L’emblema dell’energia vitale che risorge dal buio e una nuova vita che diventa luce. Una rinascita prima fisica e poi spirituale. Non bastano questi termini per descrivere la grandezza della vicenda umana vissuta da Giancarla Maria Ramponi, 88 anni, conosciuta a Castano Primo con il soprannome de “La sarta” e che quando era bambina fu guarita da una malattia che non le stava lasciando scampo.
Dietro il miracolo di Giancarla si cela il nome di Santa Maria Mazzarello
Giudicata grave dai medici sulla base della febbre alta che stava accusando e che all’epoca – stiamo parlando degli anni Trenta – avrebbe potuto costare a lei come ad altri la vita, Giancarla ha ricevuto un vero e proprio miracolo. Quel miracolo dietro cui si cela il nome di Santa Maria Mazzarello, cofondatrice dell’Istituto delle Figlie di Maria ausiliatrice fondato da S. Giovanni Bosco. «Era l’autunno del 1946: avevo forti mal di testa. La dottoressa Vincenzina Valle venne a visitarmi. Dopo una settimana, ritornò e vide che le mie condizioni si erano aggravate: ben due medici mi diagnosticarono una grave forma di nefrite. A quel tempo avevamo un negozio di frutta e verdura in corso Roma e quel giorno si erano riuniti tutti lì, compresi i medici perché allora non si andava in ospedale. A mia mamma avevano detto che sarei morta da lì a poche ore, tanto che mi era stata data già l’estrema unzione. Erano state avvertite le suore dell’asilo dalla mia nonna. all’epoca era direttrice suor Luigia Cerini, che è venuta portando una reliquia di Madre Mazzarello».
Un gesto provvidenziale quello che risale a 80 anni fa
La direttrice mise in atto un gesto provvidenziale: la consegna, che si è subito trasformata in un invito estremo alla credenza, di una reliquia della Santa legata alla scuola di Don Bosco. Un invito che si sostanziava in un gesto, quello di conservare quell’oggetto pieno di speranza sotto il proprio cuscino. Tutto mentre la malattia avanzava e la vista cedette il passo all’oscurità. “Riposavo tranquilla – racconta ancora come se fosse ieri la miracolata -, Quando mi sono risvegliata, però, mi ritrovai cieca; ricordo che mettevano un asciugamano sul lampadario per capire se distinguevo buio e luce e mi chiedevano se ci vedevo… Da piccoli si è incoscienti, non pensi di poter restare così”.
L’intervento di grazia
La sofferenza e la parola fine, improvvisamente, andarono a braccetto, trasformandosi in un intervento di grazia.
“Dopo un po’ mi sono riaddormentata, ma quando mi sono svegliata stavo bene e ho esclamato “Mamma, ci vedo!”. Dopo poco tempo ho ripreso ad andare a scuola”.
A quel punto la notizia diventò virale e il miracolo ufficiale. “La direttrice parlò di un episodio strano. Subito la suora telefonò al prete dei miracoli. Venne interrogato il vicinato – quando le relazioni tra vicini era elemento che scandiva le nostre vite quotidiane – E di lì a poco sono iniziati i processi e gli accertamenti medici per avere la certezza che non ci fossero spiegazioni scientifiche e che fosse stato davvero un miracolo, il secondo che madre Mazzarello aveva compiuto, quello necessario per essere proclamata santa:
«Ricordo che dagli specialisti mi accompagnava suor Cerini; nel 1948 c’era stato il processo diocesano dove furono ascoltate le testimonianze; c’era anche l’avvocato del diavolo che contraddiceva. Dopodiché la documentazione, decisiva ai fini del riconoscimento, è finita a Roma e nel 1951 Maria Mazzarello è stata resa santa».

Le immagini della santificazione di Madre Mazzarello
Il presente di Giancarla
Ora lei ha una bella famiglia, realizzata, formata dai due figli e dai nipoti, che intanto l’hanno fatta diventare bisnonna. Ci sono gli amici, il gusto di vestirsi bene per ogni occasione, quindi la consapevolezza di essere stata baciata dalla fortuna. Come nella lotteria e come nella vita che fa festa.