Martedì si è tenuto un nuovo e importante incontro istituzionale al Mimit (Ministero delle Imprese e del Made in Italy) per affrontare la crisi del gruppo Bcs, storico marchio di macchine agricole con sedi produttive anche nell’area milanese ad Abbiategrasso , Cusago e Luzzara (Reggio Emilia). Al centro del tavolo ministeriale vi sono la valutazione dei potenziali acquirenti e la verifica dei piani industriali per tutelare i siti e i livelli occupazionali. Sono quasi 500 i posti di lavori a rischio.
Cruciale l’incontro dell’11 agosto
L’incontro del 4 agosto non ha portato buone notizie, si è risolto in un nulla di fatto, anzi si torna da Roma con un ultimatum. La crisi della Bcs, con un debito di oltre 40 milione di euro sembra essere arrivata al capolinea . Spartiacque una data: l’11 agosto è il termine ultimo per presentare, da parte della proprietà una reale proposta di piano ri rilancio industriale concreto.
Emerge delusione e disappunto dall’incontro al Mimit di martedì. Una nota sindacale sottolinea come le parti sociali:
“Esprimiamo un giudizio di estrema gravità sulle gestione del tavolo di crisi che si è tenuto il 4 agosto al Mimit. Ancora una volta – sottolineano – la proprietà e i suoi advisor si sono presentati senza un piano industriale in grado di rilanciare le attività del Gruppo Bcs. Durante l’incontro anche i rappresentanti del ministero ha espresso una durissima critica verso i vertici aziendali”.
Le organizzazioni sindacali hanno quindi ribadito con forza che:
“Senza una soluzione industriale concreta, l’azienda debba essere messa sotto protezione attraverso l’Amministrazione straordinaria”.
L’impegno della proprietà
Da parte sua la proprietà ha chiesto di aggiornare l’incontro all’11 agosto quando l’azienda si è formalmente impegnata a presentare un piano industriale di rilancio e a rendere nota l’identità dei nuovi partner. Giorni decisivi per il futuro di 500 lavoratori.
“Riteniamo l’11 agosto un termine perentorio non prorogabile – concludono le parti sociali – In assenza di chiare e trasparenti e vincolanti, chiediamo che l’azienda debba procedere ad attivare tutte le procedure concorsuali pubbliche (amministrazione straordinaria) per sottrarre il Gruppo all’attuale gestione e consentire la gestione diretta del Ministero”.
La situazione della Bcs resta estremamente complessa, gravata da un debito complessivo superiore ai 40 milioni di euro. La ricerca di un acquirente ha subito una brusca frenata a maggio, quando è improvvisamente sfumata una trattativa avanzata con un importante fondo d’investimento estero , innescando lo stato di agitazione dei dipendenti. Nonostante questo stop, il valore strategico del marchio sul mercato della meccanizzazione agricola rimane intatto. Le prossime ore saranno decisive per definire il futuro dei 500 lavoratori delle tre sedi e capire il reale impegno della proprietà nel dirimere una situazione complicata con la soluzione più favorevole.