---
Il punto giuridico sollevato dal sindaco è corretto: un Ordine del Giorno non può sospendere un procedimento conforme al PGT vigente. Ma la discussione sulla moratoria rischia di far passare in secondo piano un problema più concreto, che riguarda la proprietà privata più che l'urbanistica.
Quando un terreno viene individuato — dal Comune o dalla Regione — come "compatibile" o "prioritario" per un data center, il suo valore di mercato cambia in modo repentino, per effetto di una domanda esterna (operatori, fondi) che nulla ha a che fare con l'uso storico del fondo o con investimenti fatti dal proprietario. Chi vende in quel momento realizza una plusvalenza enorme, "creata" da una scelta amministrativa; chi non vende, o è proprietario di un terreno confinante non incluso, si trova con gli effetti collaterali (consumo di suolo, pressione su reti elettriche e idriche) senza alcuna compensazione.
La nuova L.R. 11/2026 introduce strumenti di perequazione e compensazione, ma solo per gli impianti sopra i 10 MW e con criteri attuativi ancora demandati a una delibera di Giunta regionale. Per tutto il resto — la gran parte dei casi comunali come Cornaredo — la valutazione di cosa sia "compatibile" resta in capo a tecnici comunali e amministratori locali, senza un criterio oggettivo e trasparente che tuteli il proprietario privato da decisioni che ne modificano il valore patrimoniale dall'oggi al domani.
Prima ancora di discutere se fermare o meno i procedimenti, servirebbe chiarezza su questo: chi decide il valore economico generato da una riqualificazione urbanistica, e con quali criteri verificabili — non lasciato alla discrezionalità del singolo tecnico o della singola giunta.
---