione: tra Matrix e droni acrobatici
Chiusa la parentesi coreografica di San Siro, il volontario ha preso il suo posto nel «bunker» dell’informazione dei Giochi olimpici invernali, il Main Media Center.
«Lavorare nel Press Team quest’anno ha significato viaggiare nel futuro della comunicazione. Abbiamo assistito a una rivoluzione tecnologica incredibile, spinta dall’Intelligenza artificiale e da tecniche di ripresa mai viste prima – sottolinea – Due innovazioni, in particolare, hanno lasciato tutti senza fiato. Il primo è stato l’effetto Matrix: il sistema di Real-time 360gradi replay. Grazie all’Ia, le immagini venivano “congelate” a mezz’aria durante i salti più acrobatici e l’inquadratura ruotava intorno all’atleta in tempo reale, proprio come l’iconico “Bullet time” di Neo. Il secondo sono stati i droni e la velocità pura: per la prima volta abbiamo apprezzato la velocità reale degli atleti grazie ai droni Fpv (First person view). Li abbiamo visti sfrecciare a pochi centimetri dai bob lanciati a oltre 100 chilometri orari nel budello di ghiaccio, o seguire come ombre i campioni di discesa libera lungo i pendii più ripidi delle Alpi. Sui monitor della sala stampa, sembrava quasi di scivolare e sfrecciare insieme a loro! Tutto questo è stato possibile grazie all’Obs (Olympic broadcasting services), situato proprio all’interno del Mmc. È qui che confluivano in tempo reale tutte le riprese effettuate nelle varie competizioni, per essere poi inviate ai principali network mondiali, pronte per la messa in onda».
Febbre da spillette: la Pin-mania
Tra le esperienze vissute Maurizio Gianelli ne racconta anche una un po’ curiosa, cioè la «febbre da spillette. Le Olimpiadi hanno anche un linguaggio segreto, fatto di metallo e smalto: la Pin-mania! Chi non l’ha vissuta non può capire quanto possa diventare competitiva la caccia alle spillette – spiega – Tra un turno e l’altro era un continuo di scambi frenetici: colleghi coreani, cronisti americani, fotografi svedesi… Per ciascuno ogni “pin” scambiata è stato un incontro, un sorriso, un pezzetto di mondo da portarsi a casa».
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Maurizio Gianelli
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