Il racconto

L’esperienza di Federica Pizzo, da 9 mesi in Tanzania per la Ong Medici con l’Africa Cuamm

«Un’esperienza professionale impattante che sta rafforzando le mie skills, necessarie per lavorare nel settore delle relazioni internazionali»

L’esperienza di Federica Pizzo, da 9 mesi in Tanzania per la Ong Medici con l’Africa Cuamm

Federica Pizzo, 26enne di Corbetta, è partita il 27 luglio con un volo per la Tanzania e «ormai sono già nove mesi che ricopro il ruolo di Assistente Capo Paese (Country Director) a Dar es Salaam per la Ong Medici con L’Africa Cuamm sotto il programma del Servizio Civile Universale offerto dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale», racconta la giovane, che ha così l’opportunità di ampliare sul campo le sue conoscenze e competenze apprese con la laurea triennale in «Mediazione linguistica per le relazioni internazionali» e poi la laurea magistrale in «International security studies».

Il racconto dell’esperienza

Un’esperienza significativa e arricchente, che proseguirà ancora un paio di mesi. «A oggi, se dovessi pensare a due parole che possano descrivere questi mesi passati in Tanzania, direi crescita e soddisfazione – afferma – Quando sono arrivata a Dar lo scorso luglio, ho iniziato questo percorso con mente aperta e con poche aspettative. Ovviamente la curiosità dei mesi che avrei dovuto passare in Africa, continente per me nuovo nel lungo termine, era tanta e la voglia di fare ancora di più, ma avevo deciso di avere un approccio un po’ senza troppi pensieri su cosa sarei andata a fare o che cosa avrei visto, sapevo che il destino avrebbe deciso per me e infatti così è stato, ed è stato tutto una sorpresa bellissima».

Federica Pizzo ripercorre questi mesi passati.

«Appena arrivata, il mio country manager, Mr. Riccardo Buson, mi ha subito domandato quali fossero i miei interessi per capire al meglio come strutturare il mio ruolo e l’esperienza che sarei andata a fare. Ho espresso il mio interesse per le tematiche sulla protezione dei diritti delle donne e dei bambini, sia in ambito salute che educazione, tanto quanto il tema dell’insicurezza alimentare e della malnutrizione. Ho anche espresso il mio interesse nello scoprire più a fondo il coordinamento progetti e liaison con diversi stakeholders all’interno dell’arena internazionale (governi, organizzazioni internazionali come le Un o Eu, ambasciate, privati, altre Ong internazionali e locali) – racconta – A posteriori di nove mesi, posso solo dire che sono stata ascoltata al cento per cento se non di più e avere Riccardo come capo è stata un’aggiunta perché sa cosa dire e cosa consigliare, nel giusto modo, in qualsiasi cosa si faccia».

Il suo ruolo e le competenze acquisite

Secondo la giovane corbettese «di fatto, la figura di Assistente Capo Paese è essenziale a supporto del Country Director e dell’ufficio di Coordinamento progetti e nella cooperazione internazionale è centrale per il funzionamento operativo e strategico di un’organizzazione in un determinato paese. Ed essendo un ruolo comprensivo di tante competenze e necessità, in questi mesi sono stata molto spesso in viaggio, soprattutto tra Dar, Dodoma e Zanzibar – spiega – Per esempio, sono stata mandata in missione sul campo più volte nella regione di Dodoma, capitale della Tanzania, ad aiutare il team in loco a implementare il Progetto Aics in risposta alla malnutrizione e metodi di agricoltura sostenibile, nel mezzo di zone remote dove c’è solo una strada e si fanno chilometri per raggiungere una health facility. Fino poi ad arrivare alla gestione, come se ricoprissi il ruolo di project manager, quasi completa di tre progetti attivi sulle isole di Zanzibar (Unguja e Pemba) sul rafforzamento della salute materna e neonatale, anch’esse in zone remote di Zanzibar, che tutti vedono come un’isola felice di vacanza e turistica ma anche lei ha bisogno di ricevere un supporto in aeree remote in campo salute».

Occasioni che hanno permesso a Federica Pizzo di aumentare le sue competenze.

