Aveva lavorato per diversi anni all’ospedale di Legnano, dove era stato tecnico di fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione cardiovascolare, fino al pensionamento nel 2022. C’è anche un legame con il territorio legnanese nella tragica vicenda dell’incidente aereo avvenuto giovedì 29 ottobre in Bosnia-Erzegovina, dove un elicottero CH-47 dell’Esercito Italiano è precipitato nei pressi di Brčko, provocando la morte di quattro persone. Tra le vittime c’è Franco Adriano Zecchillo, 65 anni, tenente del Corpo Militare Volontario della Croce Rossa Italiana, milanese, che aveva dedicato oltre quarant’anni alla sanità.
Classe 1961, Zecchillo era tenente della Croce Rossa dal 1990 e apparteneva al III Centro di Mobilitazione di Milano. Alla lunga esperienza clinica aveva affiancato un’intensa attività accademica: all’Università degli Studi dell’Insubria aveva tenuto corsi, tra cui quello di Metodi e tecniche di ecocardiografia nell’ambito del corso di laurea in Tecniche di fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione cardiovascolare, ed era stato relatore di numerose tesi di laurea. Autore di pubblicazioni scientifiche, aveva continuato a impegnarsi anche dopo il pensionamento, nell’ambito ordinistico e nel volontariato.
Il ricordo dei colleghi dell’ospedale di Legnano
A esprimere il cordoglio per la sua scomparsa è anche la Direzione strategica dell’Asst Ovest Milanese, che si è unita al dolore della famiglia ricordando il servizio prestato da Zecchillo all’ospedale di Legnano fino al 2022. Un ricordo particolare è arrivato dal dottor Germano Di Credico, direttore del Dipartimento cardiovascolare dell’azienda e primario di cardiochirurgia.
«Franco era un collega molto stimato, una presenza costante e attiva nel team che ha visto nascere la nostra cardiochirurgia. Amava profondamente la sua professione e con passione ha svolto anche ruoli di coordinamento e attività di formazione. Insieme abbiamo lavorato per oltre 25 anni».
Di Credico ne ricorda anche la dedizione al volontariato: «Desidero ricordare la sua grande dedizione al volontariato, al quale dedicava da sempre il proprio tempo libero. A nome di tutti i colleghi, mi associo al cordoglio della direzione dell’azienda».
Nell’incidente ha perso la vita anche la sergente CRI Laura Procacci, 32 anni, appartenente al IX Centro di Mobilitazione di Roma. Laureanda in Medicina e Chirurgia all’Università La Sapienza, era specializzata nella gestione del paziente critico e della traumatologia. Aveva conseguito diverse qualifiche nel soccorso, tra cui quelle di soccorritrice TSSA, operatrice Mine Risk Education e operatrice Forward Medevac.
La formazione per le evacuazioni sanitarie
Entrambi avevano partecipato ai percorsi addestrativi pre-impiego per l’operazione EUFOR Althea a Sarajevo e alle attività di formazione nel settore della Medical Evacuation (MEDEVAC), dedicato all’evacuazione sanitaria dei feriti. Lo scorso luglio avevano completato con successo il 39° Corso MEDEVAC, conseguendo l’abilitazione specialistica per operare negli assetti di evacuazione sanitaria.
L’addestramento del personale CRI destinato alle missioni internazionali si svolge al Centro di Formazione AVES di Viterbo e comprende lezioni teoriche, esercitazioni pratiche e periodi di integrazione operativa con le Forze Armate, fino a prove complesse anche in scenari notturni.
Attualmente la Croce Rossa Italiana garantisce la propria presenza in Bosnia-Erzegovina nell’ambito della missione EUFOR Althea con due team sanitari, avvicendati in turni di trenta giorni: uno a supporto della struttura ROLE 1 nella base di Butmir e un altro dedicato alla Medical Evacuation a sostegno della componente aerea.
Il ricordo dell’Università dell’Insubria
A ricordare Zecchillo è anche l’Università degli Studi dell’Insubria, attraverso le parole del professor Roberto De Ponti, ordinario di Malattie dell’apparato cardiovascolare e direttore della Cardiologia 1 dell’Asst Sette Laghi di Varese, intervenuto a nome della comunità accademica e della rettrice Maria Cristina Pierro.
«Apprendiamo con sorpresa e sgomento la prematura scomparsa di Franco Zecchillo a seguito dell’incidente aereo in Bosnia. Franco era un tecnico di fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione cardiovascolare, una professione spesso poco conosciuta. Aveva dedicato la sua vita al lavoro di tecnico perfusionista nella sala operatoria di cardiochirurgia, gestendo la circolazione extracorporea attraverso una macchina che mantiene in vita il paziente durante gli interventi cardiochirurgici, quando il cuore viene fermato».
De Ponti ne sottolinea anche il contributo alla formazione di tanti giovani professionisti: «Per anni aveva insegnato con dedizione e passione nel nostro ateneo, nell’ambito del corso di Metodi e tecniche di ecocardiografia del corso di laurea in Tecniche di fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione cardiovascolare. Con la sua esperienza e le sue competenze aveva formato generazioni di studenti, contribuendo a estendere l’impiego del tecnico perfusionista anche in ambito diagnostico cardiologico, in risposta alle esigenze del mondo sanitario».
«Amato dagli studenti, era per loro anche un punto di riferimento nell’orientamento durante il percorso universitario. Il pensionamento non aveva fermato il suo spirito attivo: aveva continuato a impegnarsi in ambito ordinistico e nel volontariato con la Croce Rossa Italiana. Il destino ha voluto che proprio in quest’ultimo ambito la sua vita avesse una tragica conclusione. La sua scomparsa prematura non cancellerà il ricordo di una persona che è stata riferimento e guida per tanti ex studenti, oggi professionisti e a loro volta docenti, né la stima di tutto il corpo docente e la gratitudine per il servizio che Franco ha svolto per il nostro ateneo», conclude De Ponti.