Si chiama Teranga, che in wolof significa accoglienza, ed è un progetto che prova a costruire un percorso diverso per chi dal Senegal guarda all’Italia.
Dalla formazione in Senegal al lavoro in Lombardia
Non solo l’arrivo, ma una preparazione che comincia nel Paese d’origine e mette insieme formazione, lavoro e integrazione. Il progetto è promosso da Ial Lombardia, che ne è capofila, insieme a Cisl, Fnp e Anolf Sondrio e Lombardia e ad altri partner locali. Sono otto i giovani coinvolti, tra i 23 e i 36 anni, che stanno completando in Senegal un percorso formativo al termine del quale alcune aziende lombarde che hanno aderito all’iniziativa li attendono per l’inserimento lavorativo. Per loro è previsto un contratto della durata di un anno.
L’obiettivo è costruire un modello di inserimento che non inizi con l’arrivo in Italia, ma prima della partenza. Il percorso comprende l’insegnamento della lingua italiana, il lessico tecnico, l’educazione civica, la sicurezza e la formazione professionale, fornendo ai partecipanti strumenti utili per affrontare il successivo ingresso nel contesto lavorativo e sociale italiano.
In Senegal anche i formatori lombardi
In queste settimane il progetto sta entrando nel vivo. In Senegal sono presenti Carlo Motta, pensionato e storico coordinatore delle sedi Ial di Legnano e Saronno, e Alba Rapella, docente di italiano di Morbegno, oggi in pensione ed ex docente Cpia. Con loro partecipa alle attività anche Federico Putelli, docente di italiano residente in Senegal. Nelle prossime settimane il gruppo sarà affiancato da Gilberto Marchese, docente dell’area tecnico-professionale ed ex delegato Fim, da Ileana Soana, area manager di Ial Lombardia, e da Cheikh Lo, presidente di Anolf Sondrio. La presenza diretta in Senegal è uno degli elementi centrali di Teranga: consente di seguire il percorso formativo, monitorarne l’andamento e mantenere il collegamento tra la preparazione svolta nel Paese d’origine e il successivo inserimento in Lombardia.

Il viaggio in bicicletta di Carlo Motta
Per Motta, però, il progetto Teranga sarà anche l’occasione per unire formazione e viaggio. Dal 12 settembre al 15 ottobre sarà infatti in Africa, tra Senegal e Gambia, per partecipare a due progetti solidali. Sarà il suo quinto viaggio in bicicletta nel continente. Per le prime due settimane ha collaborato all’insegnamento della lingua italiana e della cultura civica e del lavoro nell’ambito di Teranga. Poi è salito in sella per un percorso di circa 1.300 chilometri tra Senegal e Gambia. Un viaggio che, come quelli precedenti, è stato organizzato in autonomia, senza intermediari professionali, e che ha anche una finalità concreta: al termine del percorso la bicicletta, fornita da Insubria Sport, società ciclistica di Cuggiono, sarà lasciata al Centro di formazione di Mbao, dove potrà essere utilizzata da un ragazzo che abita lontano dalla scuola per favorirne la frequenza.
Dopo la formazione, l’inserimento in azienda
Il progetto parte da un’esigenza concreta delle imprese, che hanno bisogno di personale, e prova contemporaneamente a creare un percorso di inclusione lavorativa e sociale per i giovani coinvolti. La formazione prima della partenza punta così a rendere più consapevole e preparato l’ingresso in Italia, anche attraverso gli strumenti linguistici e culturali necessari per affrontare un nuovo contesto. È un’impostazione che guarda anche alle rotte migratorie irregolari che dal Senegal e dal Gambia attraversano l’Atlantico verso le Canarie, una delle tratte più pericolose percorse da chi cerca di raggiungere l’Europa. Teranga prova a costruire un’alternativa fatta di formazione, lavoro regolare e accompagnamento, mettendo in relazione le necessità delle aziende con un percorso di accoglienza e integrazione.
Un pozzo per le donne di Sourou
Il viaggio di Motta è legato anche a un secondo progetto solidale: «Acqua per Sourou – Il pozzo delle donne». L’obiettivo è raccogliere 1.300 euro per realizzare un pozzo destinato all’irrigazione degli orti di 45 donne del villaggio di Sourou, nel comune di Toubacouta, nella regione di Fatick, nell’area del Sine-Saloum. Le donne coltivano cipolle, pomodori, peperoni, insalata e altri ortaggi, destinati in parte al consumo delle famiglie e in parte alla vendita. L’acqua oggi disponibile non è sufficiente per soddisfare le necessità di tutte. La realizzazione del pozzo, che richiederà circa 45 giorni, permetterebbe quindi di rendere più stabile la produzione e di sostenere il reddito delle famiglie. La campagna di raccolta fondi è stata avviata sulla piattaforma GoFundMe e il riferimento italiano del progetto è Anolf Sondrio. L’idea di Motta è semplice: un euro per ogni chilometro dei 1.300 che percorrerà in bicicletta per contribuire a portare l’acqua agli orti delle donne di Sourou.
Il progetto sarà presentato a Morbegno
Teranga proseguirà nei prossimi mesi con ulteriori attività di formazione e monitoraggio. Un primo momento pubblico di approfondimento è previsto nella seconda metà di novembre, in occasione dell’inaugurazione della nuova sede di Ial Morbegno. È prevista una tavola rotonda con rappresentanti delle istituzioni, del mondo della formazione e delle imprese, fortemente voluta da Paola Colombo, direttrice della sede di Morbegno e area manager di Ial, nonché esperta di politiche attive del lavoro. Sarà l’occasione per entrare nel dettaglio del progetto, raccontare l’esperienza maturata in Senegal e confrontarsi sul ruolo della formazione come strumento di integrazione e come risposta ai fabbisogni del mercato del lavoro.