Un dolore improvviso che si trasforma in un gesto concreto, capace di lasciare un segno duraturo nella comunità. In pochi giorni, la città si è stretta attorno al ricordo di Stefano Ortenzi, per tutti «Teto», scomparso giovedì 9 aprile a 58 anni a causa di un arresto cardiaco, dando vita a una gara di solidarietà che ha superato ogni aspettativa.
«Per Teto: un cuore che continua a battere per gli altri»
La morte del legnanese, avvenuta dopo un malore mentre pedalava in Valle Olona, ha lasciato un vuoto profondo nella sua famiglia – la moglie Vita, i figli Samuele e Alessio, la sorella Paola – e in tutti coloro che lo conoscevano. Ma proprio da quella perdita è nato qualcosa che guarda avanti. La raccolta fondi lanciata su GoFundMe da un gruppo di genitori del basket frequentato dai figli – intitolata «Per Teto: un cuore che continua a battere per gli altri» – si chiuderà domani, domenica 19 aprile. E i numeri raccontano già una storia straordinaria: al momento sono stati donati 12.610 euro, a un passo dall’obiettivo finale fissato a 14mila euro.
Partita con un traguardo iniziale di 3mila euro per l’acquisto di un solo defibrillatore, la campagna ha rapidamente superato ogni previsione. Oggi, infatti, saranno quattro i dispositivi salvavita che verranno installati sul territorio, grazie al contributo di oltre 250 donatori.
Spiegano gli organizzatori:
«Stefano, per tutti noi “Teto”, era un padre presente, una persona positiva e sempre disponibile con tutti. La sua scomparsa improvvisa lascia un grande vuoto, ma vogliamo trasformare il suo ricordo in un gesto concreto perché il cuore di Teto ha sempre battuto per gli altri. E vogliamo che continui a farlo».
«Stefano meritava qualcosa che rimasse e parlasse di lui»
Daniela Dabergami, promotrice della raccolta insieme a Vanessa Vidale, racconta:
«Ho conosciuto Stefano tramite mio figlio, che ha fatto basket con i suoi figli al Legnano Basket Knights. Ci si vedeva al sabato agli allenamenti, si condivideva qualche pizzata: c’è stato subito un bel feeling con lui e con sua moglie Vita, due belle persone, e i suoi figli deliziosi».
Il ricordo si intreccia al dolore per una perdita difficile da accettare:
«Quando abbiamo ricevuto la notizia terribile – perché era troppo giovane per morire, perché era una persona sportiva, un appassionato ciclista, perché si era appena sottoposto a una visita medica ed era tutto in regola – con le altre mamme del basket abbiamo pensato subito di fare qualcosa per ricordarlo. Con Vanessa abbiamo valutato i fiori. Ma poi ci siamo dette che Stefano meritava altro, qualcosa che rimanesse, che parlasse di lui a lungo, anche a chi non lo conosceva».
«Partiti con un obiettivo piccolo, siamo stati travolti»
Da qui la scelta di sostenere l’associazione Sessantamilavitedasalvare, impegnata da anni nella diffusione della cultura della defibrillazione precoce.
«Mi ha colpito molto una loro iniziativa, “Lo spettacolo del cuore”, andata in scena a fine gennaio al Teatro Tirinnanzi: un modo innovativo per parlare di prevenzione cardiovascolare e costruire comunità più consapevoli e sicure. Conosco da anni il neopresidente Luca Cantarella e l’ho contattato per dirgli che volevamo fare qualcosa per ricordare Teto. Una volta scelta la piattaforma di crowdfunding, siamo partiti con un obiettivo piccolo, poi siamo stati travolti: tante, tantissime persone hanno donato. Molte probabilmente non conoscevano nemmeno Stefano, ma hanno apprezzato le finalità dell’iniziativa».
«Riusciremo a installare quattro defibrillatori sul territorio»
Un’ondata di solidarietà che ha portato a risultati impensabili:
«In pochi giorni abbiamo quadruplicato l’obiettivo. Riusciremo a installare quattro defibrillatori: è incredibile, mi fa venire i brividi. E non finisce qui. Possiamo fare un sacco di progetti. Ci piacerebbe coinvolgere l’Istituto Bernocchi di Legnano, dove Stefano e i suoi figli hanno studiato, in iniziative sulla prevenzione cardiovascolare. E magari organizzare un giorno una Cup Dae di basket qui in città. Da cosa nasce cosa».
Un entusiasmo che convive con il dolore:
«È una cosa da brividi davvero: vedere quante cose buone possono nascere da una perdita così grande».
Un’iniziativa che ha saputo mobilitare l’intera comunità, ben oltre la cerchia degli amici e delle famiglie coinvolte nello sport. Donatori di ogni età, dai 15 agli 85 anni, hanno contribuito a un progetto che unisce memoria e prevenzione, solidarietà e responsabilità civica.
«Ancora più importante sarà la formazione»
Cristoforo Lapuca, vicepresidente dell’associazione Sessantamilavitedasalvare, sottolinea:
«In pochi giorni abbiamo visto una comunità intera unirsi per trasformare un momento di grande dolore in un gesto utile per tutti. Questi defibrillatori saranno strumenti fondamentali, ma ancora più importante sarà la formazione: sapere come intervenire può davvero salvare una vita».
Accanto all’installazione dei Dae, infatti, sono previsti corsi aperti alla cittadinanza, tenuti da formatori certificati, per insegnare le manovre di primo soccorso e l’utilizzo dei dispositivi. Un passaggio decisivo, perché la presenza di un defibrillatore può fare la differenza solo se qualcuno è in grado di usarlo tempestivamente.
Le postazioni saranno distribuite in punti strategici della città: una nel quartiere di residenza di Ortenzi, le altre in aree considerate più scoperte. È inoltre prevista la possibilità, per cittadini e amministratori di condominio, di «adottare» un defibrillatore e candidare il proprio stabile come luogo di installazione.
Intanto, nelle ultime ore prima della chiusura, la raccolta fondi continua a crescere. Un progetto che unisce memoria e futuro, dolore e responsabilità collettiva. «Il bene che fai oggi vive per sempre nel cuore degli altri», scrivono i promotori della raccolta. E a Legnano, oggi, quel cuore continua davvero a battere.