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Famiglia rapita in Mali, i tre vivevano in Brianza

Rocco Langone e la moglie Donatella Caivano erano residenti a Triuggio. Il figlio Giovanni a Lissone: da tempo vivevano nello stato africano come Testimoni di Geova

Famiglia rapita in Mali, i tre vivevano in Brianza
Attualità 21 Maggio 2022 ore 09:02

Una famiglia italiana residente in Brianza, ma da qualche tempo trasferitasi a vivere nel Mali è stata rapita da un gruppo di jihadisti.

Padre, madre e figlio vivevano in Mali da tempo

Secondo quanto hanno riferito le principali agenzie di stampa internazionali, il rapimento dei tre - padre, madre e figlio - sarebbe avvenuto giovedì nel villaggio di Sinzina, nella regione di Sikasso nel sud est del Mali, a una decina di chilometri da Koutiala, cittadina situata a circa 100 chilometri dal confine con il Burkina Faso. Insieme a loro i banditi hanno preso un altro uomo -  amico della famiglia, originario del Togo.

I tre italiani rapiti nella loro casa in Mali da un gruppo armato composto da quattro persone arrivato a bordo di un pick-up Toyota sono Rocco Antonio Langone, classe 1958 e la moglie Maria Donata Caivano, classe 1960, originaria di Ruoti,  che si erano trasferiti in Brianza a Triuggio - dove risultano residenti - circa una quarantina di anni fa, per motivi di lavoro.

La coppia aveva lasciato ormai da qualche tempo Triuggio per raggiungere in Africa il figlio Giovanni, 42 anni, che invece risulta residente a Lissone, anche lui partito da solo tanti anni fa come volontario dei Testimoni di Geova con l'obbiettivo di potere aprire una Sala del Regno in piena savana, a Sincina, 300 chilometri a sud della capitale Bamako, dove la famiglia si sentiva al sicuro.

I Langone - che non erano neanche registrati all’anagrafe degli italiani residenti all’estero (Aire) - si trovavano da tempo nello Stato dell'Africa occidentale tanto da essersi quasi integrati con la popolazione. Avevano preso un secondo cognome, Koulibaly, e, pare, anche la doppia cittadinanza, secondo quando riferisce anche il Corriere della Sera. I tre, come detto, erano Testimoni di Geova, ma nel paese africano - ha specificato la congregazione - si trovavano per motivi personali.

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