L'iniziativa

Fondazione Piatti: consegnati gli attestati del "Progetto Falinks"

Un percorso riabilitativo dedicato ai bambini con autismo del Centro Mafalda Luce di Milano e basato sull'atletica leggera

Fondazione Piatti: consegnati gli attestati del "Progetto Falinks"
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Il progetto, avviato a gennaio, si è concluso giovedì 30 giugno con la consegna degli attestati alla squadra al termine di un mese di sfide e grandi emozioni condivise: la festa sociale con Milano Atletica, le gare aperte ai genitori e il meritato premio consegnato ai “Falinks”.

Fondazione Piatti: consegnati gli attestati del "Progetto Falinks"

Il percorso ha visto protagonisti sette bambini del centro Mafalda Luce di Milano tra gli 8 e gli 11 anni con l’obiettivo di introdurli alla quotidianità al di fuori del centro e alla socializzazione con i compagni di squadra, ma anche per sviluppare nuove competenze motorie, di coordinazione, di organizzazione e di pianificazione.

"Infatti – racconta Anna Ferrari, educatrice presso il Centro Mafalda Luce di Milano e responsabile del progetto – il progetto ambiva a supportare lo sviluppo globale dei nostri bambini in continuità con le attività riabilitative in essere “accompagnandoli” nello sviluppo di nuove autonomie: via via, hanno quindi imparato il percorso per arrivare allo stadio, la gestione dei tempi nello spogliatoio, per poi finalmente passare all’attività motoria: ben 14 lezioni tra corsa, salto in lungo, staffetta, lancio del vortex, resistenza, velocità e corsa a ostacoli. I risultati, a sei mesi di distanza, hanno però superato le nostre aspettative, e ancor più quelle dei genitori!".

L’autismo si associa, infatti, a disturbi della coordinazione motoria e attività come l’atletica leggera permettono di lavorare su tutti quegli elementi di pianificazione e organizzazione motoria spendibili e utili nel quotidiano del bambino, ma l’esito educativo non era scontato.

“Il profilo del disturbo dello spettro autistico – spiega Ferrari – per definizione deriva da un deficit di interazione sociocomunicativa, per questo abbiamo inserito i bambini in un contesto ludico ricreativo che gli permettesse di gestire la propria attività sportiva senza l’ansia sociale derivata dall’intesa di uno sport di “squadra” pur mantenendo un contesto di gruppo nei momenti di attesa o in discipline come la staffetta così da relazionarsi tra loro. Una scommessa più che vinta, perché nei mesi è stato gruppo stesso, già consolidatosi all’interno del percorso riabilitativo quotidiano, a fare da mediatore rispetto all’esterno fungendo da potente rinforzo sociale e ‘contenitore emotivo’, non l’educatore”.

Come già ben rappresentato dal Pokemon, che i bimbi hanno scelto come nome e “alfiere” della propria squadra, le relazioni di fiducia costruite tra loro negli anni, gli hanno permesso di affrontare con serenità e come una scoperta gli imprevisti che via via si presentavano in un contesto diverso: come il temporale improvviso da cui ci si è dovuti “nascondere” e che, contrariamente a quanto si aspettavano i genitori al rientro, li ha trovati sorridenti e divertiti dalla piccola disavventura.

“Abbiamo scelto il nome Falinks perché è fatto da diverse parti e fanno tantissimo lavoro di squadra per vincere. Anche noi vogliamo fare così!”, hanno raccontato.

La squadra Falinks infatti non solo si è distinta per il livello di prestazioni atletiche portando a termine con successo tutte le gare in un ambiente completamente nuovo, “neurotipico” e affollatissimo, ma anche per i risultati in termini educativi ed abilitativi: i bimbi, che spesso presentano difficoltà ad affrontare il vinco/perdo in contesti performativi, hanno vissuto le competizioni con le altre squadre in senso positivo, accogliendole come occasione per migliorarsi e trasmettendo questo entusiasmo anche a casa durante tutto il percorso.

Un messaggio, quello di comprendere di poter “essere parte di” e fuori da un contesto sanitario che è stato il cuore pulsante del progetto, anche e soprattutto per le famiglie e che è arrivato forte e chiaro “dagli spalti” come racconta Ferrari:

“L’alleanza con le nostre famiglie è stata massima dall’avvio delle attività alla giornata della gara dove nonostante il sabato, le difficoltà lavorative, abbiamo ritrovato tutte le mamme e papà tutti di
diverse culture, unite a fare il tifo per la nostra squadra”.

In fase di raccolta gli esiti del questionario finale di valutazione degli obiettivi del percorso e che saranno disponibili in autunno, rispetto cui però è già stato possibile rilevare grazie all’osservazione diretta dell’équipe e delle famiglie, un’importante riduzione delle stereotipie nelle ore successive agli allenamenti.

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