«Con quest’ultima soprattutto, essendo spesso in solitaria sull’isola ed essendo l’interfaccia principale tra Cuamm e il Ministero della Salute Zanzibarino, ho avuto la possibilità di crescere esponenzialmente a livello professionale. Ho capito meglio come lavora veramente il Cuamm e quanto è apprezzato in Tanzania per il bel lavoro che il team fa dal 1968, come ci si approccia con le autorità e come si creano delle relazioni stabili e concrete con le stesse, e allo stesso modo come si organizza la logistica di attività e missioni e soprattutto, sensazione per me più soddisfacente, che sono pronta e “posso farcela da sola”. Ma soprattutto ha confermato i miei interessi e la voglia di lavorare in questi settori – afferma – Inoltre, aver passato questi mesi per lo più tra queste due località, oltre ad avermi dato una visione ampia di tematiche e progetti di diverso tipo, mi ha anche permesso di vedere posti, culture e religioni diverse, aiutandomi a capire molto bene il contesto tanzaniano: Tanzania mainland è per lo più cristiana, mentre Zanzibar è interamente un’isola musulmana».

A Dar invece il lavoro della giovane corbettese è un po’ più «di coordinamento, ma a mio parere sempre dinamico. Ho partecipato in rappresentanza del Cuamm a tanti meeting, conferenze, symposium, gruppi di lavoro tecnici… chi più ne ha più ne metta, con diversi stakeholders e su diverse tematiche. Qui assisto anche l’Hq a Padova con la piattaforma Dhis2, un sistema digitale interno usato per raccogliere, gestire e analizzare i dati sanitari nei Paesi dove l’organizzazione lavora, come la Tanzania, al momento 11 e ho fatto da intermediario con tutti i Focal Point dei vari Paesi per fare in modo che la qualità dei dati raccolti fosse corretta e che possa aiutare il processo decisionale che deve, a oggi, essere basato su dati concreti. Perciò, la mia posizione ha veramente ricoperto tanti ruoli diversi, dal coordinamento progetti, alla ricerca e creazioni di nuovi progetti e budget, all’ambito amministrativo, risorse umane e logistico, dandomi veramente diverse nuove competenze e rafforzando ancora di più quelle esistenti».

La scoperta della cultura e delle tradizioni

Per quanto riguarda la Tanzania in generale, la giovane racconta di essere rimasta «molto stupita: ci sono difficoltà sicuramente e i divari tra chi può e chi no sono ampi, però è davvero un Paese stupendo che sta cercando di svilupparsi sempre di più. Poi è un Paese davvero forte a livello di turismo, ci sono posti spettacolari tra mare, colline, montagne, laghi, fiumi, di tutto veramente. Abbiamo viaggiato tantissimo e visto cose meravigliose – racconta – Per non parlare delle persone, che nonostante il “pole pole” della loro vita, ovvero uno stile di vita più lento e meno frenetico del nostro, sono fantastiche. Infatti sono anche riuscita a creare delle belle amicizie e grazie a queste e al lavoro sul campo, ora posso dire di essere arrivata a un livello intermedio di lingua swahili, sicuramente un’aggiunta a questo bagaglio di viaggio. La cosa che mi piace di più è che qui sono sempre tutti felici, amano la vita, anche se con poco e le difficoltà economiche di alcune famiglie sono grandissime… ma soprattutto ascoltano musica e ballano continuamente prendendo questo “mood” come una “cura a tutto”. Qui infatti direbbero “maisha ni mazuri”, “la vita è bella”, ed è proprio così, la vita è troppo bella per non essere vissuta e il mio principio di come viverla si allinea perfettamente a come sono e per questo mi sono totalmente integrata in comunità».

Il termine dell’esperienza di Federica Pizzo in Africa è previsto a giugno. «Purtroppo siamo ad aprile e sono quasi alla fine di questo fantastico progetto e periodo in Tanzania… Tra due mesi sarò in dirittura d’arrivo a Padova, dove ho cominciato con due settimane di formazione pre-partenza a fine maggio 2025, per concludere e raccontare questa esperienza. Spero davvero che nei prossimi mesi ci siano delle occasioni lavorative che mi portino a rimanere ancora un po’ in questo Paese e se non fosse la Tanzania, sicuramente un altro Paese africano e sempre per rafforzare il rispetto dei diritti umani. “Tanzania, una moyo wangu” (Tanzania you have my heart)», conclude.