polemica

“Giù le mani da Alberto da Giussano”

Attacco frontale di Silvia Scurati (Lega) e Christian Garavaglia (Fdi) agli organizzatori

“Giù le mani da Alberto da Giussano”
Passano i giorni e più che placarsi, aumenta di tono la polemica sul Legnano Pride in programma il 13 settembre. Al centro del contendere la scelta degli organizzatori di scegliere tra i simboli anche Alberto da Giussano

La polemica

Dopo il botta e risposta tra l’ex candidato sindaco del Centrodestra Mario Almici e il team degli organizzatori, ora la questione è arrivata fino a Palazzo Lombardia
La prima a intervenir è stata la consigliera regionale della Lega Silvia Scurati che non ha particolarmente apprezzato l’uso nel logo della manifestazione di Alberto da Giussano.
«Alberto da Giussano è un simbolo storico di Legnano, della Lombardia, della nostra identità e nonché della Lega e non può essere ridicolizzato nel logo del Legnano Pride.  Esiste un limite tra il diritto di manifestare e la provocazione gratuita. Chi parla continuamente di rispetto dovrebbe essere il primo a dimostrarlo verso la storia, le tradizioni e i simboli del territorio nei quali si riconosce una comunità. A Legnano il Guerriero rappresenta secoli di storia e un’identità ancora profondamente sentita. La libertà di esprimere le proprie idee non dà il diritto di banalizzare e ridicolizzare i simboli storici. Questa operazione è una provocazione inutile e di pessimo gusto».
 Dello stesso tenore le dichiarazioni di Christian Garavaglia, capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale della Lombardia

“È curioso che proprio in questi giorni Giuseppe Conte abbia aperto, da sinistra, una riflessione molto critica sugli eccessi della cultura woke, definendola una sorta di ‘religione morale autoreferenziale’ e sostenendo che non possa rappresentare l’ossatura ideologica di una forza progressista. Una riflessione che ha aperto un vero e proprio dibattito nel campo largo e che, evidentemente, dovrebbe far riflettere anche chi governa le nostre città. Il problema, sia chiaro, non è il diritto di manifestare, che nessuno mette in discussione. Il problema è un altro: è l’eccesso carnevalesco che caratterizza questa manifestazione che ha tra le sue consuetudini l’attacco e insulto verso gli avversari politici. Alberto da Giussano non è un personaggio qualsiasi da utilizzare come elemento grafico per una campagna di comunicazione. È una figura profondamente radicata nell’identità e nella storia di Legnano, un simbolo che appartiene alla memoria collettiva della città. Per questo trovo francamente sorprendente che si possa pensare di arruolare il Guerriero nella comunicazione del Pride, come se la storia di Legnano potesse essere piegata e strumentalizzata a piacere”.

Christian Garavaglia, capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale