IN MISSIONE CON EMERGENCY

Irdi Memaj, medico a Gaza: “Carestia e morte: l’unica priorità è sopravvivere”

Il medico, in missione con Emergency, ha raccontato quanto ha visto e vissuto nel 2025 e 2026. Il suo racconto in occasione dell'inaugurazione della mostra fotografica "La guerra e i diritti negati" visitabile fino al 31 ottobre 2026

Irdi Memaj, medico a Gaza: “Carestia e morte: l’unica priorità è sopravvivere”
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Irdi Memaj, medico di Emergency a Gaza: “Carestia e morte: l’unica priorità è sopravvivere”. Il suo racconto a Canegrate in occasione dell’inaugurazione della mostra fotografica “La guerra e i diritti negati”.

Irdi Memaj, medico a Gaza: “Carestia e morte: l’unica priorità è sopravvivere”

“A Gaza l’unica priorità è sopravvivere. E far sopravvivere i propri cari”. Così Irdi Memaj, medico di Emergency, descrive la situazione nella striscia di Gaza. Lui in quella terra è stato in missione nel 2025 e quest’anno. Il suo racconto lo ha reso la mattina di sabato 17 ottobre 2026, al Polo Catarabia, a Canegrate, in occasione dell’inaugurazione della mostra fotografica “La guerra e i diritti negati”, di Emergency, che documenta in immagini il lavoro della ong a Gaza, Ucraina, Afghanistan e Sudan (sarà visitabile fino al 31 ottobre 2026).
Medico di Emergenza e Urgenza all’ospedale di Bergamo, Memaj ha osservato con i suoi occhi la sofferenza inflitta al popolo palestinese da parte di Israele. “A Gaza, l’unica priorità è sopravvivere – ha raccontato Memaj – Gaza è un fazzoletto di terra che ospita 2.100.000 persone, metà sono bambini. Entrare e uscire è impossibile. Vi è l’area di evacuazione permanente dove vi sono bombardamenti a tappeto, c’è poi l’area umanitaria dove in realtà c’erano bombardamenti anche qui. Gli ordini di evacuazione sono una tortura per la gente. Ho visto bambini malnutriti, c’è una carestia in atto: spesso per i più piccoli non possiamo fare nulla”.
Emergency è presente a Gaza con una clinica di salute primaria: ci sono 40 dipendenti locali che portano cure a pazienti sia acuti che cronici: “I farmaci entrano col contagocce: pensate di dover gestire l’insulina di un paziente diabetico durante una carestia o le ferite infette non avendo il farmaco o l’antibiotico di prima linea ma dover cambiarlo ogni volta perchè gli aiuti non entrano a Gaza – ha ricordato il medico – Quando sono stato a Gaza abbiamo medicato anche feriti di guerra, anche 40 al giorno: la parte più difficile era quando si trattava di bambini”.
Durante le sue missioni, un missile ha centrato e distrutto un’abitazione a fianco di quella in cui viveva Memaj: il bilancio è stato quello di padre, madre e due figli uccisi. “Tornare a casa non è facile – ha spiegato il medico – Si fa fatica a elaborare quello che si è visto e vissuto a Gaza. E’ difficile tornare anche perchè è difficile spiegare cosa sia Gaza: per quanto si provi, è difficile sentirsi capiti. Qui a casa possiamo fare una passeggiata, mangiare un gelato, fare quelle cose che sono semplici senza sentire il ronzio dei droni nè i boati: è bello vivere in un posto sicuro e libero”.
La mente e il cuore sono sempre e comunque in quella terra: “La tregua di fatto non c’è. si sono stati mille morti, i prezzi sono altissimi. C’è rabbia e frustrazione se non si riesce ad aiutare. Non c’è nè cibo nè acqua. Il coraggio? E’ quello dei mie colleghi che abitano là: è rimanere, nonostante tutto”.

Il rapporto delle Nazioni Unite

Memaj ha ricordato il rapporto delle Nazioni unite su Gaza: 67.173 morti, 169.780 feriti, carestia, insicurezza alimentare, 61% degli ospedali distrutto, 91% delle case distrutte o gravemente danneggiate quindi inabitabili, 565 operatori umanitari uccisi, 1.700 operatori sanitari morti, 252 giornalisti trucidati, 290mila bambini malnutriti. “Mi sento ribollire – ha affermato il medico – Ripenso alle storie dei miei colleghi di Gaza, ai pazienti feriti, ai bambini malnutriti, alle ferite da esplosione, agli amputati, alle tende polverose, agli scheletri, alle macchine crivellate, ai carretti trainati da asini sfiniti”.

Le parole dell’assessore

“Siamo contenti che Emergency entrerà a far parte della nostra Consulta culturale e del volontariato – le parole dell’assessora alla Cultura Sara Lurago – Siamo stati il primo Comune della zona ad aver aderito alla campagna Ripudia e siamo stati uno dei primi 160 Comuni d’Italia ad aderire all’Obiezione di coscienza alla guerra”. “Come Emergency siamo impegnati per diffondere una cultura di pace e rispetto dei diritti umani e per dire no a ogni forma di guerra” ha ricordato Anna Mestriner dell’ong.
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