Il progetto

Federica Pizzo con L’Africa Chiama in Zambia

Nuova esperienza professionale e formativa nel continente africano per la giovane corbettese di 27 anni

Federica Pizzo con L’Africa Chiama in Zambia
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Dopo l’esperienza in Tanzania si era ripromessa di trovare nuove occasioni formative e professionali per tornare in Africa e così è stato. Federica Pizzo, corbettese di 27 anni, è da qualche settimana in Zambia per un nuovo progetto.

Il percorso formativo e l’esperienza in Tanzania

«Il mio percorso accademico e professionale è stato guidato da un interesse costante per le crisi internazionali, le loro conseguenze sulle popolazioni civili e i meccanismi necessari per proteggere le persone più vulnerabili ed è proseguito con la formazione di laurea triennale in Lingue per le relazioni internazionali all’Università Cattolica e la laurea magistrale in International Security Studies tra il Sant’Anna di Pisa e l’Università di Trento, l’esperienza presso il Dipartimento delle Operazioni di Pace delle Nazioni Unite a New York, che mi ha permesso di approfondire il tema della Protection of Civilians e l’esperienza in missione permanente italiana che mi ha permesso di approfondire le tematiche legate al settore umanitario come lotta contro l’insicurezza alimentare, il cambiamento climatico e la risoluzione-risposta a crisi e conflitti emergenziali – racconta la giovane – L’esperienza in cooperazione e sviluppo è iniziata con Medici con l’Africa CUAMM in Tanzania, dove ho lavorato nel coordinamento di progetti come Assistente capo Paese, confrontandomi direttamente con le dinamiche della cooperazione sul campo e permettendomi di iniziare ad avvicinarmi alla dimensione operativa della cooperazione internazionale, comprendendo meglio il ruolo del coordinamento, delle istituzioni locali e delle organizzazioni impegnate sul campo».

Il progetto in Zambia

Ora la nuova esperienza in Zambia, tra emergenza, resilienza e prospettive future. «Oggi lavoro a Lusaka come Project Manager per L’Africa Chiama, per il progetto “Aim Zambia – Azione integrata per mitigare gli effetti del cambiamento climatico sulle comunità più vulnerabili in Zambia”, finanziato dall’Agenzia italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (Aics), che interviene sulle conseguenze del cambiamento climatico per le comunità più vulnerabili – spiega Federica Pizzo – Il progetto si inserisce nell’ambito degli interventi di emergenza e affronta sfide che riguardano direttamente la sicurezza alimentare e la capacità delle comunità di rispondere agli shock climatici nelle aree di Lusaka e nelle zone più remote, come i distretti di Mumbwa e Chibombo. Per me questa esperienza rappresenta un’opportunità per mettere in relazione la dimensione umanitaria con una prospettiva di più lungo periodo. Anche quando l’obiettivo immediato è rispondere a una situazione di emergenza, è importante comprendere le fragilità che l’hanno determinata e considerare come gli interventi possano sostenere la resilienza delle comunità.  Inoltre, il ruolo di Project Manager in Zambia rappresenta per me un tassello fondamentale nel mio percorso professionale e una naturale evoluzione dell’esperienza maturata in Tanzania con Medici con l’Africa Cuamm, permettendomi di consolidare le competenze di coordinamento e gestione progettuale e di approfondire il legame tra risposta alle emergenze, protezione delle persone più vulnerabili e sostenibilità degli interventi nel lungo periodo».

L’Africa Chiama

L’Africa Chiama, è un’organizzazione non profit nata a Fano, nelle Marche, che «promuove iniziative di cooperazione internazionale e solidarietà in collaborazione con realtà locali – prosegue la corbettese – In Zambia, l’organizzazione lavora insieme alla controparte locale Africa Call Organisation nei settori dell’educazione, salute e agricoltura focalizzandosi sull’inclusione delle persone più vulnerabili, soprattutto per coloro che sono affetti da delle disabilità. La collaborazione con i partner sul territorio è un elemento importante per sviluppare interventi che rispondano ai bisogni delle comunità e valorizzino le competenze locali». La giovane tiene a sottolineare come «organizzazioni nate nel territorio italiano possano costruire legami di cooperazione internazionale e contribuire a rispondere a sfide globali».

Assistenza umanitaria e sviluppo sostenibile

Un tema importante per Federica Pizzo è anche «il rapporto tra risposta umanitaria e sviluppo sostenibile. L’assistenza umanitaria è essenziale per rispondere ai bisogni immediati delle persone colpite da crisi, conflitti e catastrofi – afferma – Tuttavia, credo sia altrettanto importante interrogarsi su come questi interventi possano contribuire a ridurre le vulnerabilità nel lungo periodo. Questo significa considerare anche la sicurezza alimentare, il cambiamento climatico, l’accesso ai servizi essenziali e il rafforzamento delle capacità locali. Motivo per il quale il mio percorso è interdisciplinare ed è in questa prospettiva che si inserisce il mio interesse per Humanitarian-Development-Peace Nexus (Hdp Nexus), un approccio che promuove una maggiore coerenza tra azione umanitaria, sviluppo e costruzione della pace e che si lega alla tematica della protezione dei civili nei conflitti armati».

Il passaggio dalla Tanzania allo Zambia «non è per me soltanto un cambiamento geografico o professionale, ma una nuova tappa di un percorso che continua a evolversi – racconta – Gli studi mi hanno fornito gli strumenti per comprendere le crisi e il quadro della protezione internazionale; le esperienze professionali mi hanno permesso di confrontarmi con le sfide concrete della cooperazione sul campo. Oggi vorrei continuare a integrare queste competenze, approfondendo il rapporto tra emergenza, protezione e sviluppo sostenibile. La mia aspirazione è contribuire a una cooperazione capace di rispondere con efficacia ai bisogni immediati, senza perdere di vista il futuro delle persone e delle comunità coinvolte».